Domani nella battaglia pensiamo a noi

In una conversazione virtuale con Roberto e Marco (conversazione che spero continui qui, e si allarghi ad altri navigatori), si è cercato di catalizzare i rispettivi umori di questi giorni post-elettorali e pre-governativi.

Si avverte – dall’interno – la voglia di ripartire rimboccandosi le maniche, ma anche la paura che il progetto-PD possa già naufragare, per colpa di strappi pronti a mettere in discussione il lavoro (faticoso) degli ultimi mesi. Il paradosso è che alcuni pensano che il PD sia stata un’esperienza affrettata, dunque oggi da ripensare, quando in realtà – detto semplicemente – è da più di dieci anni che aspetta di partire. Il progetto è chiaro, e lo è stato anche per molti elettori. Col pochissimo tempo che c’era e il clima di bonaccia post-Prodi, condurre un nuovo partito a questo risultato non era affatto scontato. Pur nella consapevolezza di dover ancora recuperare grosse fette di elettorato, specie al centro: se oggi si vuole governare bisogna capire come intercettare anche quell’elettorato, senza inseguire forzosamente etichette (pur legittime) di social-democrazia e affini. Perché il “correre da soli” dell’ultima campagna elettorale ha condizionato anche il messaggio, limitando il campo alle fasce più esterne, i teodem come gli angiusiani. E questa semplificazione (anche nominalistica) è un vantaggio da non sottovalutare. 

Ora bisogna ricominciare il lavoro nei territori, al Nord ma anche al Sud, dove manca da più di 15 anni una classe dirigente forte. Bisogna ridare rappresentanza e rappresentatività alle realtà locali, scoperchiare gli umori giusti, individuare i temi che servono per ricucire il dialogo con gli elettori (dis)persi.

Come diceva Clint Eastwood in non ricordo quale film, «abbiamo perso la guerra, ma abbiamo vinto le battaglie». È una battuta che può vagamente ricordare i fucili dei 300mila di Bossi, ma davanti a me (a noi) vedo solo battaglie. Da vincere ancora.

PS: A proposito di battaglie. Non posso fare a meno di citazioni. Stavolta il titolo del post viene dal bel romanzo di Javier Marias Domani nella battaglia pensa a me, che consiglio.

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