Archive for luglio 2009

Sempre la solita musica

29 luglio 2009

ballo-liscioIl Pd è troppo importante. Dobbiamo restare uniti, nonostante tutto e tutti. Echeggiano parole solenni alle prime presentazioni “interne” delle tre mozioni (qualcuno li chiama «forum dei circoli»). Passaggi inevitabili, certamente. Eppure la sensazione è che il clima sia già molto viziato. Le regole del congresso, più complicate di un «Quesito con la Susi», servono a riempire le serate di “autocoscienza” degli iscritti, tanto c’è tutto il tempo per dimenticarle durante le ferie d’agosto, e riprenderle poi a settembre, sempre la solita musica. E il dibattito sulle tre mozioni sembra solo un pretesto per disporre già le diverse tifoserie, pronti per la conta di fine ottobre. Tutto è interno, ma in senso stretto. E il primo ricambio che non c’è è quello d’aria. La sbandierata partecipazione cede il passo a modalità vecchie, il franco confronto nella famigerata “Base” soccombe all’agenda polemica dettata dalla stampa. Per dirne una, c’è chi domanda cosa dicano le tre mozioni a proposito di Di Pietro, perché ormai è su questo che si fondano i programmi di partito. Sarà il caldo estivo e il richiamo delle spiagge, ma anche gli iscritti sembrano andare un po’ alla cieca. Io, si sa, sostengo la famosa terza via. Come segno, soprattutto. Non penso ci sia nulla da perdere, in questo momento. Mentre le parole, le stesse, sono lì, incantate. Tra i fumi delle salamelle e una mazurka che arriva da lontano. Sempre la solita musica, già.

Foglietto illustrativo: Non prendere il pessimismo troppo alla lettera.

C’è chi dice che

28 luglio 2009

C’è chi dice che Berlusconi è l’ultimo baluardo femminista, per quel che ha da insegnare in materia di autoerotismo femminile.

C’è chi dice che Calderoli ha detto cose di sinistra, a proposito delle truppe in Afghanistan.

C’è chi diceva, fino all’altro ieri, che l’unica alternativa possibile era Di Pietro, e da ieri è il più convinto dei neoiscritti al Pd.

C’è chi dice che Ignazio Marino spaccherà, perché tutta la Milano dei salotti buoni è con lui (se bastasse… cantava Eros).

C’è chi dice che, con tutto il velinismo che c’è in giro, quella bellezza in bicicletta della Mara Carfagna è diventata persin autorevole.

C’è chi dice che serve una vacanza. A tutti.

Si vive di soli postumi

27 luglio 2009

the-hangover-movieQuando l’America deve emendare i suoi peccati, passa sempre da Las Vegas. Vecchio trucco da “corso di scrittura creativa” che ritorna in Una notte da leoni (più bello il titolo originale: The Hangover). L’ho visto, un po’ fuori tempo massimo, dopo che in patria ha incassato uno sfacelo e anche da noi è diventato un piccolo cult della commedia maschile. Racconta di tre classici dude che accompagnano un amico nella Città del Peccato per l’addio al celibato; svegliatisi l’indomani senza ricordare assolutamente nulla, dovranno ricostruire quel che è successo la notte precedente. Il tema “tutto in una notte” è caro agli sceneggiatori yankee, almeno tanto quanto l’amicizia virile (da questo film sarebbe nato l’ennesimo “pack”, capitanato dal malandrino Bradley Cooper). Come tutte queste commedie “di passaggio”, in realtà anche Una notte da leoni è molto più triste di quanto si sia disposti a credere. Dice che la vita è una piccola cosa sfigata, che si vive di soli postumi (the hangover…). E anche, però, che basta volersi bene per risolvere tante cose. Poi, come sempre, si è liberi di fare i dietrologi. Dire, ad esempio, che quella notte di cui nessuno ricorda nulla adombri in realtà gli anni di Bush, dove qualunque cosa finiva insabbiata. Si può scorgere l’immagine di un’America coi postumi della sbornia che ora cerca di risvegliarsi. Ma anche no. Meglio godersi la commedia intelligente, malicononica e cazzona per quello che è. Due chicche: Heather Graham, che vorremmo vedere in ogni film, e Mike Tyson, in un’autoparodia (con tigre) da genio assoluto.

