Life Is Now

Alla fine – per ragioni, diciamo così, “di lavoro” – ho visto pure io Scusa ma ti chiamo amore, diretto da Federico Moccia a partire da un suo romanzo (quando si dice “uomo dal multiforme ingegno”…). Al di là dei meriti prettamente cinematografici (pressoché nulli), torna il tema del modello culturale (non solo) giovanile che sta passando di questi tempi. Il messaggio? Non esiste nessuna autorità, nella vita bisogna essere furbi e un po’ stronzi, fare le scarpe a chi ti sta vicino. Soprattutto consumare tutto, possibilmente in fretta, sentimenti, amicizia, scuola, lavoro, e poi soldi, un mucchio di soldi. “Life Is Now”, come da telefonino-pensiero, e anche per la vita ci vogliono continue “ricariche”.

Fa abbastanza spavento. E fa ancora più paura pensare che questi (non solo) giovani noi li sottovalutiamo, sottovalutiamo il “mondo Moccia” (un immaginario molto più ampio di qualche libro e qualche film) col nostro solito birignao snob. Scusa ma ti chiamo amore è un film da vedere anche solo per capire un po’ più da vicino che il mondo là fuori (o il mondo che tanti sognano, che è ancora peggio) è più simile a quella roba lì che ai modelli che abbiamo in mente noi.

Ne tengano anche conto i giovani che fanno politica (a cominciare dai nostri Giovani Democratici di Monza e Brianza), e che ai giovani devono rivolgersi. Bisogna partire (anche) dai modelli culturali. E tentare di cambiarli.

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6 Risposte to “Life Is Now”

  1. Nicola Says:

    Cara Maestra,
    neanche a me piacciono Moccia e i mocciosi – ma io non conto, perché a 6 anni già chiosavo Goffredo di Monmouth (ti ricordi, Maestra? Quello che parlando dei nani sulle spalle dei giganti ha dato via a certi filoni “bizarre” della nostra cinematografia). Però, cara Maestra, non capisco bene che cosa vuoi dire, ed è per questo che che ho deciso di scriverti una letterina. Che cosa ti “fa abbastanza spavento”? I mocciosi rappresentati da Moccia o quelli che leggono le loro avventure? Ho paura che tu intenda la seconda e – di conseguenza – stia cercando di introiettare (questa parola me l’ha insegnata Goffredo l’altra notte) nelle nostre menti che se leggiamo Moccia diventiamo tutti dei mocciosi e che quindi dovremmo passare i pomeriggi nello studio coatto del Pindemonte, non come dei coatti di periferia a mandarci sms e sognare di diventare come Totti. Eh no, cara maestra, noi diventiamo dei mocciosi se tu non ci insegni a leggere Moccia con scienza, a capire perché è robaccia quella che scrive, che dovremmo chiosare non dico Goffredo di Monmouth, ma almeno Goffredo Parise. Lo so che anche il nostro preside, il prof. Antonio Scurati, ha scritto una durissima circolare – che ha pubblicato La Stampa – contro la “cattiva pedagogia” di Moccia, ma il prof. non è credibile e quando va a fare gli occhi da pesce lesso alla sciura Bignardi io penso che anche lui, in fondo, in fondo, è un mocciosetto, solo un po’ più furbo di quegli straccioni di borgatari che vorrebbe educare. Ma siamo seri, Maestra Mattia! Lo so che tu, la Maestra Paola e la Maestra Ilenia avete le migliori intenzioni, ma secondo me state proprio sbagliando. Moccia non è un pericolo, il pericolo siete voi e l’uso che fate della vostra “missione pedagogica”! Diventate un po’ più severe a scuola, insegnateci a studiare. Ma ti ricordi quello scorreggione di Beppe Bergomi Fioroni, cosa disse appena insediato? “Gli studenti devono passare meno tempo sui libri. Dovranno studiare solo in classe, a casa dovranno dedicarsi ad altro”. E tutti (noi aspiranti mocciosetti) a festeggiare e sognare pomeriggi di legno e schiuma. Poi si è reso conto che aveva detto una cazzata e ha tuonato: “La scuola deve tornare ad essere un luogo in cui si studia e si cresce”. Ma insomma, voi altri professori, presidi e direttori scolastici della Scuola del Partito democratico, quand’è che vi deciderete a elaborare qualche proposta seria – non di quelle che nascono sull’onda dello sdegno della notizia – su quello che si deve fare, in questa scuola?
    La tua studentessa preferita,
    Veronica Lario

