Distanza di sicurezza

Ne La giusta distanza, il bel film di Mazzacurati uscito qualche mese fa, l’espressione del titolo si riferiva alla capacità del giornalista di tenere il necessario distacco dalle notizie: non deve stare «troppo lontano da sembrare indifferente», ma neanche «troppo vicino, perché l’emozione, a volte, può abbagliare». Forse l’emergenza-sicurezza (molto emotivamente raccontata dalle cronache nostrane nell’ultima tornata elettorale) è finita. Per esempio, oggi il Tg1 del pavido Riotta non ha aperto con la morte del giovane di Verona ucciso da cinque coetanei in una tranquilla sera di primavera.

Bisognerebbe rivederlo, La giusta distanza: anch’esso ambientato nel profondo Veneto (solo un po’ più giù, nel sonnacchioso Polesine bagnato dal Po), insanguinato da un omicidio che fa prima cadere i sospetti sul solito immigrato e poi scoperchia il marcio che coviamo nella nostra società opulenta. A Verona stasera non ci saranno marce per la sicurezza, il giovane sindaco padano dice che si può uscire tranquilli. Non è stato difficile prendere la giusta distanza. A uccidere sono stati solo cinque ventenni neonazisti. Italianissimi.

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4 Risposte to “Distanza di sicurezza”

  1. Faz Says:

    Ciao Mattia,

    ora che hai sto blog ci toccherà discutere anche via rete, e a manate, ma penso che il tono potrà rimanere umano almeno fino alle prossime elezioni (ottimisticamente, l’anno prossimo)

    a presto

    Faz

  2. Stefano Says:

    Ciao Mattia
    leggo in ritardo questo tua riflessione. All’inizio sono rimasto anch’io molto perplesso dal modo in cui i media hanno approcciato l’omicidio ma poi, devo dire, il tono è cambiato e non si sono potuti più nascondere. L’opulento Veneto cova molti fenomeni di questo tipo e non vanno trascurati.

  3. mattiacarzaniga Says:

    sono d’accordo, inserirsi più profondamente nel tessuto sociale significa anche scoprire queste realtà.
    la mia era più che altro un’osservazione sulla strumentalità con cui è stata diffusa la notizia.
    c’è davvero un'”emergenza informativa” (e di conseguenza anche “formativa”): la politica è diventata il gossip dei due/tre giornalisti che si piazzano tutto il giorno in transatlantico, la cronaca è un grimaldello utilizzato (quando serve) per aprire i tg, buttare l’occhio sulle realtà più diffuse e quotidiane del tessuto sociale sembra non interessare più a nessuno, giornalisti in primis.
    è questa la “giusta distanza”?

  4. Stefano Says:

    Il lavoro giornalistico è cambiato molto. Le inchieste di una volta non si fanno più. Poi ti trovi di fronte a un tipo come Travaglio (che personalmente non so mai come valutare) e ti ricorda che Schifani negli anni ’80 era in società con persone risultate poi legate alla mafia. Provocatore o semplice giornalista che informa? Scusa se ho cambiato discorso ma dopo averlo ascoltato so una cosa in più. Poi ovviamente si possono aprire discorsi di opportunità politica etc.. ma questo è un altro livello

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