Archive for giugno 2008

Continuiamo a suonare

30 giugno 2008

Temevo che non sarebbe andata facilmente. Che sarebbe stata dura mettere insieme i “pezzi”, le persone, le storie diverse, i soliti noti e le new entry, e poi le griglie delle costine, le friggitrici, i vassoi per il servizio ai tavoli…

La prima Festa vimercatese dell’Era Democratica (un po’ come l’Era Glaciale, nel senso cartoonesco del termine: il Pd come lo scoiattolino che cerca di godersi la sua sospirata ghianda ma non riesce a trovare pace) è finita ieri sera, con bilancio (politico e umano) in grande attivo.

Il lavoro dei prossimi mesi sarà lungo. Ma – se c’è una cosa che abbiamo imparato da questa Festa – è che la base c’è, le persone (vecchie e nuove) sono pronte. Ora c’è bisogno di un partito vero che le tenga (col)legate. Un partito presente, come presente è stato lo spirito dei volontari che hanno tagliato costine e servito salamelle in questa bella dieci-giorni. Volontari che adesso sono spaesati, si sentono soli con la loro voglia di fare (un ragazzo “insospettabile”, fino a poco tempo fa incerto sul partecipare o meno alla Festa, mi ha chiesto: «Ma quando parte il tesseramento del Pd?». Ecco, è a queste domande che il partito deve dare una risposta urgente).

La Festa è finita. È finita nel pieno di una vera tempesta, come nella più bella scena del bellissimo Lascia perdere, Johnny! (guardatela qui, ne vale la pena). Anche noi, in stile Titanic, abbiamo continuato a suonare. La buona notizia è che la nave (forse) non affonderà.

PS: A proposito di Feste, bilanci e rilanci del Pd, con Pippo stiamo girando Il grembiule. Prossimamente su questi schermi…

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Silvio Wars

26 giugno 2008

Facendo “ricerca” per lavoro su Star Wars, incappo in questo vecchio video: l’associazione è un po’ facile, d’accordo, ma funziona. Ancora oggi. Quando chi va in cerca di quel che dice il video, ma declinato con toni più seri, non può mancare l’appuntamento settimanale con l’editoriale di Ezio Mauro. Illuminante. Come la spada-laser di Obi Wan-Kenobi.

Because the Boss…

26 giugno 2008

… belongs to lovers. Questo dovrebbe essere la musica, un grande connettore di amore collettivo. Il Boss a San Siro è sceso come un Dio, un Dio dispensatore di amore e di energia, generosissimo e democratico (ogni riferimento a campagne politiche in corso è puramente casuale?). Accetta le canzoni a richiesta, si diverte a fare tutti i suoi classici (o quasi: mancaThe River, azz), si rotola nel pubblico, urla Milanoooo e in un momento Milano sembra bellissima. Parla la lingua che parla la gente, e capisce che quel sorprendente finale twist and shout (proprio lui, quello dei Beatles) è il mondo che tutti vorremmo, ed è giusto farlo durare per sempre. Una scarica di energia di cui dobbiamo fare tesoro. Così sarà più bello e più facile livin’ in the future

Alcolici e integrati

23 giugno 2008

Vengo dalla quinta serata di Festa Democratica vimercatese. Ora si vede chiaramente che (come sperato) a lavorarci ci sono anime vecchie e nuove. C’è un grosso lavoro da fare per integrarle tra loro, queste anime. Che si conoscono tutte ma stanno ancora, “secondo natura”, nel proprio gruppo di riferimento, gli storici “festivalieri” tra loro, i consiglieri democratici coi consiglieri democratici, le facce nuove intercettate dai circoli fondamentalmente da sole. Mi viene spesso da dire che è un anno di passaggio, e non per niente. Ma lavoriamo da subito perché il passaggio sia – se non indolore – almeno proficuo. Oggi un collega consigliere (ex Margherita) ha offerto agli storici “compagni” della Festa sopravvissuti (ex Ds) il vino che imbottiglia nella sua villeggiatura piemontese. Ne è nata una bella chiacchierata tra anime vecchie e anime nuove, di dove sei, cosa fai, che buono questo vino, no assaggia il mio. È stato un gesto bello, utile, non scontato. Si sa che il cibo è un buon motore per la comunicazione e l’integrazione. Mi piacerebbe che queste Feste senza nome (o con troppi nomi diversi) segnassero il passaggio al partito che verrà anche attraverso simboli come questo.

