Archive for ottobre 2008

Il futuro è una terra straniera

31 ottobre 2008

I ragazzi che hanno sfilato ieri in tante città d’Italia ci dicono che dobbiamo pensare alle nuove generazioni come a una risorsa preziosa. E dimostrano che ci può essere uno spazio di protesta e riflessione dove non si cavalca la polemica strillata, ma si tenta di ragionare sul proprio incerto futuro, di capire dove può portare una politica di governo miope e disonesta, e come eventualmente proporre di correggerla. Qualche slogan un po’ facile, ma il clima è pacifico, non rassegnato, per quanto arrabbiato. Guardavo la foto di un ragazzo con in mano un cartello commovente: “Il decreto Gelmini mi ferisce”. Il futuro come una ferita, un percorso doloroso, un approdo precario.

Al cinema va molto di moda raccontare il famigerato dark side dei giovani made in Italy. La peggio gioventù. Qualche mese fa andavano alla grande gli eroi televisivi, consumistici e un po’ volgari (e non lo dico da bacchettone) dei Moccia-movie, oggi tirano (letteralmente: gira un sacco di coca) le bad girls di Un gioco da ragazze e AlbaKiara. I giovani sono sesso-droga-omicidi, sulla scia della cronaca più becera. Anche il più “intellettuale” Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari (dal bel romanzo di Carofiglio) segue il trend: bravi Elio Germano e lo sconosciuto Michele Riondino, ma il taglio sociologico ha il fiato corto. Il problema è che sembra tutto costruito a tavolino per tirare su qualche soldo (capirai quanti). Ma i ragazzi là fuori sono un’altra cosa. Per fortuna. Ed è il futuro la loro terra straniera.

Obama Mia! – Don’t Vote (the sequel)

30 ottobre 2008

Seconda Stella a destra, questo è il cammino

30 ottobre 2008

E poi dritto, fino al mattino. Quello di domani, giornata di manifestazioni. Ci sarò in spirto, non potendo esserci in corpo. E ci sarò nei prossimi giorni a raccogliere le firme per il referendum di abrogazione del decreto Gelmini (una buona proposta). Con (Maria)stella, la scuola si sta spostando a destra, seguendo la rotta di Peter Pan. Si capisce che il piano è quinquennale, tanto per riderci su. Che è un lavoro da sorci, rosicchiare a poco a poco, levare di briciola in briciola alla scuola pubblica (per non parlare dell’università), strozzando la didattica, penalizzando le famiglie, rimpolpando le casse degli istituti privati (l’ha detto). Una domanda: il nostro ministro-ombra (a proposito di Peter Pan) dov’è?

PS: L’amara Mara è stata designata dal premier volto del Governo. Lei che ha fatto? Ha carfagnato. E noi con lei.

La settimana del pensiero magico

27 ottobre 2008

Rubo il titolo al bel romanzo di Joan Didion (o quasi: lì al posto della settimana c’era l’anno), storia drammatica e sognante dell’elaborazione di un lutto. Anche se in queste ore più dell’elaborazione di un lutto si tenta l’analisi di una resurrezione: quella del Pd, provocata dall’abbraccio della folla dell’ultimo incredibile sabato romano. Il “pensiero magico” – a detta dei manuali, quel processo psichico alla cui base c’è «l’idea di poter influenzare la realtà secondo i pensieri e i desideri personali» – funziona anche in questo caso. Il mio desiderio personale è che l’eccezionale risultato di sabato non vada perduto. A cominciare dalla pratica quotidiana. Mai fidarsi troppo dei sondaggi, ma se è vero (come leggo qui) che un italiano su due appoggia la protesta degli studenti, è segno che quel che si è visto il 25 ottobre è specchio di una nutrita percentuale di realtà. Quella su cui occorre fare leva oggi. Che la montagna torni a Maometto, come scrive Pippo; che il Pd torni a farsi sentire direttamente da chi lo ha sostenuto, le migliaia di militanti come i milioni di persone che la politica non la fanno ma che credono che una via democratica (non solo in senso partitico) al governo di questo Paese sia ancora possibile. Come farlo? Marcando stretto, tutti i giorni, il lavoro di ogni ministro (non è difficile, considerato il nostro parco-ministri). Facendo emergere le contraddizioni di questa destra liberista per definizione (quella che si è data da sola) e statalista per opportunità, piaciona e violenta. Dicendo che saremo tutti più poveri, che le famiglie saranno più povere; che il vero rischio economico e sociale sarà l’indebitamento collettivo, anche solo per far studiare i propri figli, e purtroppo non è una deriva estranea al mondo occidentale. Ma soprattutto pattugliando con maggiore attenzione le tante iniziative che vengono dai territori: la solita (e solida) battaglia sulla scuola da questo punto di vista ha molto da insegnare anche ai piani alti. Berlusconi ha passato due giorni a rosicare, sarà che l’aria della Cina non giova alla sua cera (dove per cera si intende quella alla Madame Tussauds). Facciamo in modo che l’effetto della manifestazione di sabato scoperchi un pezzo di realtà. Questo è il mio “pensiero magico”.

