Identità di (data)base

La presentazione del libro ieri sera a Varese, ospiti dell’ottimo Andrea Mollica, si è trasformata in un mini-congresso del Pd. Pochi ma buoni spettatori, molto giovani, legati ai circoli più attivi del varesotto, interessati al tema della rete come occasione per amplificare il dibattito dalla base (o dal database, a voler parlare virtuale). L’effetto positivo è che ci sia ancora voglia di (ri)discutere, di (ri)lanciare un progetto democratico a partire dai circoli. Quello un po’ negativo è che spesso le domande sono ancora legate – anche per colpa dei nostri dirigenti – a suggestioni più o meno giornalistiche, vagamente identitarie. Per fare un esempio, c’è chi dice: «Gli elettori di centrosinistra sono più critici e attenti, prima di tutto vogliono sapere dove si collocherà il Pd nel Parlamento Europeo». Eravamo lì per parlare di politica legata ai social network, luoghi che incentivano al cambio di identità istantaneo: cosa stai facendo in questo momento, a cosa stai pensando proprio ora. Non credo che il Pd debba candidarsi a partito di riferimento solo degli elettori più critici e attenti. Ma che piuttosto debba partire dalla mutevole identità del mondo di oggi: identità precarie nel lavoro, identità multirazziali nella società, e via dicendo. Cosa sta facendo il Pd in questo momento: questo è quel che vogliono sapere gli elettori prima di tutto.

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3 Risposte to “Identità di (data)base”

  1. samantha Says:

    mio caro piddino,
    tu sai che a differenza di tanti ho sentito la necessità di votare alle scorse elezioni, perchè credo che si debba provare, perchè penso che ogni lasciata è persa ma che si può scegliere come giocare.
    se la vostra presentazione di un libro è diventata un mini-congresso di politica (di politiche …) spero davvero che si cambi linguaggio, e si cambino i contenuti, e si abbia il buon senso di guardare veramente ai problemi cogenti, di oggi, che potrebbero far cadere la nostra precaria esistenza in un’anticipazione del purgatorio. credo che tutti abbiamo voglia di capire la molteplicità dei punti di vista, con la voglia di costruirne piano piano uno comune, e non solo di accettare le differenze senza provare a capirle, interpretarle interargire con esse. cambiare.
    ma chissà….
    il nostro pranzo si rimanda di giorno in giorno
    ma io lo so che non sono sola,
    e che siamo in tanti.

  2. emanuele martini Says:

    Ciao, io ieri ero uno dei presenti (per identificarmi quello che ha completato la frase “piove merda”;) )…credo davvero che è stata una serata interessante, però come al solito si è andati a parlare di questioni sinceramente che interessano relativamente, e che secondo me segnano la nostra distanza con le persone, a cui – secondo me- fortunatamente interessa veramente poco della collocazione europea.
    Oltre che per me è esemplificativo il fatto che ogni occasione, anche la presentazione di un libro leggero su un argomento leggerissimo volatile quasi, sia occasione per trasformare tutto in un discorso sui massimi sistemi.
    Infatti, due miei amici quelli meno legati alle riunioni politiche e meno abituati, erano venuti interessati dall’argomento ma dopo un’ora non hanno retto :)…e ci hanno aspettato fuori:)…
    Cmq grazie per la serata.
    ciaooo ciaoo

  3. fabio allo sbaraglio Says:

    parlo da profano, ignorante e scettico nei confronti del pd, ma penso si tratti piuttosto di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. forse uno dei problemi è proprio la difficoltà nel saper comunicare a più livelli, di sporcarsi le mani e non passare per burocrati del pensatoio con la base senza scendere nel populismo – perché a giocare questa carta, comunque, lega e silvio sono infinitamente più bravi.
    penso anche che la collocazione in europa non sia affatto di importanza secondaria. una scelta di parte, per citare uno slogan delle politiche di qualche anno fa, e un allineamento comune in europa ad esempio in tema di diritti civili, etica etc non interessa solo gli addetti ai lavori, ma se ben sfruttata può trasformarsi in un’occasione per (ri)lanciare immagine e contenuti del partito. concentrarsi quasi esclusivamente su temi economici classici, anche se cogenti, non mi sembra un gran novità per la sinistra italiana, e forse un po’ di coraggio in più non farebbe male, perché la pazienza dell'”elettorato critico e consapevole” non è infinita ed emigrerà coi suoi voti. e il libro non l’ho ancora preso, mannaggia’mme

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