Archive for marzo 2009

Here we are now, entertain us

31 marzo 2009

Nel rimpastone generale di nomine e poltrone, scopro che ad intrattenerci al Tg1 potrebbe arrivare il mascellatissimo Maurizio Belpietro, con quel ghigno da fare invidia a Jack Nicholson e il capello bianco ghiaccio da replicante di Blade Runner. Uso la parola intrattenimento sulla scia della bella riflessione di Roberto e delle tante cose che già ho detto a (s)proposito della nostra informazione corrente. Dice bene Walter (nel senso di Veltroni), professore per un giorno a Roma: in futuro si potranno assegnare più poteri al premier (non a questo premier, s’intende), ma magari meno televisioni. Ho provato nello scorso weekend l’esperienza diretta – e molto straniante – di cascare dentro una popolare trasmissione televisiva (non serve il titolo, una vale l’altra). Finti spazi giornalistici impaginati tra un collegamento (pardon, rvm) e una televendita, dove l’informazione anche più leggera è volutamente approssimativa, pasticciata, velocissima. Interessa il divetto da reality che je mena a quell’altro, le corna della starlette delle soap, il birignao furbetto dell’opinionista di costume. Purtroppo non è un discorso vecchio. È ancora l’Italia di oggi. È il vero palco del congresso del PdL, nessuno specchio deformante di mezzo. È anche il buon Franceschini che muove la battaglia contro il Caimano proponendogli un tris di confronti televisivi. Non penso che si debba partire da lì. Altrimenti sarà quella la notizia. Per la gioia del Belpietro di turno. E dell’audience.

In Europa

31 marzo 2009

Mentre i big decidono se andare o no in Europa (ma giuro che non parlerò di Cofferati), io, nel mio piccolo, da oggi ci sono già. È online il nuovo sito di Europa (nel senso di quotidiano) e nella sezione WEuropa trovate anche il sottoscritto, in ottima compagnia.

Serve poco (anche a Parigi)

30 marzo 2009

Capisco che dire «vado a conoscere il circolo Pd di Parigi» possa far sorridere. Poi però ti capita, e scopri che tanti cervelli sono fuggiti davvero. Il livello della tappa della Carovana a Place d’Italie (e dove se no?) era particolarmente alto, ça va sans dire. Ma alla fine il dibattito – che seguiva le belle considerazioni di Pippo, Ivan e un Gianni Cuperlo in gran forma – muoveva da richieste e suggestioni molto semplici, le stesse che si sentono in Brianza o (immagino) a Cosenza. Un ricambio vero, nelle figure e soprattutto nelle forme del “fare politica”; le Europee come progetto per fare qualcosa per l’Italia, prima che come ennesima occasione di dibattito sull’etichetta (“60% socialista, 25% cashmere, 15% acrilico”?); l’idea che il nostro Paese non solo riesca a non far scappare i suoi cervelli, ma anche ad attirarne di nuovi. Vedere le cose un po’ da lontano (che sia da Parigi o da un’altra prospettiva non fa troppa differenza) aiuta a ridimensionare la cronaca corrente, i nomi sparati dalla stampa per fare colore, le bagarre di Aula. E poi passi una serata con ragazzi italiani (e non solo) che vivono lì, e scopri – se c’è ancora qualcosa da scoprire – che altrove è un po’ più facile fare il dottorando o il ricercatore, che la vita è certamente più cara ma sono previsti aiuti per gli studenti, che ti senti di contare, almeno un po’. Che in fondo «serve poco», come canta l’ottima Arisa nella sua ultima bella canzone. Ma che quel poco bisogna trovare il modo di costruirlo.

