Last days

Non è una svendita. Non va all’incanto il guardaroba della stagione passata, anche perché tutti abbiamo bisogno di un cambio dell’armadio. Come in tutti gli ultimi giorni di campagna elettorale, l’aria è viziata. È viziata dalla cattiva politica che si è respirata nelle ultime settimane. È viziata dall’ansia di sondaggismo, che arriva prima dei programmi, dei candidati, e tutti a domandarsi chièchedevovotare?. È viziata dai tanti elettori che ancora non sanno che fare. I delusi dal Pd avrebbero i numeri per fondare un nuovo partito (e per il Partito dei Delusi non serve neanche cambiare l’acronimo). Quella delusione è sostenuta da molte ragioni, l’ho sempre detto. A loro dico però quello che ha scritto Pippo qualche giorno fa, e riprendo la battuta di un mio vecchio post: il Pd non è ancora un grande partito ma, se vogliamo che lo diventi, bisogna che resti un partito grande. Grande di numeri, di persone, di idee. Si tirano fuori parole che puzzano di naftalina: Responsabilità va sempre molto forte, in questi casi. Io non lo farò. Dico solo di guardare dall’altra parte, il Paese che precipita nella psicosi personalistica del Capo, le chiusure razziste, le sicurezze strumentali, il silenzio (assenso?) di fronte alla crisi. Dico se è questo il momento di disperdere il voto, di pensare all’identità ideologica e alle ideologie identitarie, quando la maggior parte degli italiani ha un’altra identità a cui pensare: quella di lavoratori (precari) al tempo della crisi, di giovani senza futuro, di una società senza immaginario se non quello brutalmente “noemizzato”. Dico se è questo il momento di credere alla stampa scandalistica, al presunto ricatto dei teo-dem (che fanno sempre notizia, anche se ormai sono tanti quanti le tigri albine), di pensare che Di Pietro sia “di sinistra” e il voto alla Sinistra sia “di protesta”. Dico che le elezioni sono un passaggio cruciale, certo, ma il vero momento decisivo per il Pd arriverà col congresso di ottobre (si spera), e a quell’appuntamento bisogna farsi trovare pronti, e forti, capaci di contare e non solo di contarsi. Last days, come l’ostico bellissimo film di Gus Van Sant. Riflettete in silenzio, in queste ultime ore, anche se vi sentite come quel simil Kurt Cobain pre-sucidio. Non commettete l’insano gesto, però. Sabato e domenica votate Pd.

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7 Risposte to “Last days”

  1. Cosimo Says:

    Il Partito Democratico si dimentica dell’organizzazione periferica. Si dimentica di dare un’occhiata ai candidati proposti. Fa alleanze come minimo “strane” a livello locale. Ho smesso da circa 5 anni di votare per fede o di schierarmi “contro” qualcosa. So benissimo la deriva che sta prendendo il Paese ma null’altro è che la nuova cultura che, negli ultimi 20 anni, abbiamo permesso di far nascere e proliferare.
    Non spero e non prego per la sconfitta del Mio partito, ma se non ci mettiamo in testa che è finito il 15ennio di Assalto al Palazzo di Inverno (più volte tentato, più volte riuscito ma mai con coraggio difeso) vuol dire che hanno ragione gli anarchici seguaci di Grillo: siamo il Ministero dell’Opposizione e di differenzia solo la lettera L…
    Rimettere mano alla cultura e ricostruire daccapo ogni mattone di questo partito. Lavoro lungo, difficile, da affrontare con coraggio e risolutezza.

    Mi dispiace ma le cose che mi hai scritto non mi convincono a votare per il Mio partito…

    Cosimo

  2. mattiacarzaniga Says:

    sono d’accordo con (quasi) tutto quello che scrivi
    a cominciare dal discorso sull'”organizzazione periferica”, più volte affrontato su questo blog (e lavoro che cerco di fare in prima persona tutti i giorni partendo da un territorio “democraticamente ostile” come la Brianza)
    io non farò (e non propongo di fare) un atto di fede, ma sono convinto che solo sostenendo un partito grande e maggioritario si potrà continuare (o cominciare, forse), questo «lavoro lungo, da affrontare con coraggio e risolutezza»
    altrimenti non saremo neanche il ministero dell’opposizione (lungi da me pensare di diventare una roba simile), ma tante minoranze destinate al nirvana. e dall’altra parte… here they are now, entertain us…
    e permettimi di dire che io le differenze le vedo, e sempre di più, e non solo per una L di meno…

  3. Cosimo Says:

    Le differenza le vedo anche io, ma come riesco a spiegarle in giro se i dirigenti locali razzolano (molto) male?

