Archive for febbraio 2009

And the winner is…

27 febbraio 2009

… l’Italia. Che, dimenticata dall’Academy nonostante il bellissimo Gomorra, si consola vincendo oltralpe l’«Oscar della volgarità». Merito del nostro premier, davvero imbattibile. Io poi trovo anche molto volgare indagare per omicidio Beppino Englaro o parlare di testamento biologico partendo dai perizomi (l’intervista a Dorina Bianchi su Repubblica di oggi). L’«Oscar della volgarità» è davvero una vittoria tutta italiana.

«Mac» the difference

26 febbraio 2009

Probabilmente è una cosa che han già osservato in molti, ma io ci ho pensato ieri durate una riunione in cui si parlava di raccolta differenziata: il modello fast-food alla McDonald’s, che ti fa sentire tanto bravo perché prima di andartene devi buttare tutto nel cestino, non fa in realtà nessun tipo di raccolta differenziata. La carta finisce insieme alla plastica e agli avanzi di cheeseburger. Mi chiedo se ciò non contravvenga alle norme che regolano la raccolta dei rifiuti nei comuni d’Italia (e di ogni dove, nel mondo). Ad ogni modo, è un tema già dimenticato. Anche nel nostro piccolo vimercatese, comune “riciclone”, i cittadini sono virtuosi sì, ma fino a un certo punto: solo il 58% differenzia come dovrebbe. Cercheremo di rilanciare il tema, anche a mezzo stampa.

PS: Nel frattempo, oltreoceano, Obama – dimenticato qui in Italì perché eravamo troppo impegnati a discutere delle beghe nostrane – mette a segno un egregio piano anti-crisi, che tocca i vulnus di energia e sanità (ne parla il solito buon Zucconi). Mio padre, che conosce la politica da prima che diventasse Porta a porta, mi ha fatto notare un’immagine che mi era inizialmente sfuggita: tutto il Congresso in piedi ad applaudire il presidente. Cose dell’altro mondo, è proprio il caso di dirlo.

Casomai il secondo giorno

25 febbraio 2009

Dai soliti Ministri: «La piazza non si è ancora riempita / ma è il primo giorno / è troppo facile contarsi e farsi riconoscere da tutti / casomai il secondo giorno / dovessi avere dei problemi a convincermi di nuovo / di aver bisogno di avervi intorno». Franceschini lancia la nuova segreteria (farà davvero piazza pulita? ho i miei dubbi) e promette di risolvere il malcontento tra gli ex Ppi. La Finocchiaro si occupa di gestire il dissenso, «che c’era anche nel Pci». Contarsi e farsi riconoscere da tutti, eh già. «Occorre una nuova generazione politica, non anagrafica. Bisogna farla finita con questa storia degli ex qualcosa. La verità è che questi sulla difesa dell’identità ci campano», per dirla con le parole della bella intervista di Pippo su Repubblica di ieri. Nel frattempo, Scajola dice che «gli italiani hanno compreso la nostra strategia» su un tema – l’ambiente, prima ancora che il nucleare – di cui in Italia non si parla più da un pezzo, neanche nel centrosinistra. E noi cambieremo, sì. Ma il secondo giorno, casomai, come dice la canzone.

E l’Italia è questa qua

22 febbraio 2009

Lo stato del Paese si legge nei tre finalisti di Sanremo: il delfino della Napul’è neomelodica (Sal Da Vinci, protegé di Gigi D’Alessio), un omofobo teo-con tentato dai Family Days (Povia, che era Luca, che era gay) e il prodotto di un reality show (l’ingellatissimo Marco Carta, vinse Amici). Alla fine, come sempre, trionfa il qualunquismo, e a vincere è il terzo (per fortuna). E – sotto lo sguardo complice della potentissima Maria De Filippi, la Oprah Winfrey nazionale – anche il Festivàl si inchina definitivamente al berlusconismo. La terra dei cachi, eh sì.

