Indiana Jones IV (mandato)

«Crepa, compagno!». Non è l’esito del rinnovato dialogo tra Partito Democratico e Sinistra. È l’entrata in scena di Indiana Jones, arrivato – con frusta e cappello d’ordinanza – al quarto mandato. Vedere la sua faccia stropicciata che dice «Russi!» fa saltare tutte le categorie cinefilo-politiche.

Chi l’avrebbe detto. Indy, archeologo-avventuriero anni ’30, al tempo della guerra fredda. Come Berlusconi (anche lui al quarto mandato), tycoon anni ’80, ancora al governo nel duemila.

Incipit folgorante (non come quello del quarto esecutivo del Caimano). Spielberg (insieme a Lucas) conosce bene gli anni ’50, quel clima nostalgico-pop alla American Graffiti. E riempie la prima mezz’ora di luci caramellose, brillantina, macchinoni e motociclette stile Il selvaggio. Poi qualcosa si perde, gli epigoni della saga del professor Jones sono stati tanti negli ultimi vent’anni, e tante cose le abbiamo già viste. Dalle Città dell’Oro perdute agli incontri ravvicinati con gli alieni.

Però ci si diverte. Un po’ perché è davvero come il Berlusconi IV. Anche lì, come nel film, ci sono formiche giganti (Brunetta, che se non stai attento lo schiacci), donne in pantaloni con caschetto nero e molta sete di conoscenza (Carfagna, che però ci tiene a precisare appena può di non essere comunista, a differenza della virago Cate Blanchett nel film) e teschi di cristallo (Bondi, con quel cranio oblungo e frangibilissimo).

Il problema (per l’Italia) è che nell’ultima scena (del film) c’è l’aggancio al sequel…

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6 Risposte to “Indiana Jones IV (mandato)”

  1. Nicola Says:

    Secondo me l’incipit del Berlusconi IV è stato folgorante. Sarà che i due anni precedenti (e anche i precedenti Berlusconi) ci avevano folgorati sul serio, rischiando di ammazzarci; almeno stavolta il Berlusca sta prendendo decisioni, più o meno condivisibili (ad esempio il nucleare: le scorie verranno stoccate in Russia o conitnueremo a farle mangiare a Bondi, col rischio che diventi sempre più fosforescente?).
    Un caro saluto,
    Otto Von Bismark Hohenzollern Wallenstein dei Klementoni

  2. Eva Says:

    Caro Carzanhouse, a me questo Indiana Jones, come ti dicevo poc’anzi (sono la tua vicina di scrivania, perché ti scrivo??..), non ha emozionato e non mi ha fatto innamorare come, sicuramente sbagliando, forse davo per scontato avrebbe fatto, memore di quel che ha significato per me il primo Indy, ovvero l’ingresso, unico e irripetibile e – quello sì – “magico” di un genere cinematografico nell’ orizzonte del mio immaginario cinematografico (scusate la ripetizione): quello dell’avventura. Quindi una sorta di innaoramento, e (ri)scusate questa volta l’esagerazione. Un archetipo che rimane tale e prescinde anche il fatto che magari poi nel resto della vita quello non sarà il genere che prediligerai (è il mio caso).
    Per l’ennesima volta quindi quel che mi ha lasciato questo film è stato constatare che moltissimo conta nel giudizio che poi do a un film (cosa che tra l’altro faccio sempre molta fatica a fare!…) l’aspettativa che ne ho.. che però è brutto, è ammazzare un giudizio chiaro e spontaneo, o almeno almeno condizionarlo pesantemente…! Ma è un po’ tutto così, no?
    Eva
    (W Zavatena!)

  3. mattiacarzaniga Says:

    Eva(n) carissima, capita spesso di pensare… spinti magari da pregiudizi…
    No dai, se no diventa una discussione autoreferenziale tra vicini di scrivania.
    Io non mi sono innamorato di Indiana Jones (in realtà mai, se non per certe deviazioni “bondistiche” dell’Ultima crociata), ma anche stavolta molto divertito. A cominciare dall’effetto un po’ straniante di vedere Indy trasferito negli anni ’50, con tutto il loro armamentario un po’ naïf, i russi “ti spiezzo in due”, il maccartismo all’acqua di rose, i nuovi oggetti del desiderio (il chiodo, il frigorigero piombato a prova di atomica, !!!), le prime derive consumistiche (toglietemi tutto, ma non la brillantina).
    E, considerato che il cinema è morto, mi ha fatto un po’ effetto constatare che la riesumazione di vecchi “cadaveri” dà risultati talvolta più vitali di tante idee originali. Per dirla con le parole dello stesso Indiana, «se questa la chiami archelogia…».
    Hasta luego!
    Carzamerica
    (you sorra show…)

  4. Nicola Says:

    Mattia, per piacere, rispondimi!!! Almeno perché possa rivederti in quella foto dove sei così bello, così affascinante, così piacione, così Paolo Crepet.
    Tuo,
    Sander Bond

  5. Nicola Says:

    Ma forse sei troppo impegnato a elaborare Gomorra…

    Garrone quello del libro Cuore

  6. mattiacarzaniga Says:

    Paolo Crepet risponde, ma a patto che nei commenti si evitino queste derive cazzone – anche perché se no poi non ha più tempo per le sue elaborazioni filmico-politiche.
    Per quanto mi riguarda mi è difficile parlare di folgorazione.
    Di buon marketing sì: il primo consiglio dei ministri a Napoli è una genialata.
    Va bene qualche concessione al dialogo (vedi il tema dell’esercito nei luoghi caldi della guerriglia/gomorra dei rifiuti in Campania, anche per scongiurare il pericolo della “giustizia fai-da-te”, come oggi giustamente segnala il buon Walter), ma differenziamoci di più sui temi, tanto per cominciare facciamo la voce più grossa sull’avvio delle politiche interne sull’immigrazione.
    Sulle Scorie a Bondi, perché no: nell’ultimo Indiana Jones, i teschi di cristallo hanno derive extraterrestri. E lui, che sotto quella crapa pelata nasconde di sicuro un teschio di cristallo, deve essere stato rapito dagli alieni, in qualche momento della sua vita.
    Werner Kroger Schiffer von Trotta di Dusseldorf

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