  2. mattiacarzaniga Says:

    Cara studentessa Veronica
    (che poi tra di noi sappiamo che ti chiami Miriam Bartolini),
    il problema non è Moccia contro Parise (anzi, a me Moccia sta pure piùà simpatico di Parise), o i mocciosi contro i secchioni, o il telefonino contro la scuola.
    Il problema sta nel fatto che non siamo più “culturalmente egemoni” (per usare le vecchie categorie) da quasi trent’anni, tanti quanti sono quelli dell’impero mediatico del suo fidanzatino Silvio. Il che non vuol dire che è colpa di Berlusconi o di Canale5 in quanto tali, ma dell’immaginario che hanno prepotentemente radicato nei cittadini/consumatori.
    Si può essere al passo coi tempi (e dunque coi cellulari, con Internet, con la moda, ecc.) senza sostituire il proprio campo di valori con quello della pubblicità.
    E stavolta non vedo in primo piano la scuola. Non penso che tutti debbano leggere Parise, o Gadda, o Landolfi, che debbano studiare la mattina, il pomeriggio e la sera per diventare cittadini critici e non consumatori furbacchioni. Penso che tutti meriterebbero un diverso modello culturale, che non insegna (come fa la tv di oggi, e di conseguenza i media tutti) che bisogna vincere facile – e “a gratis” – i soldi e i sentimenti, i pacchi di Affari Tuoi come le storie d’amore vendute dalla De Filippi, e che anche gli “uomini senza qualità” possono fare la Storia (perché “la vita è adesso”, e allora va bene che tutto si bruci in un secondo).
    E’ un discorso di sostanza, il buon Walter ha proposto più di una volta questo indirizzo nell’ultima campagna elettorale. Speriamo non resti inascoltato dalle basi. Chi l’ha detto che non si può cominciare da un lavoro nel territorio sui temi e i contenuti del Partito?
    Maestro Mattia

  3. Nicola Says:

    Sinceramente e a parte gli scherzi,
    io credo che la funzione culturale (che poi non era solo culturale, ma egemonica della vita tutta) dei partiti abbia perso di significato.
    Un tempo si diceva che il Partito comunista rappresentava la parte migliore e più dinamica del paese. Oggi sicuramente – e purtroppo – la parte più dinamica del paese non sta a sinistra. E la parte migliore non esiste più: la società è troppo frammentata – e lasciamo pure che Bertinotti continui a berciare di “blocchi sociali”.
    Parlare dei problemi dell’istituzione-scuola (problemi che non riguardano solo l’Italia) significa secondo me prendere il toro per le corna: la sinistra deve capire che non è proponendo un altro modello che si vince, anche perché io inorridisco all’idea di “educare il popolo”. Gli strumenti devono essere altri e anti-ideologici: ad esempio abbandonare una cattiva interpretazione del pensiero di Don Milani, sempre più spesso citato a sproposito (in senso positivo o negativo) come l’ideologo di un certo sistema scolastico odierno. Solo così, partendo dai fondamentali della pedagogia si può sperare in un cambiamento.
    Devo anche aggiungere che io non vedo così di malocchio il fenomeno Moccia: questo è un paese in cui si è sempre letto pochissimo e in cui, nonostante i proclami apocalittici di tanti disintegrati intellettuali della sinistra, oggi si legge molto di più che nella presunta epoca d’oro in cui Calvino, Pasolini e Moravia avrebebero spadroneggiato all’interno delle coscienze collettive. Queste sono balle e bisognerebbe dirlo una volta per tutte. Certo, so benissimo che un conto è leggere Moccia e un conto leggere Goffredo (uno qualsiasi, scegli tu) e so anche che il passaggio da Moccia a Goffredo non è automatico. Ma la cultura, fortunatamente, vive su tempi molto lunghi. Dopo secoli di totale esclusione delle masse (ah che bello!, quanto mi sento marxista!) dalla società delle menti, oggi sta avvenendo l’inimmaginabile. Per dirla col bellissimo Baricco, siamo di fronte a un’invasione barbarica, che travolgerà vecchie posizioni di rendita. E pazienza – sto cominciando a pensare – se a essere travolto sarà proprio il frusto e pachidermico apparato intellettual-politico di sinistra.
    Tuo,
    nicola