Boarding gate

28 marzo 2009

Aspettando di imbarcarmi a Fiumicino (fatto l’accordo su Alitalia, ormai è secondario che gli aerei partano con un’ora e mezza di ritardo, senza neanche un annuncio), chiacchieravo con un tipo, omonimo di un grande regista milanese morto anni fa. Lavora in una piccola banca di investimenti, e anche lui sta avvertendo la crisi. Diceva che politicamente si colloca al centro, e che non ama Berlusconi. Che non comprende quale strada voglia prendere il Pd. Che Veltroni ha accusato troppo la sconfitta. Che Franceschini è un buon traghettatore, ma non ha la stoffa del leader. Che in Italia ci vorrebbe un Obama, ma all’orizzonte non si vede nessuno (è un po’ come i due liocorni, dico io). La politica come la vede tanta gente che incontri per caso, non militante, informata quanto basta. La politica quotidiana, lontana da sezioni, circoli, assemblee, mozioni. La politica che da anni non riusciamo a percepire, persi a inseguire correnti, (ri)cambi solo presunti, idee solo abbozzate. Nel giorno del “PdL Day” (così l’han chiamato, sic) si avverte ancora di più la distanza dal paese reale. Mentre Berlusconi dice le stesse cose da quindici anni, e spaccia per rivoluzione popolare e populista (e molto pop-porno) una spaventosa arretratezza conservatrice, noi ancora cediamo alla sua retorica, all’estetica del pop. E il popolo è altrove. Serve un imbarco, su qualunque progetto, al più presto.

PS: Domani seguo la Carovana a Parigi. Si dirà che è un appuntamento da snob, un po’ radical, molto chic. Sono curioso invece di vedere come sono gli italiani che vivono (e ci votano) all’estero. I famosi cervelli in fuga, o quelli che hanno messo in pratica l’affermazione di molti: bisogna cambiare paese. Chissà se il paese sembrerà un po’ più reale – detto alla Afterhours – dalla prospettiva d’oltralpe.

Scene da un matrimonio

25 marzo 2009

Strano romanzo La storia di un matrimonio di Andrew Sean Greer (lo pubblica Adelphi). Perché il vero “colpo di scena” non è quello che si incontra per primo lungo la narrazione, ma quello che arriva più o meno a pagina sessanta. E che ti costringe a riconsiderare (seriamente) un bel po’ di cose. Persino gli Obama alla Casa Bianca. Non nel senso che non dovrebbero starci, anzi; parlo della difficoltà di ricostituire l’immaginario. Non svelo di più, perché è un romanzo di sorprese, e le sorprese non vanno guastate. C’è anche un bel tuffo della protagonista – la tenera Pearlie – dentro le sue scelte di vita, che poi sono quelle di tutti; nel posizionarsi sulla linea del tempo e della vita, in relazione a sé e agli altri. E poi i soprammobili di casa, la brezza nella baia di San Francisco, un paio di guanti ricamati: la sicurezza degli oggetti, come diceva un film di qualche anno fa, quando tutto il resto traballa.

Exit strategy

24 marzo 2009

Uscite sparse. I commenti sono affidati alle faccine di Brunetta.

Il Pd vuole uscire dalla crisi. La sua. L’unica è eleggere segretario Debora Serracchiani. Lo sento dire da due giorni dalle persone più diverse. Ho sentito ovviamente anche lei. È brava, dice cose molto giuste, usa un linguaggio comune ma parla (finalmente) di politica. Bisogna capire chi è. Soprattutto, non lasciarla in mano alla stampa e al suo vizio di trovare la “star” del giorno. 🙂

Dalle liste Pd delle prossime Europee escono i big, fuori sindaci e amministratori “vip”. Tipo Bassolino. Il controllo ortografico di Word corregge Bassolino in Sassolino: ci siamo finalmente tolti un sassolino dalla scarpa? 🙂

Dopo aver lanciato un’ottima proposta per uscire dalla crisi economica, Obama pensa a come uscire dall’Afghanistan. Anche saper uscire di scena al momento giusto è un talento, eh già. 🙂

Alla fine è uscito il nome del presidente Rai. Garimberti è bravo, ha la giusta esperienza (e pure un briciolo di anzianità come sempre accade in questi casi, va be’). Dice che non ha mai visto un reality, il che potrebbe risultare snob e poco sul pezzo. Dice di amare la tv americana, che è comunque peggio della nostra. In bocca al lupo, anyway. 😐

Le uscite della stampa sul Papa sono state infelici. Le sue affermazioni su Aids e caso Eluana sono state manipolate. Lo dicono i vescovi. Fanno capire che la Chiesa non vuole uscire dalla politica italiana. Serve un’uscita di sicurezza. La nostra. 😦