Dove cade la pallina da tennis

24 luglio 2009

match_point-a-1Ieri sera, in consiglio comunale, la minoranza (Lega assente) ha offerto senza volerlo alla discussione in corso sulle variazioni di bilancio l’immagine più bella del bellissimo Match Point. Si parlava, metaforicamente, di palline da tennis. L’opposizione la getterebbe volentieri a noi della maggioranza, ma tanto a detta loro noi non la raccogliamo. E quella resta in bilico. Mentre il dibattito sbracava, pensavo a un’altra partita, di altra scala. C’entra il solito Pd, che non ha ancora trovato il suo Federer ma ieri ha lanciato il buon Ignazio Marino. Dopo il lavoro fatto sulla preparazione delle e-mozioni, ieri alla presentazione milanese non ho potuto esserci. Diciamo che c’ero, però. Anche grazie ai tanti messaggini di tanti amici presenti. Chi rimproverava eccessi di ottimismo e chi troppa cautela. Chi scriveva «John Fitzgerald Marino» e chi «Insomma…» (in realtà era la stessa persona). Anche questa del congresso è una partita a tennis, e ognuno cerca di far cadere la pallina dove crede. Penso che per ora questo tiro sia ben posizionato. Posizionamento è una brutta parola, fa un po’ Risiko, ma dà senso dell’esserci. Della voglia di preparare la battuta col desiderio di centrare lo scenario che si ha di fronte. Non sono pochi quelli che hanno voglia di seguire la partita. Abbiamo capito che è difficile segnare il match point. Ma la pallina non deve restare in bilico sulla rete (in tutti i sensi in cui la si voglia intendere).

PS: cfr. Pippo.

Susanna Messaggio ti fa bene

23 luglio 2009

E poi una sera esci dal cinema e vedi Susanna Messaggio che campeggia in dimensioni 3×1 in Corso Vittorio Emanuele. Un passo indietro. Da quando quel fotografo che fotografa tutto dall’alto, dalle favelas alle tartarughe, ha organizzato le esposizioni en plein air delle sue immagini, il centro di Milano non resta mai sprovvisto di belle foto per la strada. Ora ci sono i volti della “Milano della Salute”, da Veronesi a Don Verzé, per capirci. Il posto d’onore (che vuol dire foto più grandi e meglio illuminate) spetta al Governator Formigoni e alla signora Bracco, e uno poi si chiede perché. E poi c’è, per l’appunto, Susanna Messaggio. Ho pensato tutta la notte a come possa mai inserirsi nel giro delle fondazioni e degli appalti della Sanità lombarda. Alla fine, credo abbia ragione la mia amica Silvia: sarà per via di quella pubblicità dei Pampers.

Se anche a Hogwarts vince l’ormone

22 luglio 2009

Ginny-and-Harry-Kiss-CLOSEEEE-harry-and-ginny-6328089-1280-560Tra le tante correnti di cui non faccio parte, c’è anche quella dei potteriani. Però quel maghetto mi è sempre stato piuttosto simpatico, nel suo mondo dove pare tutto a posto, organizzatissimo, un liceo con la quotidianità un po’ idiota dei Ragazzi della Terza C ma con il lessico del Mito. L’ultimo capitolo, Il principe mezzosangue, è poi quello dove girano più ormoni e più spaventi. Il più bello (parlo di film, la Rowling non la leggo) resta L’Ordine della Fenice, ma forse perché ho il vizio di politicizzare tutto, e lì faceva molta tenerezza vedere quei ragazzini crescere, responsabilizzarsi e fondare una specie di partito anti-malvagi. Nel Mezzosangue, invece, è tutta una introspettivissima questione di identità, il che – sempre politicamente parlando – mi ricorda tanto qualcosa (Harry, si sa, è molto Dem). Il maghetto secchione scopre le origini del Male attraverso trucchi pirotecnici, viaggi nel tempo e strane parole (tipo Horcrux, che non è la nuova associazione di Magdi Allam). Ma per vederlo sconfiggere il maligno, c’è da aspettare l’ultimo capitolo. Perché qui vince l’ormone. E in fondo non è una brutta cosa.