    Cosimo

  4. Stefano Says:

    Il lavoro che attende il partito democratico è ancora lungo e tortuoso ma bisogna arrivare a costituire un grande partito. E per questo ci vogliono anni. Ammetto francamente che negli ultimi mesi mi sono chiesto per quali ragioni un cittadino dovrebbe votare pd e non sempre mi sono trovato una risposta. La deriva personalistica che sta prendendo il Paese che segue Berlusconi è preoccupante e spero che un giorno sia possibile batterlo senza pensare che si rovino da solo con le foto e i festini. Quanto al pd aspettiamo il congresso, volti nuovi e leader in grado di convincere anche i più scettici. E poi sogno un partito unito e in cui non ci siano sempre dei distinguo e delle divisioni che poi hanno portato alla fine di Veltroni: avrà avuto molti limiti ma in questo progetto ci credeva, gli altri non so. Io spero in un partito veramente riformista che sappia sfidare il pdl sull’idea di Stato, di scuola, di stato sociale, di politiche sull’immigrazione. Un partito che sappia anche entusiasmare, perché no, come mi entusiasmò Veltroni in campagna elettorale. Comunque il motto de ve essere Avanti e Avanti si andrà

  5. Vanamonde Says:

    Mi spiace, ma questi appelli a votare PD nonostante tutto mi fanno tornare alla mente un ricordo di infanzia: i manifesti della DC che negli anni Settanta mostravano la faccia onesta di Benigno Zaccagnini con la scritta “Metteteci in condizione di andare avanti: la nuova DC è già cominciata”. Ovviamente quella DC non aveva niente di nuovo, era sempre la solita vecchia DC che avrebbe compiuto nuovi misfatti negli anni Ottanta prima di implodere. Però, almeno, loro avevano fatto lo sforzo di eleggere un segretario “nuovo”. Il PD, invece, è sempre lo stesso PD che non piace a nessuno, in primo luogo a quelli che dovrebbero essere i suoi elettori, e i volti “nuovi” sono apertamente osteggiati dai capi veri. Però dovremmo votarlo lo stesso, seguendo la bizzarra logica per cui il partito potrà cambiare solo se gli verrà dato un consenso preventivo. Come si fa a crederci?
    E’ vero, la situazione italiana è grave, e richiederebbe un partito di opposizione forte e determinato. Ma è proprio questo a dare la misura della crisi: se il PD, in una situazione che dovrebbe favorirlo naturalmente, è costretto a mendicare apertamente voti “a naso turato”, vuol dire che è un partito sbagliato dalle fondamenta. E allora è inutile chiedere agli elettori di sacrificarsi per salvarlo. Se deve morire, che muoia, e nascerà qualcos’altro al suo posto. Che smetta di tenere imprigionate in un progetto inadeguato le energie politiche sane degli italiani.

  6. ferdinando Says:

    Quanto sono irritanti e stolti questi inviti a votare pd, un partito che e’ molto semplicemente impresentabile e privo di ogni credibilita’ (e lo dico come persona che voterebbe all’istante il pd prospettato al lingotto).

    Il pd com’e’ adesso e’ solo un peso per il paese: si atteggia a partito di maggioranza con aspirazione di governare il paese pur non avendone chiaramente le visione programmatica, il rigore morale e la competenza dirigenziale. E non c’e’ nulla di piu’ pericoloso di chi non conosce i propri limiti.

    Per quello che mi riguarda, il pd rimane non votabile fino a quando questo partito non fa un serio congresso che ne dia finalmente una limpida e rigorosa linea politica e che porti alla dirigenza le molte professionalita’ di prim’ordine (vedi Scalfarotto) presenti – ma ostacolate – nel pd. E’ il minimo sindacale per chiedere il voto senza cadere nel ridicolo,

    Se si vuole fare davvero il bene del paese non e’ affatto necessario votare pd, basta votare una quasiasi delle forze del centrosinistra in modo che venga erosa il piu’ possibile il peso relativo del PDL: berlusconi teme piu’ di ogni altra cosa il calo dei consenso, la sua ragione d’essere, e colpirlo qui e’ l’unico modo per indebolirlo sensibilmente.

    se proporio bisogna fare un appello, lo si faccia per andare a votare una forza qualsiasi che si oppone a questo centrodestra demenziale.

  7. Nino Says:

    Volevo rispondere, ma Vanamonde ha già detto tutto. Quando un progetto inizia male, e prosegue peggio, è inutile cercare di modificarlo in corsa, va cancellato e rifatto da capo, casomai favendo tesoro dell’esperienza. A volte, per costruire, è inevitabile distruggere.

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