Prodi vuole uscire dalla matrioska. Mitico. Del resto, era stato lui a dire che per uscire dalla crisi ci vuole, innanzi tutto, sobrietà. 🙂

Cheap and chic

23 marzo 2009

rossellaNello stesso giorno, ti capita di leggere del piano Usa che rilancia l’economia e di incrociare per caso una foto di Rossella (nel senso di Carlo) che propone la sua ricetta per affrontare la crisi: un look shabby-chic. D’accordo, Rossella (Scarlett per gli amici) è il tipo che legge la crisi nel fatto che gli hotel a cinque stelle non facciano più trovare in camera le ciabattine. Ma punta a fare l’opinion maker di massa, e la sua foto l’ha pubblicata Chi, e Chi lo leggono le casalinghe, e insomma trovo tutto ciò molto poco chic e terribilmente shabby, nel senso di meschino. Domani è un altro giorno. Per molti, un altro giorno di merda. Sarà chic anche questo?

Noi siamo i giovani…

22 marzo 2009

… democratici. È bello sapere che ci sono, adesso anche online.

Diverso dal Pd?

21 marzo 2009

Nel giorno dell’assemblea romana dei circoli, fa sorridere (e un pelo preoccupare) l’immagine del Pd consegnata da Diverso da chi?. Una commedia piuttosto divertente, molto sciocchina, vagamente paracula, “sul pezzo” più della maggior parte del nostro cinema. Nel film il Pd si chiama Unione Democratica, ed è colto al momento delle elezioni amministrative in una città non meglio identificata del Profondo Nord. A contendersi la visibilità nel partito un emergente consigliere gay che ha fatto dei diritti e delle differenze la sua bandiera (Luca Argentero) e una giovane collega ultracattolica dalla mise bon-ton e i modi teo-dem (Claudia Gerini, bravissima). Accanto a loro, nel partito, due vecchie volpi (si fa per dire) che non sanno dove traghettare il loro progetto democratico («Discutere su qual è il modo migliore di suicidarsi fa molto centrosinistra») e inseguono vanamente mode d’oltreoceano («Il regolamento del partito? L’ho scaricato dal sito di Obama»). E mentre i democratici bisticciano, il centrodestra alza il “Muro della Libertà” per la sicurezza in città. E vince le elezioni.

PS: Al cinema anche Ponyo, non il miglior Miyazaki, ma pur sempre Miyazaki; e La verità è che non gli piaci abbastanza, divertente e realistica commedia sentimentale tratta da un divertente e realistico bestseller sentimentale a cui vi consiglio di dare un occhio.

Che Dio vi benedica

19 marzo 2009

Ieri sera a cena con amici ho scoperto che Gerry Scotti ha iniziato a chiudere le puntate del Milionario con battute tipo «Che Dio vi benedica!», o addirittura «Che la Madonna vi perdoni!». Non so se mi faccia più rabbrividire o sorridere. Soprattutto mi chiedo: sta davvero arrivando un’onda neo-con anche da noi? Berlusconi ha tentato con la questione del testamento biologico il riposizionamento nella destra ultracattolica; a patto che questa rappresenti ancora qualcuno o qualcosa, e comunque l’operazione del Caimano era eminentemente costituzionale (cosa che non ha compreso fino in fondo neanche il Pd, che continua a farsi tentare dal dibattere sul lato privato della vicenda). Il Papa combina disastri su preservativi e AIDS, non serve commentare, ricordo l’Africa che ho visto e lì era ben poca le gente benedetta da Dio. Al cinema ci penserà Angeli e demoni a fare un po’ di casino, per il resto tutto tace, i Family Day archiviati, i Papa Boys che non cantano più (per quello al massimo c’è Povia), CL coi soliti traffici del soldo e del mattone, ma con troppi casini (con e senza maiuscola) interni, pure nella roccaforte lombarda. Siamo un paese non ideologico che però, a tornate regolari, ha voglia di tirare fuori un Cristo qualsiasi (o un Anticristo, che non fa differenza). Che Dio vi benedica, in ogni caso, comunque, così, per non sbagliare.


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