Lost in Translation – Diario giapponese (The End)

A casa. Ed è subito fuggire via da te Brianza velenosa. O quantomeno nebbiosa. E già si sente la mancanza dei virtuosistici miscugli giapponesi, dove tutto era ordinatissimo e tutto era sospeso, fuori dal mondo. I distributori multicolori di bibite (multicolori anche loro) ad ogni angolo di strada. Gli incroci metrosexual, con gli impiegati (maschi) che vanno in ufficio con la borsetta da signora (tutto normale, laggiù). Il jazz americano che ha fatto da colonna sonora all’intera vacanza, perché è – incredibilmente – la musica più ascoltata, la senti in ogni bar e negozio di ogni città. L’inglese impossibile dei nipponici, che era davvero come il «plego, slappale calze» con cui l’elegante entreneuse invitava lo spaesato Bill Murray a scoprire l’impero dei sensi. Il viaggio è finito, un po’ per caso, a Roppongi Hills, grattacieli newyorkesi, gallerie d’arte contemporanea e raffinati sushi bar. All’aeroporto controllano la foto sul passaporto davvero, vedono che corrisponde alla tua faccia e si fanno una risata. Ti lasciano così, i giapponesi a cui ormai hai imparato a volere bene, coi loro strascicati «arigatoooo gozaimaaaaas», coi tassisti che contano il numero degli isolati per portarti in albergo, e ogni volta temi (e sotto sotto speri) di essere dirottato da qualche altra parte. Restano fino alla fine simpaticamente naïf, come ti avevano accolto. In valigia si infilano finti pezzi di sushi, per portarsi a casa un ricordo vero. Tutte le suggestioni che questi piccoli appunti di viaggio non sono riusciti ad acchiappare rimbalzano qui nella Vecchia Europa. Del Giappone resta una voce lontana, un’eco sommessa, un impalpabile sussurro. Come quello, segretissimo, che Bill lasciava nell’orecchio di Scarlett, allo Shibuya Crossing. Dentro forse non c’era niente. O forse c’era tutto.

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4 Risposte to “Lost in Translation – Diario giapponese (The End)”

  1. roberto Says:

    Grazie per questo diario di viaggio così ricco di spunti, commenti, emozioni, rimandi… A me piace il Giappone, ci sono stato 16gg con Avventure nel mondo (non voglio fare pubblicità, solo dire che tipo di viaggio ho fatto) nel l’agosto 2007 e grazie alla lettura delle pagine del tuo Lost in translation sono riuscito a riassaporare bei ricordi.
    Per me è stato fondamentale, per godere e capire/intuire qualcosa di più del Giappone, il libro di Fosco Maraini Ore giapponesi che è così affascinante che sarebbe un peccato da parte mia non consigliartelo.
    Bon, anche se sei tornato dal Giappone, continuerò a leggere il tuo bel blog (scoperto mentre leggevo quello di Pippo Civati). roberto z.

  2. oranges Says:

    vien voglia di partire

  3. mattiacarzaniga Says:

    Maraini è sul comodino, insieme a Murakami Haruki
    ogni cosa è bella quando è condivisa, per dirla con una delle grandi frasi lasciate dal 2008 (era in Into the Wild)
    ed è bellissimo (ri)assaporare insieme i ricordi
    e poi magari (ri)partire…
    grazie, a presto

  4. Fabio allo sbaraglio Says:

    Molto belli questi post, è stato un piacere leggerli. Mi auguro solo che anche tu abbia cacciato in borsa un bel po’ di sushi (vero), da condividere alla più sospirata, desiderata, attesa, chiacchierata cena da Laura della storia della Brianza – se mai ci sarà, ma è bello pensare di sì.
    buon anno!, f.

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