O Natura cortese…

22 giugno 2008

C’è una scena quanto mai emblematica in E venne il giorno (pessimo titolo italiano di The Happening): il protagonista Mark Wahlberg cerca di ristabilire un contatto con la Natura diventata di colpo matrigna e scopre che quella con cui sta parlando (letteralmente) è una pianta di plastica. Il messaggio (meglio, l’s.o.s.) è forte è chiaro: abbiamo creato un ambiente artificiale e stiamo uccidendo il pianeta vero. E con esso noi stessi. Poi M. Night Shyamalan (il regista de Il sesto senso, Signs e soprattutto dello psycho-capolavoro The Village) fa a modo suo: e si inventa la grande metafora di una minaccia (probabilmente ambientale, appunto) che si solleva contro l’uomo, portandolo a perdere l’istinto di autoconservazione e a incappare in una agghiacciante catena di suicidi collettivi; una minaccia che l’uomo non riesce a leggere, imputando la fine del mondo al solito attacco terroristico. La tesi è evidente (troppo?): come direbbe il Leopardi delle Operette morali, noi siamo quelli che sono fuggiti dalla Natura, e adesso il conto è arrivato. Il film, che poteva essere la summa dello Shyamalan-pensiero, qua e là fa acqua; ma il tema non è per niente scontato, e orchestrato – come sempre nelle visioni del regista – nella maniera in cui sarebbe piaciuta a Hitchcock, con l’aggiunta di un po’ di sci-fi anni ’50. Se domani vi fermerete improvvisamente in mezzo alla strada e inizierete a camminare all’indietro, sappiate che è venuto il vostro giorno. E anche il nostro.

La vertigine non è paura di cadere…

21 giugno 2008

… ma voglia di volare. Lo dice, al solito brillantemente, anche l’amico Pippo, per risollevarsi dal mezzo pantano (è anche colpa della pioggia) in cui sembra versare il Pd. Io firmo. Anzi Firmino.

PS: A proposito di Firmino. Sempre grazie a Pippo, appuntamento con tutti i “firminati” (mio nuovo conio per intendere i fulminati da Firmino) il 10 luglio alle 21 alla libreria Feltrinelli di Monza per discussione e lettura collettiva. Segue cena. E non è detto che non sia a base di libri…

We can be heroes (just for one day)

20 giugno 2008

Ho paura che abbia ragione Berselli.

«Dalle parti del Partito Democratico comincia a farsi largo il sospetto tremendo: e cioè di essere caduti come gonzi nella supertrappola di Silvio Berlusconi. Altro che lo “statista” tutto sorrisi e nuova dignità istituzionale. Piuttosto l’autore di un trappolone pazzesco, una supercazzola storica, un amo ingoiato dal PD con tutta la lenza fino alla canna».

La conclusione – previo elenco dei “capolavori” della nuova maggioranza: secessionismo agli Interni e fascismo alla Difesa, post e neo craxiani al governo e boutade simpaticamente incoscienti (l’Alitalia, il nucleare del 2013…), e soprattutto le leggine ad personam – è che «il PD è diviso fra correnti, fondazioni, centri culturali, e l’intera sinistra appare talmente abbattuta da rischiare l’evaporazione. Con tutta probabilità il disegno strutturale del leader del PD, pacificazione politica e riforme, è abortito. […] Il programma istituzionale sta per arenarsi di fronte alla protervia di Berlusconi. In questa situazione, non c’è congresso che possa rianimare il PD. Per i “democrat” è venuto il momento di pensare a qualcosa di eccezionale, forse perfino di eroico. Anche se sappiamo che è sfortunato quel partito che ha bisogno di eroi».

Se avete un quarto d’ora, leggetelo. Aspettando l’arrivo degli eroi…

… ma con in mano un raggio di sole

19 giugno 2008

Al secondo giorno di sole, si può dire ufficialmente: il bel tempo è arrivato. E speriamo che se ne vadano anche i brutti pensieri. Cominciamo allora a sfruttare in questo senso la Festa de l’Unità (mi ostino a chiamarla così), che parte stasera a Vimercate (all’Area Feste in via degli Atleti, zona piscina). E che – almeno per noi – sarà un bel test: abbandonato il campo (meglio, la cucina) tanti dei compagni che ci hanno affiancato in tutti questi anni (a memoria personale, 15 anni di ricordi bellissimi), vediamo chi sappiamo intercettare di nuovo sulla neonata base democratica. C’è bisogno anche di questo, di un gruppo che sappia lavorare insieme, che non si perda, neanche di fronte a una salamella. Sarà il sole là fuori, ma voglio tornare ad essere un po’ più fiducioso.