  4. Nicola Says:

    Insomma,
    non so se l’hai capito, ma la cosa che a me dà fastidio del tuo ragionamento, è quella dei “modelli culturali”. No, no, no signora Maestra! Io-non-ci-sto, come diceva re Oscar Luigi.
    n

  5. mattiacarzaniga Says:

    io invece penso che si possa parlare di modelli culturali (pensa a come si potrebbe/poteva affrontare la questione Rai in questo senso) senza ideologismi, considerando al contempo il “tramonto del pachidermico apparato intellettual-politico di sinistra”.
    mi piace parlare come fai tu di tempi (e pensieri) lunghi.
    del fatto che il dinamismo non sta più a sinistra (e dire che lo sappiamo da un pezzo. ora serve però capire dove sta).
    della possibilità di un ritorno della cultura di massa (non necessariamente nel senso marxista del termine).
    di leggere la questione-scuola in questo modo (e non solo in termini didattico-ministeriali, come nel tuo primo commento), per “prendere il toro per le corna”, alla don milani.
    non è un discorso ideologico, sai che sono il primo anti-ideologico, a vedere moccia mi sono pure divertito.
    anzi, penso che bisognerebbe rivolgersi ai mocciosi cercando di parlare lo stesso linguaggio, non quello barbarico dei baricco (e delle bignardi).
    se no il rischio è che diventi un disco rotto, come questo dialogo tra pseudo-maestro e pseudo-allievo.
    mat

  6. Nicola Says:

    Continuo ad avere dei dubbi, Mattia.
    In fin dei conti io l’ho sempre pensata come la pensi tu, ma ultimamente sto cominciando a ricredermi. Davvero penso che i modelli culturali vengano molto – ma molto dopo – altre questioni. Che l’egemonia culturale e cose simili rischino di distanziare sempre di più il ceto politico (e intellettuale) di sinistra dal resto del paese.
    Ieri da Floris il primo servizio era dedicato ai provvedimenti (più presunti che reali) del nuovo governo. Il montaggio era abbastanza gustoso perché alle immagini del Berlusca e dei suoi scherani si alternavano istantanee di strada in stile Santoro (a’ ggente che protestava in un italiano incerto, idee grossolane espresse ancora peggio – insomma tutto il solito armamentario della tv popolare, non solo di sinistra, dato che c’era anche qualcosa rubato da Studio Aperto, che, sinceramente, non so a che cazzo possa servire in un dibattito serio). Il tutto era contrappuntato dal commento di un filosofo, prof. Marramao (perché non sei morto?), che parlava in un’aula vuota dei principi che dovrebbero animare la gestione di uno stato. Ora, non che dicesse cazzate, per carità, ma le sue parole erano di una banalità sconcertante: parevano un birignao rassicurante rivolto al pubblico medio, di media cultura (Pasolini aveva ragione da vendere a sputare sulla cultura media) di sinistra ecc. ecc. Insomma, le solite cose, trite e ritrite. Davvero pensiamo (non è una provocazione, me lo domando anch’io) che il bagaglio culturale di cui la sinistra è erede sia utile per interpretare quello che ci accade intorno? A me sembre che sia d’impaccio (non dannoso, ma inutile) e che faccia perdere agilità.
    Scusa se sono andato Off-Topic, ma secondo me la questione Moccia è racchiusa, come una matrioska, dentro un cambiamento epocale che si fatica a (voler) vedere.
    nicola

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