Archive for maggio 2009

Ninna nanna per Nico

30 maggio 2009

Tra le tante bellissime cose che ha scritto Nico Orengo, quella che ricordo con più affetto è A-ulí-ulé, una delle più belle raccolte di poesie, filastrocche e ninne nanne italiane, che – insieme alla matita di Bruno Munari – ha regalato tante parole indimenticate alla mia infanzia. Stasera vedo la luna, vedo le stelle, e vedrò Nico, che fa le frittelle.

Trame oscure – Italian Beauty

29 maggio 2009

Anche sul Noemigate ci siamo fatti un film…

Sullo sfondo di una società piccolo borghese colpita da una sempre più profonda crisi dei valori, si consuma l’esistenza di Lester Burnham (Silvio Berlusconi). Il suo matrimonio è arrivato al capolinea: per la moglie sull’orlo di una crisi di nervi, Carolyn (Veronica Lario) la misura è ormai colma, lui è alla disperata ricerca di nuovi stimoli. Che arriveranno, sotto forma di una bionda adolescente, Angela (Noemi Letizia), che lo farà sentire più giovane (anche fisicamente, tra jogging e trucchetti cosmetici ben occultati) e gli farà cambiare vita, sotto gli occhi di tutti. Peccato che il vicino di casa, Frank (Dario Franceschini), pensi che Lester stia corrompendo moralmente suo figlio… Per il protagonista questa nuova (?) vita potrebbe essere in realtà l’inizio di un suicidio. Politico.

Uomini che non amano Stieg Larsson (forse)

28 maggio 2009

Non ho mai letto Stieg Larsson, ne intuisco (e apprezzo) la capacità di essere diventato accessibile e trasversale a un pubblico sterminato, di sicuro in Europa. Ho visto però l’adattamento del primo libro della trilogia, Uomini che odiano le donne (esce domani). È uno di quei film genere tamarro-nordico che comunque hanno un certo loro fascino perverso: sembra di vedere una puntatona di uno sceneggiato stile Derrick, sono tutti un po’ brutti sfigati e antipatici, ogni passaggio è spiegatissimo, giusto per non rischiare di perdersi niente. Mi permetto di sospettare che forse c’è troppa carne al fuoco nel romanzo di partenza, tare di famiglia, stupri, incesti, violenze varie, impiccagioni, ustionati gravi (di più: morti). E i due temi “sociali” usati per dare quel nonsoché di impegnato (la misoginia del titolo e l’antisemitismo: solo?) sono usati – almeno al cinema – con un’ipocrisia un po’ troppo disinvolta. Se c’è qualche larssoniano là fuori, davanti allo schermo, non me ne voglia. E soprattutto, non mi punisca con nessuna delle trucide cose che si vedono nel film. Io non odio nessuno, lo giuro.

Decisamente indecisi

28 maggio 2009

Su una sola cosa sempre più elettori sembrano essere decisi: la loro indecisione. È un trend che cresce, quello dei “decisamente indecisi”. Persone che l’ultima volta ti avevano provocato dicendo «Do un voto di protesta: voto comunista» e ora ti buttano lì: «Alla fine sull’Europa la migliore è la Bonino». Sarà. Quanto al Pd, nessuno vorrebbe votarlo, ma tutti ne parlano. Come quelli che si mettono a dieta stretta, ma il prosecchino all’ora dell’aperitivo non se lo negano mai. L’ultima che sta girando è che Franceschini sarebbe in gran forma, ipertonico e – a suo modo – pure seduttivo: cose mai viste, o almeno così van dicendo in tanti, all’ultima puntata di Ballarò (io l’ho persa). Forse era vero prima dell’autogol sui figli di Silvio: mai parlare di cattivi genitori, nel paese dei mammoni. I più lucidi ti dicono invece che votano più volentieri per gli amministratori provinciali che per l’Europa, che non comprendono i programmi e i candidati, che (ri)sceglieranno Pd solo perché è l’ultima occasione. Per vivere, forse, come cantava qualcuno.