Che cosa cambia (reprise)

21 febbraio 2009

Per continuare col post precedente. Vengo da un’assemblea del Pd vimercatese, anche qui si sentiva l’eco della crisi romana. Pure da noi ci sono quelli che «Franceschini ha usato parole caparbie» (eh?!? ma stiamo parlando dello stesso Franceschini?), e quelli del “tutti a casa”, un po’ come il film di Alberto Sordi. Nel frattempo, all’assemblea nazionale, Franceschini veniva eletto con un plebiscito, ha detto che non si farà trascinare da nessuno: parole nuove (sic), prima ancora che caparbie. Fassino ha già detto che finalmente questo è «un segretario vero». Eh già. Tutto cambia, perché tutto resti com’era. Franceschini non sarà il male, ma di certo non è la cura. E anche stavolta è mancata la voglia di cogliere un’opportunità per rimettersi in discussione davvero. Noi, dal basso, lavoreremo per far capire che è dai circoli che deve ripartire il progetto democratico. Dalle nuove proposte, come si diceva. Come a Sanremo: quando crollano i big…

Che cosa cambia

21 febbraio 2009

Mi chiamano, scrivono, leggo su Facebook: che bravo Franceschini. Sì, Franceschini è bravo, ha fatto un bel discorso. Mi chiedo però che cosa cambi dal plauso consegnato a Veltroni un anno e mezzo fa. Bisogna smetterla di puntare tutto sulle singole persone, quello del Pd è un problema strutturale. E di qui a ottobre c’è tutto il tempo perché correntine e correntoni facciano fuori anche il nuovo segretario, reggente, o come diavolo si chiamerà. Solo se si recupera lo strappo coi circoli e con gli elettori si può pensare di costruire anche una leadership forte. Roberto commentava il mio ultimo post scrivendo che su Sanremo non segue la linea, e alla geniale Arisa di Sincerità preferisce la jazzy Simona Molinari, quella di Egocentrica (è vero, bellissima canzone). Ecco, è proprio in problema di egocentrismo, quello che caratterizza i nostri dirigenti da ormai troppi anni.

Sincerità

19 febbraio 2009

Come il titolo della bella canzone (finalmente) passata ieri sera al Festivàl. Ci salveranno le Nuove Proposte, si direbbe. E non solo in senso sanremese. In attesa che arrivi una nuova proposta per il Pd, qualche considerazione a proposito di quello che è successo in questi giorni, e di quello che si è detto con amici e vicini. Sinceramente, appunto.

1. Negli ultimi quindici anni, il centrosinistra italiano è stato incapace di sostenere qualunque suo leader. Che fosse il segretario di partito o qualche brillante esempio locale: vedi il caso Soru, figura che – al di là delle mitizzazioni della stampa stile «è lui l’Obama italiano» – aveva un programma bello e credibile, un’altissima statura etico-politica, oltre ad essere radicato nel territorio, lontano dall’apparato salottiero, nuovo non per anagrafe ma per linguaggio.

2. È quasi fantascientifico pensare che, nell’unico paese del G8 con un governo che non sta affrontando la crisi, a rimetterci sia il massimo partito di opposizione. C’erano tutti i presupposti per poter seriamente ostacolare la (non) politica di Silvio e dei suoi ministri, piuttosto che farsi la guerra all’interno.

3. È triste dover riconoscere che il Pd ha ampiamente tradito la fiducia di molti dei suoi elettori (oltre che di tanti militanti), minando la credibilità dell’unico progetto di centrosinistra oggi praticabile: il famigerato partito riformista di governo che potrebbe dare una seria risposta al berlusconismo. Nessuno dei tanti con cui ho parlato in questi giorni “comprerebbe un’auto usata” (per capirci) dal buon Franceschini. Come dargli torto.

4. Quando ho letto delle dimissioni di Veltroni, mi è corso un brivido lungo la schiena. Ho pensato che fosse una cazzata. Ho visto la disfatta delle prossime amministrative. E 10 anni di buio democratico. Nello stesso tempo, ho però riconosciuto uno dei pochi gesti di responsabilità politica e umana che si siano visti nella politca nostrana degli ultimi anni. La poltrona è relativa (in barba alla casta), la stoccata necessaria: «non fate agli altri quello che avete fatto a me». Chapeau.

5. Siamo, ahinoi, lontani anni luce da una gestione del partito realmente responsabile e democratica. Per dirne una: uno squalo come Hillary Clinton, non appena nominato candidato presidente Barack Obama, ha pensato bene di mettersi al suo servizio. E ci ha guadagnato. È anche una lezione di furbizia, che dovremmo imparare.

6. È agghiacciante pensare che – nel 2009, a 15 anni dalla “discesa in campo” – l’unico argomento politico di questo paese sia ancora Berlusconi. Vedi il Benigni sanremese.

Per dirla con la canzone: «Sincerità, un elemento imprescindibile per una relazione stabile che punti all’eternità»… Dovessimo anche vederlo tra 10 anni, un Pd come elemento imprescindibile, noi, nel nostro piccolo, continueremo a crederci. Si accettano nuove proposte.

L’amore ai tempi di Facebook

19 febbraio 2009

Forse qualcuno di voi ha già incrociato su Facebook questo nuovo amico. Prima che un amico, un libro. Nato su Facebook, e che parla di Facebook. Tanto per non sbagliarsi, si intitola L’amore ai tempi di Facebook, e ho avuto la ventura di scriverlo (parlo come Bonolis) insieme all’amico e socio Pippo Civati. Sarà in libreria il 3 marzo, edito da Zelig – Baldini Castoldi Dalai, con una bella prefazione di Walter (sì, quel Walter). Intanto, aggiungetelo come amico su FB. E leggete, se vi va, il risvolto di copertina:

n1232903569_64Tutto quello che avreste voluto sapere su Facebook e non avete mai osato chiedere, prima di tutto a voi stessi. Perché Facebook è, senza un ordine preciso, l’amore gassoso che si diffonde in ogni direzione, il flirt sempiterno che fa saltare i gradi di separazione, la felicità da condividere e la tristezza da stemperare, la privazione della privacy, l’ironia di un messaggio, la vita degli altri che serve a raccontare la propria, le esche e gli escamotage, i fan di qualsiasi cosa, le cause senza un perché, una cena in pizzeria che diventa un «evento», i compagni di scuola (anche quelli che non si sopportavano) e gli ex che non si vogliono vedere più, ma se capita… Perché Facebook è «tutto sotto controllo» e «tutto e subito». Perché Facebook siamo tutti, o quasi. È il nostro tempo, anche quello che perdiamo alla ricerca di qualcosa che non abbiamo ancora trovato. E che troveremo? Maybe.

Osate cambiare, cercate nuove strade

18 febbraio 2009

Vediamo ora – che è già tardi – se si riuscirà a cambiare, a proseguire su questa “nuova” strada che è il Pd. A me il (bellissimo) discorso di Walter ha fatto tornare in mente questo film:

Il paese è (ir)reale

18 febbraio 2009

Per citare la canzone sanremese degli Afterhours (pessimi). O un’amica che mi scrive ieri sera: «Il paese è reale. Realmente una merda». L’ho già scritto ieri: mi dispiace molto, per Walter e per noi. È l’ennesimo segno dell’irresponsabilità di questo paese, specie da quella parte, come dice Benigni… com’è che si chiama… quando sei per strada… prendi la seconda a… sinistra. Ecco, la sinistra. O centrosinistra, via. Quel centrosinistra che – si diceva ieri – non sa tenersi il proprio leader, chiunque esso sia. Che non riesce a progettare a lungo termine. Che vivrà ora la sua fase più drammatica, rischiando di compromettere per sempre la stabilità (già molto pericolante) dell’unico progetto sensato degli ultimi 15 anni. Prego, avanti la “reggenza” (sic). Prima della diatriba tra correnti e (ri)fondazioni del prossimo congresso. Non so cosa dirà Walter stamattina. Mi aspetto un discorso di responsabilità. E che, tra le righe, faccia capire quel che dicevano le Iene di Tarantino: che «coi pazzi non si lavora».

Anche Sanremo è (ir)reale come questo paese. È irreale che il pezzo “impegnato” tocchi quest’anno a Marco Masini (ma vaffanculo, come direbbe lui). È irreale la faccia di Patty Pravo. Soprattutto, è irreale che, nel 2009, l’unico argomento che scaldi le platee sia ancora Berlusconi, è questa la vera vittoria del Caimano (e Benigni, non male, di Silvio parla però sempre troppo). Ed è irreale che, nel 2009, si debba ancora (non) parlare in questo modo televisivo e paraculo di diritti degli omosessuali. Ho sempre trovato la poelmica su Povia un po’ sciocchina e fin troppo amplificata: ma la canzone è effettivamente tremenda, e pericolosa, morbosa, volgare. Detto questo, il Sanremo 2009 è il peggiore degli ultimi dieci anni, passano robe che nella vita “vera” non ascolteresti mai. A me piace solo Dolcenera. E ho detto tutto.


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