Credere all’incredibile

Ci siamo. Tra poche ore comincia la notte delle notti (noi saremo alla Locomotiva di Vimercate, e il nome porta sempre bene). Ed è incredibile esserci arrivati con questo spirito, anche noi che siamo miglia e miglia lontani dagli States. È incredibile esserci arrivati con questo candidato, lui sì partito “dal basso”, espressione (brutta) con cui anche i nostri dirigenti si riempiono la bocca, senza poi sapere che farsene. È incredibile esserci arrivati con questo ottimismo, convinti che si possa ancora cambiare. Del resto la parola d’ordine è change (we believe in). È incredibile esserci arrivando riportando i temi decisivi della famigerata “classe media” nell’agenda politica, ma accompagnandoli a una sola immagine forte: la rioccupazione di un posto di leadership da troppo tempo vacante. È incredibile esserci arrivati con il fantasma (buono) di Martin Luther King a segnare la strada, con l’eredità dei Kennedy e dei Clinton (buoni anche loro, via), con la colonna sonora di Bruce Springsteen, per dirne alcune. È incredibile pensare che c’è un'(altra) America, e probabilmente ci sarà un (altro) mondo. È incredibile pensare a una cosa certa, come titola brillantemente l’Unità di oggi: che l’era Bush è finita, e con essa anche (si spera) l’era della paura. È incredibile, ma io ci voglio credere. Forza Obama, ormai ci siamo.

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