Archive for settembre 2008

Per chi suona la campana

29 settembre 2008

Su Facebook fioccano gli inviti a gruppi del tipo “Aboliamo il Concordato” o “Le campane hanno rotto i coglioni” (è vero). Tra un po’ arriverà “Scemo chi prega”. O “L’unico rosario che ho in mente è Rosario Dawson”. Con la massima gentilezza, faccio un appello per non essere più invitato. Non sono battezzato, non ho avuto nessun tipo di formazione cattolica, non sono credente (almeno per ora). Ma penso che questo stile da tifosi tipicamente nostrano non sia il modo giusto. E che neanche questi pruriti laicisti siano il punto (ce l’hanno riconfermato le ultime Politiche, coi partiti che più si caratterizzavano su questo tema che hanno chiuso in netta perdita). Mi tornano in mente le parole di Obama, per dirne uno a caso: «I progressisti possono appropriarsi del discorso sui valori, e devono saper costruire un ponte tra politica e religione, pur mantenendo fermo il principio della separazione tra Stato e Chiesa». E ancora, da parte di uno che la comunicazione sa cos’è: «Il disagio di certi progressisti di fronte a qualsiasi accenno alla religione ci ha spesso impedito di dire efficacemente la nostra sulle varie questioni, in termini morali. Se cancelliamo dal linguaggio ogni riferimento religioso, ci tagliamo fuori dalla terminologia e dal lessico figurativo con cui milioni di cittadini interpretano sia la loro morale personale sia la giustizia sociale». E comunque a me più delle campane danno fastidio quelli che gridano al cellulare per la strada. Ad esempio.

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Gli occhiali di Butch Cassidy

27 settembre 2008

«Io ci vedo bene, il resto del mondo ha bisogno degli occhiali». Lo diceva il leggendario Butch Cassidy, e cioè il grande Paul Newman, che sui blog americani è salutato oggi per sempre (il che lo renderebbe il primo e ultimo attore della grande Hollywood la cui morte è annunciata via blog; ma questa è un’altra storia). Oggi a vederci bene è – perdonate il giochetto – l’Osservatore Romano (e anche Pippo, che riprende la notizia e la usa per mettere a segno un altro grande post wittenberghiano). La tesi è molto chiara: sugli immigrati c’è intolleranza. Da parte del governo, causa il giro di vite in materia di ricongiungimenti e richiedenti asilo; e anche da parte dell’Europa, che pone sempre più «restrizioni, ostacoli e barriere all’immigrazione». Il Pd – via Minniti – concorda. Ma su questi temi continua ad inseguire. Stavolta anche il Vaticano. L’ennesima occasione mancata. «Non si meritava un’altra chance: se voleva una chance, doveva andare da un’altra parte» diceva Paul Newman in un altro grande film, L’uomo dai sette capestri. Ecco, andiamo da un’altra parte. E togliamoci gli occhiali: forse, paradossalmente, torneremo a vedere.

What a Wonderful W. (ancora)

25 settembre 2008

Il secondo trailer di W. (che non sta per Walter, come mi ha ironicamente fatto notare qualcuno) è ancora meglio del primo. Ci sono poche certezze nella vita. Oliver Stone è una di queste.

Si vola basso

25 settembre 2008

Non capisco se ‘sto finale sia la quadratura del cerchio o il successo di nessuno. A naso, opterei per la seconda ipotesi. Alla fine – come sempre accade nella nostra Italia brancaleonica – c’è posto per tutti: per il governo che plaude a se stesso (prima ancora che ci sia l’ok definitivo dei piloti: vittoria preventiva?), i sindacati che trovano l’accordo (previo “chiarimento”: infatti è tutto chiarissimo), il Pd decisivo per la buona riuscita dell’operazione (mettiamo che sia vero almeno un po’: ma chi se n’è accorto?), Air France e Cai, ai francesi il 10-25% e a Colaninno i precari (semplificando). Bene per l’azienda italiana. Male che sia andata all’italiana. Senza che nessuno ci abbia capito qualcosa. Gli italiani resteranno gente disinformata sui fatti. E continueranno a volare basso.

Il mondo si è fermato a Revolutionary Road

25 settembre 2008

… e poi passi da Revolutionary Road e scopri dov’è che sono davvero cambiate le cose. Dove il mondo ha smesso di sognare. Dove l’immaginario culturale ha ceduto alla cultura del consumismo. È l’America anni ’50, Frank e April sono giovani, innamorati, brillanti, liberal. Si sono formati studiando nei college della East Coast e andando a teatro, hanno modelli di riferimento europei e un forte credo politico, oggi sicuro che voterebbero Obama. Sono pieni di sogni, ma poi arriva la vita. Si sposano, mettono su casa e famiglia. Frank sceglie un lavoro qualunque in città, lei resta a far quadrare l’economia domestica; archiviare scartoffie e passare l’aspirapolvere, that’s life. Facciamo la vita grigia di tutti gli altri, dicono Frank e April, ma noi siamo diversi, resteremo gli stessi di prima, non cambieremo mai, di certo non qui, a Revolutionary Road. E invece il grande sogno comincia a cedere a un sogno sempre più piccolo. O piccolo borghese, che è lo stesso. Quel che accadeva allora capita anche oggi. (Ri)leggetevi questo grande romanzo, l’ha scritto Richard Yates negli anni ’60 e sembra che parli del Duemila. Del soffocamento culturale che ci sta lasciando senza sogni, per dirne una. Da questa storia struggente ci ha tratto un film Sam Mendes (quello di American Beauty, io non mi fido granché), uscirà da noi a gennaio. Frank è Leonardo DiCaprio, April Kate Winslet. Ci torneremo sopra.