PS: A proposito di ormoni. Ieri è arrivato il solito amico a dirmi: che vergogna però, con tutte le cose tremende che ha fatto in Parlamento Berlusconi ora perde la fiducia per questa storia delle escort. Per una volta, ho reagito da vero italiano medio che si informa su Repubblica.it (e che si è persino ascoltato gli audio). Non sono mai stato fan dell’impeachment, ma questo affair di colazioni a Palazzo Grazioli e cognomi difficili (D’Addario?) mi fa una tristezza che non si può dire.

Tu chiamale, se vuoi, e-mozioni

21 luglio 2009

Negli ultimi giorni, in tanti si sono iscritti al Pd. Insolazioni, direte. Colpi di testa. Di tessera. Mancano poche ore. Passate queste, solo chi sarà iscritto potrà indicare il futuro segretario. Segno che, quando le cose si muovono (o almeno così sembra), una speranzosa risposta arriva. Tanta gente mi dimostra che c’è. Ognuno con la sua opinione, come alla vigilia dei Mondiali di calcio. C’è quello che dà la squadra Franceschini vincitrice sicura. Quello che «Bersani è rimasto all’Ulivo del ’96» e quello che «Bersani è emiliano, è il più simpatico» (non è che c’è troppa simpatia in giro?); e quell’altro che si esalta per la terza via, nelle mani (e nei bisturi) del Dr. Ignazio Marino. Tu, chiamale, se vuoi, e-mozioni. Io, chiunque ciascuno decida di appoggiare e qualunque cosa accadrà, mi auguro solo una cosa: che il Pd-che-verrà non si dimentichi di queste persone. Le cose vanno più o meno così: nel partito si preparano gli assetti futuri (ovviamente bisticciando); la stampa strilla i suoi titoloni; l’elettore addormentato vede che qualcosa succede e si risveglia. È un loop giornalistico-politichese inevitabile, anche se non fa troppo bene. Ma quelli che si iscrivono oggi ci credono davvero. E sono (anche) quelli che domani chiederanno al loro partito, che so, una politica chiara sul lavoro, la possibilità di accedere più facilmente a un mutuo o a un affitto, una migliore qualità dell’ambiente in cui vivono, la tutela dei loro diritti, la detassasazione dell’Iva o gli ammortizzatori sociali. Cose quotidiane da cui – detta alla Alberoni (c’è ancora, sul Corriere del lunedì?) – partono le emozioni. Le mozioni, da sole, non bastano.

C’era un temporale in arrivo

18 luglio 2009

Ieri, era una sera d’estate. C’era gente che ballava. Poi l’aria si è ingrossata, sono arrivate sferzate di vento, freddo, e poi le prime gocce sulle magliette e le gonne leggere. C’è un temporale in arrivo, cantava qualcuno. C’è un temporale in arrivo, senti l’elettricità. C’è un temporale in arrivo, porta novità. E ho pensato all’estate scorsa. A quel senso di novità che come una scossa percorreva il mondo, forse. Quell’estate che aspettava e preparava l’autunno del change. Quell’estate in cui tanti credevano che quel vento sarebbe arrivato anche da noi, nonostante le tempeste elettorali di primavera (o forse proprio per quello). Se non il vento, almeno qualche spiffero, via. Poi è venuto l’autunno, quell’autunno in cui tutto doveva succedere e in cui invece non è accaduto niente. Per molti poi è stato l’inverno del nostro scontento, come diceva il poeta. Di là dall’oceano, intanto, il change era già una cosa antica, la macchina del nuovo presidente era già stata collaudata e messa in moto. Da noi è stato un inverno caldo, e poi freddo, ma senza elettricità. D’estate aspetto che ritorni l’illusione, cantava qualcun altro. D’estate, anche quest’estate. Anche se stavolta sembra tutto diverso. C’è ancora il temporale, già. Ma non si avverte, al momento, nessuna scossa, c’è un calo della corrente. Pare, almeno per ora, che si tratti solo di maltempo.

