Volevo essere James Bond

Volevo essere James Bond. Volevo un mondo in cui i poliziotti violenti pagano, quando c’è da pagare. Volevo un leader di partito risoluto come M, il capo dei servizi segreti britannici che quando scopre la talpa tra i suoi uomini ci resta di merda, ma il governo non cade. Volevo un socio che mi dice «nel mondo non c’è più petrolio, i russi giocano da soli, gli americani e i cinesi si devono spartire le poche risorse rimaste», perché il nemico oggi è chi non pensa di governare le persone, ma la natura, l’acqua. Volevo un mondo dove non mancano mai le quote rosa, che in questo mondo si chiamano Bond girl. Volevo un mondo dove conta la vita, e se non è vissuta davvero meglio farla finita prima. Del resto, a volte ci vuole quantum of solace, un po’ di conforto… (Ogni riferimento a fatti o cose reali non è puramente casuale).

(Che poi, cinematograficamente parlando, questo è un Bond così così. Ma io sarò sempre di parte. E questa canzone è una delle più belle di tutta la saga)

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