Democratici dubitanti

Dopo la botta di adrenalina obamiana, ci si domanda cosa voglia dire essere democratici qui da noi, oggi. Ci pensavo ieri sera, alla solita riunione su quello che una volta si chiamava piano regolatore (oggi si dice piano di governo del territorio, che è pure peggio). Non penso che essere democratici voglia dire proporsi come strateghi di una nuova linea (per dirla in breve), bensì fare da interpreti dei bisogni comuni e correnti, anche nella proposta amministrativa locale. Per dirne una, un piano serrato coi costruttori per una nuova edilizia convenzionata, se non popolare; ma a patto che rispetti l’idea che i cittadini hanno della loro città.

Non credo che essere democratici oggi sia dire di aver chiuso il caso Villari, né occultare i personalismi dietro brillanti manovre per cambiare l’organigramma di partito (né tantomeno passare il tempo su Facebook a dire quanto è dura stare alla Camera, perché a qualche parlamentare succede: ma questa è un’altra storia). Sta invece – e sempre di più – nell’interpretazione del senso comune, vivendo al passo coi tempi, mettendosi davvero a capo di una comunità. Obama lo fa parlando direttamente alla classe media, forzando sul tema del lavoro, lavorando di fino (anche sul piano ideale) sul tema dell’integrazione, costruendo un nuovo immaginario sulle basi della tradizionale cultura nera, pure con una punta di misticismo.

Ho visto ieri Il dubbio, classico film-pacco in pole position nella corsa agli Oscar per le interpretazioni di Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman. È la storia di una suora ultraconservatrice che si convince che il prete della sua parrocchia abbia abusato di un ragazzino di colore; ma forse le sue accuse adombrano un’avversione per le vedute troppo progressiste del sacerdote. Il film è bruttino, l’interessante diatriba tra oscurantismo e progressismo emerge ben poco (ma in compenso ci sono pedofilia, omosessualità, razzismo: troppa roba). Ma c’è il senso della relatività, i danni del pettegolezzo (anche politico), la necessità di rappresentare l’immaginario di una comunità. E, visto che il film annoia, il dubbio viene, ma su un altro tema. Sul fatto di continuare da democratici, in Italia, oggi, abbiamo solo certezze. Il dubbio sta nel come continuare ad esserlo.

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3 Risposte to “Democratici dubitanti”

  1. nicola frau Says:

    Secondo me, Mattia, il problema è lo iato che c’è – c’è sempre stato, ma oggi mi sembra ancora più forte – tra l’amministrazione di un comune o di una provincia (fors’anche di una regione) e la politica nazionale. Per quanto io sia molto critico nei confronti del PD, devo riconoscere che tra i democratici vi sono molti ottimi amministratori locali – forse i migliori, soprattutto al nord. Ma è a livello nazionale che il partito non è riuscito a produrre una classe dirigente di alto livello; ed è lì – è inutile che te lo dica – che si fa davvero politica. Tutto sommato, la strada di un PD federale mi pare l’unica percorribile oggi.
    Un’altra cosa. Devo dire che, pur condividendo l’entusiasmo per Obama, temo i contraccolpi che questo entusiamo avrà sul centrosinistra europeo. Su quello italiano, in realtà, li ha già avuti: a Veltroni va riconosciuto il merito di aver fiutato per primo il potenziale di rinnovamento incarnato dal nuovo presidente quando era ancora un (misconosciuto) senatore. Ma proprio per questo, in realtà, a me pare che la declinazione italiana dell’obamismo sia stata già vista – è il neo-veltronismo, appunto, (il veltronismo precedente a me è sempre sembrato un berlusconismo venato di terzomondismo) che soffre di limiti difficilmente valicabili. Insomma, Veltroni ha già dato tutto quello che potreva dare: ha rappresentato il cambiamento, ha esercitato un certo appeal su un ceto medio moderato e dinamico che difficilmente avrebbe (ri)votato il vecchio centrosinistra. Ma lau spinta si è esaurita lì, il giorno dopo le elezioni. Voi giovani del PD dovreste capirlo ed essere un po’ più cinici – insomma, ricordo di un viennese che parlava della necessità da parte dei figli di uccidere i padri, per diventare davvero adulti. Anche perché, se non lo farete voi, lo farà la vecchia nomenklatura baffuta del partito – e allora sarà davvero la fine.
    Su, abbiate un po’ di coraggio!
    Con affetto,
    nicola

  2. timbam Says:

    non lo so dire altrettanto bene, ma (per quanto possa interessare) credo di trovarmi d’accordo con Herr Frau.

  3. mattiacarzaniga Says:

    il punto stava proprio lì
    credo al Partito federale e federato, e anche al fatto che la classe dirigente attuale sia inedeguata a un qualsivoglia progetto politico riconoscibile nel tessuto sociale
    penso che Veltroni sia ancora una figura necessaria, ma purtroppo naviga in cattive acque, e non lo dico da “innamorato”
    quanto a Obama, il modello da noi è impossibile da replicare
    l’entusiasmo è quello di chi guarda da lontano
    ahinoi
    un abbraccio

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