Una politica da marciapiede

23 settembre 2008

Nel momento in cui il centrosinistra fatica a rilanciare il dibattito, a intercettare il consenso, a costruire un nuovo immaginario, la tentazione – specie per chi fa politica locale – è forte: scateniamoci coi marciapiedi, con le rotonde, con i dossi artificiali, con la pulizia delle strade. Facciamo quello-che-la-gente-vuole. Tutto vero, tutto giusto. Il nodo sta però nel capire che la buona gestione dell’agenda amministrativa spicciola (per dire) può anche costituire disegno politico. Che significa proprio rilanciare il dibattito, intercettare il consenso, (soprattutto) costruire un nuovo immaginario. Di questi tempi la gente è già ampiamente stimolata a farsi gli affari suoi, a stare chiusa dentro casa (quando viene la sera, canterebbe De Gregori), a dis-integrare invece che accogliere dall’esterno: limitarsi ad asfaltarle la strada sotto il portone sarebbe l’errore più grave. Partire dal marciapiede per guardare ben oltre la strada di casa. La (nostra) politica dovrebbe servire anche a questo.

Superpartito con superproblemi

21 settembre 2008

Temo che il Pd abbia la sindrome di Hancock, ultimo arrivato nella schiera dei supereroi con superproblemi. Fa le cose giuste, ma il più delle volte nel modo sbagliato. Sarebbe capace di imprese colossali, ma al momento si è come un po’ assopito. Riuscirebbe a dare risposta alle questioni che stanno a cuore a tutti, ma non riesce a farsi voler bene dalla gente. Nel film (carino, senza esagerare), Will Smith si fa rilanciare da un bravo curatore d’immagine e si auto-condanna alla solitudine per acquisire più forza e vincere le sue battaglie. Non mi sembra una cattiva strategia. Io comincio a comprarmi la tutina da supereroe, just in case…

Obama Mia! – C’è movement in Brianza

21 settembre 2008

Bellissima serata ieri alla Festa di Monza a parlare di Obama. Lontano dal “colore” con cui ci (dis)informa la nostra stampa. Con due persone giovani e competenti: Marilisa Palumbo, che ha scritto con Guido Moltedo il bel Barack Obama. La rockstar della politica americana, e Andrea Mollica, la rockstar della politica varesina con l’occhio vigile sulle elezioni d’oltreoceano.

Uno sguardo sulla politica del post: post-ideologia, post-razziale, e anche (tirandolo un po’ per i capelli) di post nel senso di blog, per la capacità che un personaggio come Obama ha avuto nell’utilizzare la Rete per creare nuovi spazi di consenso prima di farsi usare mediaticamente da essa. Una politica del dialogo, ma non nel senso post-elettorale che ha avuto qui da noi. Il dialogo sui values, partendo anche da un confronto trasparente con l’elettorato religioso del Paese, quel mondo evangelico-sociale che non può essere lasciato in mano alle destre (e qui non si parla solo di America).

Morale? Anche noi Democratici di qua dall’Oceano dovremmo accorgerci che su molti temi il futuro è già arrivato. Far ripartire il dialogo sui valori. Intercettare chi si fa tentare dall’antipolitica, chi qualche mese fa ha riempito le piazze per Veltroni e oggi si sta già defilando, chi ha bisogno di una posizione ferma su due/tre questioni del Nord per convincersi che può esserci un’alternativa al forzaleghismo. Creare un movement, detto alla uozzamèrica. Una forza di Partito ma sappia muovere dal basso, che riporti l’interesse sulle cose, che all’occorrenza sappia sfidare l’establishment se questo serve ad acciuffare chi è lontano. Perché la Brianza è un po’ come l’Iowa: forse prima o poi si può vincere anche qui.

Obama Mia! – Memorandum

19 settembre 2008

Le due facce dell’America da non farsi scappare questo weekend. Domani alle 21 alla Festa Pd di Monza si parla di Obama a partire dal bel libro di Guido Moltedo e Marilisa Palumbo, sotto l’egida del nostro Pd Next e con la collaborazione dell’espertone Andrea Mollica. Oggi invece escono i Coen col loro imperdibile film. L’America di una rinnovata consapevolezza contro quella di una inconsapevole idiozia. Entrambe geniali. È un grande Paese, e non solo per idioti.

A(hi)litalia

19 settembre 2008

Due cose chiare.


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