Ed al Travaglio usato…

… ciascuno in suo pensier farà ritorno. Scomodo Giacomo Leopardi (ma sì) per confermare – parafrasando – che è proprio il solito Travaglio. Nel senso di Marco (che peraltro al buon Giacomo un po’ ci assomiglia), che con i suoi eleganti aneddoti scatena paturnie collettive nei salotti buoni della tv. Più che un attento giornalista, mi ha sempre dato l’idea del bravo cantastorie, che romanza certi passaggi e ne omette altri, come si conviene ad ogni buon narratore. E mi importa poco che in questo giro ci finisca Schifani, a cui chiunque può fantasiosamente attribuire dubbi compagni di merende. Il nodo è che il (sedicente) giornalismo politico italiano è diventato un fiume di note di colore, infiorettature, ricostruzioni sempre un poco immaginifiche, fantapolitica da Transatlantico. Sono d’accordo con quello che scrive oggi D’Avanzo su Repubblica: il rischio è barattare la precisione del cronista con l’abilità dell’affabulatore da piazza, colorato e approssimativo, e pure vagamente paraculo. C’è un'”emergenza informativa” che fa paura, soprattutto nei giornali e nelle televisioni cosiddetti “di sinistra”. (Nel caso specifico, c’è anche un’emergenza Fabio Fazio, che ultimamente toppa qualunque intervista gli capiti sotto mano. Ma questa è un’altra storia).

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3 Risposte to “Ed al Travaglio usato…”

  1. New Italy Net Says:

    A proposito di Travaglio:

    L’industria della coscienza …

    Ma chi fa parte dell’industria della coscienza? Chi oltre all’attuale e ben nota leadership politica di sinistra – i noti Piero Fassino, Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Fausto Bertinotti, Oliviero Diliberto, Antonio Di Pietro – ne fa parte? Ecco alcuni nomi illustri: Beppe Grillo, Roberto Benigni, Dario Fo, Marco Travaglio, Michele Santoro, Gino Strada, Nanni Moretti e tanti altri come loro che da sempre si adoperano incessantemente a tenere ben sveglie le coscienze altrui e ben alti i propri profitti grazie al sentimento spinto di matrice sinistra. Già, perché sono migliaia i cultori dell’ideologia buonista ancora attivi, e hanno tutti – salvo qualche rarissima eccezione – un denominatore comune: un cospicuo conto in banca. E così fu che la cosiddetta elite della coscienza si inventò paladina dei poveri, per poi in seguito spacciarsi per la parte migliore del paese, la parte più buona, quella sana …

    http://new-italy.net/i-falsi-profeti/industria-della-coscienza/

  2. Fabio Says:

    (io ti avevo avvisato)

    “cantastorie”, ma bene, ora qualcuno di voi dotti “oppositori” del PD mi deve spiegare carte alla mano quali storie ha “cantato” Travaglio. Per quanto mi risulta di tutte le storie che ha cantato nessuna gli è valsa una condanna per diffamazione (salvo un caso). Anche in questo caso non mi stupisce che nessuno entri nel merito di quanto ha detto Travaglio, che Schifani fosse consulente urbanistico per una giunta poi sciolta per mafia è un DATO DI FATTO. Che tra l’altro è stato più volte sottolineato anche da un giornalista che nessuno si sognerebbe mai di toccare come Lirio Abbate.

    ora me lo dovete spiegare, da quando anche il PD ha abbracciato la strategia berlusconiana di tacere i fatti per lasciar spazio alle opinioni?

    La realtà è che Travaglio è un dei pochi giornalisti veramente preparati e liberi di questo paese, e il fatto che PD e PDL facciano quadrato contro di lui ne è la prova…

    ti pregherei di argomentare simili insinuazioni come “cantastorie”, Travaglio le sue “storie” le argomenta, e viene linciato sulla pubblica piazza…

  3. mattiacarzaniga Says:

    Eh già Fabio, uomo avvisato…

    In realtà ho usato Travaglio (Marco) per parlare del travaglio che sta scontando la nostra informazione. Il che non significa “far quadrato” contro nessuno, di Travaglio non contesto la preparazione, ma il fatto che la trasferisca al lettore/spettatore con modi sempre un po’ troppo romanzeschi e narcisistici, buoni per una chiacchierata in un salotto televisivo (e infatti Travaglio è diventato una star) ma un pelo disonesti rispetto al modello che si propongono, perché il giornalismo di inchiesta è un po’ un’altra cosa.

    E non vuol nemmeno dire assolvere Schifani, o la cattiva politica, o tutti quelli che di volta in volta capitano sotto il tiro dei vari Travaglio. Citavo D’Avanzo, che su Repubblica firma fondi ben documentati (e non poco letti) sulle brutte storie che intercorrono tra politica, giustizia, ecc., un giornalista trasparente e poco modaiolo.

    Trovo una bella citazione di Stephen King: «L’onestà del raccontare compensa moltissimi difetti stilistici». Ecco, io vorrei che nel sedicente giornalismo di inchiesta ci fosse qualche bella parola in meno e un poco di sincerità in più. Se no si rischia davvero – come dice New Italy Net (io comunque farei differenza tra classe politica e cosiddetti opinion maker) – che anche la coscienza diventi industria, marketing, parole da consumare nell’asfittica autoreferenzialità del piccolo schermo.

    Si continua, mi piace.

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