Una bella lezione

16 giugno 2008

Si parla spesso di emergenza formativa (a me almeno ultimamente capita), ed ecco che arriva il film sulla scuola che mancava: Entre les murs, Palma d’oro (meritata) all’ultimo Cannes, in Italia a ottobre ribattezzato La classe. Lo firma il francese Laurent Cantet, uno dei pochi registi di oggi ad essersi occupati di lavoro e delle sue conseguenze (il dramma dell’impiego in Risorse umane, 1999, quello della disoccupazione in A tempo pieno, 2001) e che per questo film si è ispirato al libro autobiografico di François Bégaudeau, professore nella vita come nel film.

Che non è altro se non la registrazione di un anno di scuola in una seconda superiore d’Oltralpe, dentro un istituto come tanti, lontano dai sensazionalismi delle banlieue. Quello che fa paura sta proprio qui: la difficoltà di formazione oggi è “normale”, diffusa, tristemente condivisa.

Saltano all’occhio le differenze tra scuola italiana e francese (gli insegnanti mediamente molto più giovani, i rappresentanti di classe invitati al collegio docenti…), ma anche urgenze comuni: le categorie troppo strette della didattica tradizionale, l’integrazione tra le diverse etnie che compongono la scuola al tempo del melting pot (i ragazzi figli di immigrati, francesi sulla carta d’identità ma incapaci di sentirsi tali), i docenti svogliati che si preoccupano più della macchinetta del caffè che del dialogo con gli studenti, la difficoltà di insegnare come di imparare, con quella battuta finale (che non svelo) che dice molto su quello a cui serve – o dovrebbe servire – la scuola di oggi. E invece si rischia di non capire (letteralmente) niente…

Una bella lezione di cinema. E anche di vita.

Senti come piove

14 giugno 2008

C’è qualcosa che non va. Saranno le piogge improvvise che trasformano la Brianza (e non solo) in un monsonico Vietnam, ma sembra tutto viziato da qualcosa di malsano.

I circoli democratici che arrancano, si chiudono in se stessi, non riescono a guardare fuori, penalizzati da una gestione nazionale che non comunica messaggi, linee, anche “simboli” per procedere nel lavoro cominciato proficuamente a inizio 2008.

Veltroni che non si riprende dalla sconfitta (di due mesi fa però), si fa tentare un po’ precipitosamente dalla bagarre sulla collocazione europea del PD e l’unico affondo che fa – nell’ultima settimana – riguarda i presunti “refusi” della proposta di legge sulle intercettazioni.

La (ex) Festa de l’Unità che tra nemmeno una settimana partirà anche a Vimercate (dopo essere stata ribattezzata Festa Democratica, sic), e non si sa ancora quali innovazioni sarà capace di portare, quale nuovo corso saprà comunicare ai militanti come agli elettori. (Anche qui, nessuna direttiva nazionale, neanche sul nome, col rischio che il vecchio “brand” venga soppiantato da un fiorire di insegne incapaci di radicarsi nella testa di chicchessia).

Manca il gioco di squadra, un po’ come per la Nazionale mandata agli Europei. Mancano gli sguardi tra i compagni di gioco, i tiri in lungo, la decisione in campo. Ho paura che si faccia tutto in moviola. Ora vado a vedere che succede là fuori. Senza dimenticare l’ombrello.

PS: In cambio del maltempo (metaforico e non) ho visto uno splendido film: Un conte de Noël (in Italia uscirà a dicembre col probabile titolo Racconto di Natale). È una grande storia di famiglia francese su sfondo natalizio. Ci sono i tiri incrociati tra genitori e figli, fratelli e sorelle, cognati e nipoti. C’è la vita e la morte, l’amore e la malattia, le emozioni che ci fanno stare al mondo. C’è un cast di glorie vecchie e nuove, con in testa Catherine Deneuve e il Mathieu Amalric de Lo scafandro e la farfalla. C’è la firma di Arnaud Desplechin, grande erede della Nouvelle Vague che filma come se stesse improvvisando un session di jazz. C’è l’idea che possa tornare il sereno. Anche dopo settimane di pioggia.


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