Integrità

17 luglio 2009

Sarà che erano le due di notte in tangenziale, o forse colpa dello zapping radiofonico, o la sospensione dell’incredulità (a un certo punto c’era on air Anna Falchi, a ruota libera sulla recessione economica). Fatto sta che stanotte, per un attimo, mi son trovato d’accordo con il Pierlugi Diaco. Che diceva, più o meno, potrei ricordare male: se in Italia c’è una persona da riconoscere e rispettare per la sua integrità, quella è il Presidente Napolitano. Ora, l’affermazione era anche un pelo strumentale, considerata quella storia di Fini. Però è molto vero, e un po’ tristemente, visto che – anche dalla nostra parte – l’unica integrità che conta è spesso puramente simbolica (letteralmente: Repubblica oggi titola «Derby con l’arena Bindi-Bersani: “Se vinciamo, un simbolo più ulivista”»). C’era poi quell’altra storiella, con un presidente americano (B.O.) che riconosceva la leadership istituzionale e morale (diciamo così) a un presidente italiano (G.N.). Anche quella era bella, ma non l’ha detta quasi nessuno.

PS: Stamattina in radio si faceva invece un gran parlare di nuova emigrazione Sud-Nord. C’era ancora chi si poneva domande del tipo: ma davvero ci sono ragazzi che vanno a studiare dalla Puglia a Milano? Sembrava una trasmissione degli anni ’50. Il problema non è solo quest’Italia in recessione (cit. Anna Falchi), ma sempre più spesso anche il racconto che se ne dà.

Si ricorda quel vassoio di pizze?

16 luglio 2009

20656-patenteDopo il grande successo dell’aereo delayed, tornano le disavventure del sistema-paese (e mie). Capita di smarrire la patente. Capita di ritrovarsi, a tarda sera, per caso, dai carabinieri. Sei giovane, e fuori è buio, quindi passare per un nemico pubblico (quantomeno potenziale) fa parte della normalità delle cose. Passi mezz’ora in una sala d’aspetto stile ex Jugoslavia, con l’aria condizionata a -5 gradi. Poi ti rilasciano la denuncia, per il foglio di circolazione devi tornare il giorno dopo, perché «a volte abbiamo un problema con il server della motorizzazione». A volte, già, e questa ovviamente è una di quelle. La mattina dopo sei lì, armato di fototessera come ti avevano chiesto. «Scusi, non so se posso aiutarla, la denuncia l’ha fatta un mio collega». Ora, le possibilità di ritrovare in questura lo stesso carabiniere che ti ha fatto la denuncia non sono così remote, ma non dovrebbe essere la trafila più scientifica. Comunque. Il problema sembra davvero stare in quel numeretto nascosto nel database della motorizzazione, una cosa tipo Lost mi pare di capire. Attendo un altro quarto d’ora. Di mattina l’aria condizionata non è accesa, si sta in sala d’aspetto a +40 gradi. Il carabiniere è in crisi. Arriva a scomodare il maresciallo, addirittura: «Ah… ho capito… no, il ragazzo non può aspettare questo pomeriggio… come? ah, prosso provare… ma senta, marescia’… già che ci sono… ne approfitto… si ricorda quel vassoio di pizze? … quello che avevo lasciato in mensa, sul tavolo… per caso, chiedo scusa, l’ha mangiato lei?». Poi, un’epifania: alla motorizzazione si può anche telefonare. Si scopre che in realtà non serve nessun numeretto. Che agli “Altri” basta sapere se la patente è duplicabile. La risposta, ovviamente, è sì. Ora posso circolare. La nuova patente mi arriverà direttamente a casa. L’unico rammarico è che non saprò mai chi le ha mangiate, quelle pizze.


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