Una rivoluzione tranquilla (la la)

Nel lontano ’81 la «forza tranquilla» a Mitterrand portò fortuna. Chissà che frutti darà la «rivoluzione dolce» con cui Veltroni si prepara a fronteggiare la carica di forche e carrocci sul fronte settentrionale. Primo dispositivo adottato, un coordinamento del PD che affronti di petto i temi caldi del Nord. E che nell’incontro meneghino di ieri tra il principale esponente dello schieramento a noi amico e i segretari regionali (oltre all’immancabile premiata ditta Bettini & Franceschini) ha avuto la meglio su quel Partito federato del Settentrione vagheggiato da Cofferati, Cacciari e tutti gli amministratori che i carrocci li hanno sotto casa (o nel canale). Rivoluzione dolce sì, ma non troppo. Soprattutto, che si pianifichi un radicamento reale e si evitino le beghe nominalistiche (coordinamento o partito federato?), quello stile-mozione privo di emozione che ha già fatto scappare tanti (nostri) elettori. Che al Nord sono sempre più ricchi e sempre più impauriti, come scrive Ilvo Diamanti nel suo illuminante intervento su Repubblica di oggi.

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