Pd-Team

27 maggio 2009

A Vimercate, piccola città, si tenta quello che su scala nazionale sembra impossibile: un «team della comunicazione» per il Pd. A parte il nome discutibile (ma oggi è tutto un workshop, tutta una school…), l’idea è quella di formare un piccolo “ufficio comunicazione” che abbia il polso (politico) della comunità. Che diffonda con chiarezza, efficacia e una punta di provocazione quello che si produce a livello amministrativo e politico. Che faccia capire agli elettori qual è la (famigerata) linea politica. Che torni a parlare per “immagini” (in tutti i sensi), senza mettere nei manifesti gente che fa cose strane, si appoggia (ricordate «UE!»?) e spinge fuori le parole (e ora le tira dentro: non c’è niente di peggio che sbagliare una campagna e poi correggerla). La creazione di un “racconto politico” – per usare la bella espressione di Marta – che parta dalla realtà sotto casa e arrivi ai temi di più ampia scala nazionale. Speriamo, nel nostro piccolo, nel Pd-Team. Che non c’entra nulla con l’A-Team: quello, a me, non è mai piaciuto.

Tout le monde?

25 maggio 2009

Davvero lo ama tutto il mondo? Questa intervista dice molte cose:

La terapia è: scrivi Scalfarotto

22 maggio 2009

A chi frega del camerlengo

22 maggio 2009

Non sarò uno di quelli (tanti) che vi dicono che Angeli e demoni massì, in fondo, dai, non facciamo gli snob… insomma, è un bel film. Tanto per cominciare, bisogna intendersi su quel che è. Non so se sia un libro, non l’ho letto, ma mi concedo il beneficio del dubbio. Di certo non è un film: lo svolgersi dell’azione è subordinato alle note a margine di una pseudo-lezione di scienza e fede che sembra una puntata di Voyager. Quel che accade (o deve accadere) è detto, prima ancora che avvenga. E allora Angeli e demoni, semplicemente, esiste in quanto sfogatoio (molto inconscio) di insicurezze, paure, urgenze, psicosi, chimere collettive. Non importano le tesi del dibattito: l’importante è che il dibattito parta, che si possa dire tutto, che si possa tifare per questo e criticare quell’altro. La soluzione sarà sempre di comodo (leggi: paracula). Sotto gli occhi si realizza il “ma anche”, e dal punto di vista sociologico-culturale la cosa ha pure il suo fascino. Tutto il resto – elezioni pontificie, fissioni nucleari, sette massoniche – è secondario. Del resto, a qualcuno frega davvero qualcosa del camerlengo?

In cerca d’autore

21 maggio 2009

tn_200_300_la-voce-del-sindacoSe l’anno scorso c’era Stefan Merrill Block (ricordate Io non ricordo?), il giovane americano da leggere adesso si chiama Nathaniel Rich. Il suo libro, La voce del sindaco (Neri Pozza), è molto più leggero, di quelli buoni per una lettura estiva, nel senso però non deteriore dell’espressione. È una storia che comincia a New York e finisce tra le montagne del Carso. Racconta di un ragazzo in cerca d’autore (anche in senso letterale e letterario), di un vecchio in cerca di una degna fine, di uno scrittore che non vuole farsi cercare (si dice “alla Salinger”, in questi casi). Regala il ritratto di un’Italia immaginata e immaginifica che ci fa dimenticare, almeno un po’, le nostre begucce quotidiane. Ricorda Vonnegut, anche se non ha la sua stessa violenza grottesca ed esistenziale. È un libro carsico per davvero, con tanti piccoli dettagli da scoprire e collezionare. È molto piaciuto al NY Times e a Stephen King: io del secondo mi fiderei.

Palombella porpora?

20 maggio 2009

Vedremo


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