Lost in Translation – Diario giapponese (1)

Guardo fuori dalla finestra, e vedo le luci di Tokyo. E mi sento un po’ Bill Murray, e un po’ Scarlett, disiorientati in un mondo che è davvero qualcos’altro. Arrivarci è come accedere al primo livello di un videogame. I viadotti si incastrano tra i grattacieli, un po’ come Blade Runner, un po’ come Genova (giusto per capirci), ma una Genova super-dopata, e con i colori di un manga. E i manga li vedi passeggiare per le strade, le ragazze vestite da collegiali (semplicemente perché lo sono davvero) e quelle coi codini fucsia e i calzettoni giallo evidenziatore. È solo il primo impatto, e già capisci cosa vuol dire quando il capitalismo impazzisce (letteralmente: anche qui oggi si comincia ad avvertire la crisi, per la prima volta) in un Paese che ha conservato il candore di un fumetto. E anche tutte le ritualità di un luogo fuori dal tempo, lo vedi anche solo da come ti servono il tempura, praticamente un balletto che prende vita sotto i tuoi occhi. Il posto più tecnologizzato e futuribile della Terra, ma con una burocrazia borbonica (cinque volte – le ho contate – il timbro della data del giorno sul pass ferroviario, tanto per dirne una). Un posto dove trovi i giardini zen dietro ai grattacieli. Un posto dove «tutti vogliono essere trovati», come si diceva in Lost in Translation. Ma dove si fatica a trovare se stessi. E si capisce che questa sindrome non colpiva solo Bill e Scarlett…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: