Un luogo comune

Lo scriveva anche Pippo nel suo bel post: è bello avere un luogo dove trovare ogni sera gli amici, le persone che ogni giorno fanno con te un pezzo di strada, i vecchi compagni che ti regalano le loro storie e i nuovi arrivati con le loro nuove idee. Le Feste Democratiche sono state per tutta l’estate uno di questi luoghi. Il rischio è che però si finisca col trovarci posto solo noi. Alla bella Festa di Monza si è capito – un po’ anche per colpa del freddo novembrino – che è sempre più difficile intercettare la gente con una salamella o un bel concerto (io stasera ho scoperto loro, ma eravamo in pochi). Che la gente (anche la nostra) ormai stenta a riconoscersi in questa formula. Che il dibattito funziona quando, almeno sulla carta, promette numeri da talk show (la questione fede-laicismo; la sorpresa Tabacci, che poi regala una prova da wrestler; il solito Aldo Bonomi, che stasera provocava sul solito rancore del Nord).

Sarà un luogo comune, ma c’è bisogno di un luogo (più) comune. Un posto che arrivi ai cittadini prima che pensino loro ad arrivarci. E non è quel vago “stare tra la gente” diventato tormentone mesi fa, e rimasto tale. È da un po’ che vado dicendo (e non sono il solo) che anche a Vimercate servirebbe un Pd in pieno centro, nel senso non politico ma topografico del termine. Un circolo di nome e di fatto, come quelli di una volta, dove si entrava a fare due chiacchiere e qualche volta si usciva con qualcosa in più nella testa. Dove si incontravano gli amici, vecchi e nuovi. E allora, prima che noi con la gente, sarà la gente a stare un po’ di più con noi.

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3 Risposte to “Un luogo comune”

  1. Lea Says:

    Ciao. Sono d’accordo su tutto ciò che scrivi, come ho scritto a Pippo qualche giorno fa. Soprattutto chi simpatizza a margine, credo sia meno intidimito da un luogo fisico dove si creano relazioni umane reali attraverso le quali passano le idee, gli slanci dove si possano condividere (o no) i pensieri. Insomma, la sezione di una volta, come quelle che io, da bambina, frequentavo a carico di mia madre (..mi addormentavo durante fumose ed interminabili discussioni su sedie durissime..).
    Ciao, Lea.

  2. lucrezia Says:

    caro mattia, hai proprio centrato il problema. Trascorrendo alla festa buona parte della mia giornata, ho avuto modo di parlare con una variegata rappresentanza umana accomunata tutta da un particolare condizione dell’animo: la nostalgia. Nostalgia che genera smarrimento e paura del nuovo, che non si sa bene ancora cosa sia, mentre si è ben consapevoli di cos’era il vecchio che aveva, con la sua festa dell’unità, il momento centrale di aggregazione e di instaurazione di amicizie e complicità, di odi e rancori che hanno accompagnato la nostra vita. Ascolto sempre con attenzione i nostri maximi dirigenti e a parte le solite balle che sanno a memoria, nessuno, dico nessuno, ci dice COME dobbiamo fare per far ritornare le sezioni o i circoli. che è sempre lo stesso, dei luoghi di aggregazione. Sento solo della gran retorica, ma niente proposte. Quello che tu proponi mi sembra proprio una bella idea, qualcosa di cui potrebbe benissimo occuparsi, per esempio il provinciale che si occupa di tutto fuorchè di politica, quella vera per intenderci.
    lucrezia

  3. mattiacarzaniga Says:

    eh già, è necessario rimettere al centro il fattore umano
    lo conferma la partecipazione di simpatizzanti/militanti come voi
    sono d’accordo con lucrezia, occuparsi di politica vuol dire (anche) questo
    soprattutto in terra brianzola
    proviamoci insieme
    m

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