Noi c’eravamo

26 ottobre 2008

Esserci. Questo è il punto. La grande giornata democratica di ieri è servita a questo. A far vedere che il popolo del Pd c’è ancora. Tanti giovani, tante famiglie, tanti veterani dei cortei, tanti tutti. L’ottimismo che mi ha preso alla vigilia si è riconosciuto in una giornata dal clima (meteorologicamente parlando) estivo e surreale, e da un altro clima (umano) festante e altrettanto irreale, in quella Roma – e in quell’Italia – che si credeva perduta per sempre, piegata dalla paura, intontita dai colpi di coda del Caimano. Più della rabbia (che sottopelle c’era, e in quantità), si notava la voglia di esserci in quel fiume di gente che ha invaso l’immensità del Circo Massimo. Meglio, la voglia di esserci ancora. Un grido che veniva dai giovani anti-decreto Gelmini e dai militanti anti-Porcellum in Europa (opportunamente ripreso da Veltroni); dai coristi-per-caso che improvvisavano Bella ciao (che te lo dico a fare) e dai taxi avvolti dalle bandiere del Pd (chi l’ha detto che i tassisti romani sono tutti fascisti?). C’era la gente, e c’era Walter. In mezzo alla folla come un Kennedy, o un Obama (e con alle spalle un sardonico D’Alema sempre a portata di telecamera). Un Walter che – fatto salvo il solito vizio della prolissità – ha fatto quel che bisognava fare di fronte a due milioni di persone: rassicurarle. Quella rassicurazione che fa rima con rimotivazione. Non un discorso da consegnare alla Storia, ma le parole che la gente voleva ascoltare alla fine di quell’incredibile giornata. «Un’altra Italia è possibile» rispetto alla fotografia del Paese «in bianco e nero» che si vede oggi. Tanta attualità, e tante cose non nuove, ma importanti da ricordare. I numeri dicono che dal 25 ottobre «si riparte», come titola oggi la nuova Unità (che a me piace molto). Noi, che c’eravamo, dobbiamo continuare ad esserci.

Pd wasn’t built in a day

24 ottobre 2008

Ma domani sarà un giorno in cui si costruiranno tante cose. A poche ore dalla partenza per la grande manifestazione democratica di domani a Roma, mi viene in mente questa canzone. Perché è vero che di giorni ne abbiamo persi tanti, ma ce ne aspettano molti altri. Per far capire che questo governo dei (presunti) tagli e dei lodi (e, oggi più che mai, delle smentite) non è la soluzione. Per lavorare e caratterizzarsi su due/tre temi-chiave. Per inserirsi nella società, specie nel profondo rancoroso Nord. Per fare opposizione vera, senza prendere lo stare all'”ombra” troppo alla lettera. Per ritrovare quel clima di “grande progetto” che si respirava durante l’ultima campagna elettorale. Per far vedere che Walter c’è ancora. Per far vedere che noi ci siamo ancora, anche se in tanti ci siamo sempre stati, nonostante tutto, come scrive oggi Pippo. Walkin’ free, in harmony. Sarà una bella giornata. Hey hey hey.

Cari amici vi scrivo

23 ottobre 2008

C’è tempo fino al 21 novembre – nuova data delle primarie per la giovanile (brutto nome) del Pd – per rafforzare l’endorsement brianzolo a Dario Marini, il più interessante tra i candidati alla carica di segretario nazionale. Intanto date un occhio alla lettera aperta pubblicata oggi sul suo blog.

La pancia e la panca

23 ottobre 2008

Ripenso alle parole di Michele Serra, ieri sera a Monza per parlare del suo svelto e ficcante “satyricon” intitolato Breviario comico (per i democratici, una lettura obbligatoria): «Quando all’inizio degli anni Novanta sentivo uscire certe parole dalle bocche dei leghisti pensavo che si sarebbero bruciati da soli. E invece negli anni ho capito che era proprio con quelle parole che vincevano». Quindici anni dopo, il leghismo (diventato nel frattempo “berluscoghismo”) funziona ancora. Anzi, produce un effetto decisamente meno blando di una volta. Prendete la scuola: un Ministro che non sa di cosa sta parlando, e un premier che lavora “di pancia” e sembra corteggiare lo scontro a tutti i costi. Alla gente basta sentire che si tirano le orecchie agli “studenti somari” e ai “professori fannulloni”, senza preoccuparsi dei provvedimenti presi: e così il voto di condotta vale quanto la polizia nelle scuole. Una febbre da ricerca del consenso a tutti i costi, come dice il buon Walter nell’intervista un po’ di routine rilasciata a Che tempo che fa domenica sera (e come scrive Ezio Mauro nell’editoriale di oggi). È il risultato di una mancanza di investimento culturale, di anni di ritardi, di passi indietro, di una coscienza critica che via via si è sbriciolata. Dovremmo prenderci un momento tutti i giorni per pensarci. Uno spazio mentale come la tragicomica Amaca quotidiana di Serra. Che poi è un po’ la panchina di Caos calmo. Un posto dove fermarsi un attimo, per ascoltare gli umori della gente.

La situazione non è buona (Fuori i numeri)

22 ottobre 2008

«In Italia ormai passa l’idea che si può superare la crisi solo con una botta di culo» diceva ieri un amico a cena. Menù del giorno: crisi economica e Superenalotto. E si pensava a questo Paese dove la norma sta diventando il gratta e vinci quotidiano, l’orizzonte di benessere i pacchi di Affari tuoi. A questa febbre che sembra prendere chiunque: si risponde alla precarietà (di tutti i tipi) con l’azzardo, si immaginano sistemoni per sbancare il jackpot. E si rischia di riconoscersi in quest’Italia col fiato sospeso di fronte a un montepremi da Paperon de’ Paperoni. L’altra faccia – tanto per fare un esempio – è il nuovo “compro e vendo oro usato” (evoluzione del classico banco dei pegni) che ho visto l’altra sera tornando a casa. La situazione non è buona (per dirla col grande Adriano). Fuori i numeri, che domani si gioca…

Klaatu barada nikto

21 ottobre 2008

È la battuta-cult di Ultimatum alla Terra, storia di un alieno dalle sembianze umane (e di nome Klaatu) che giunge via disco volante sul pianeta Terra per dire agli uomini che se non la smettono di governare dando ascolto alla violenza e alla paura la loro fine sarà imminente. Un film con tutta l’ingenuità della fantascienza anni ’50 (è del ’51) che per certi versi sembra girato ieri. «Non mi piace quando le persone sostituiscono la paura alla ragione» confessa Klaatu. E poi – cinquant’anni prima di Kyoto (su cui per altro stiamo andando benissimo) – si sente parlare di rischio del nucleare, di emergenza ambientale, pure di integrazione. E c’è anche una battuta che ci riguarda: «Non mi fido di quello che faranno ipolitici con quell’alieno. Quelli non sono uomini: sono democratici». Atteso per Natale il remake del film, con Keanu (Reeves) nella parte di Klaatu. Nel frattempo usciamo e ripetiamo la formula anti-apocalisse: Klaatu barada nikto. Magari qualcosa cambia.


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