Archive for aprile 2008

Domani nella battaglia pensiamo a noi

30 aprile 2008

In una conversazione virtuale con Roberto e Marco (conversazione che spero continui qui, e si allarghi ad altri navigatori), si è cercato di catalizzare i rispettivi umori di questi giorni post-elettorali e pre-governativi.

Si avverte – dall’interno – la voglia di ripartire rimboccandosi le maniche, ma anche la paura che il progetto-PD possa già naufragare, per colpa di strappi pronti a mettere in discussione il lavoro (faticoso) degli ultimi mesi. Il paradosso è che alcuni pensano che il PD sia stata un’esperienza affrettata, dunque oggi da ripensare, quando in realtà – detto semplicemente – è da più di dieci anni che aspetta di partire. Il progetto è chiaro, e lo è stato anche per molti elettori. Col pochissimo tempo che c’era e il clima di bonaccia post-Prodi, condurre un nuovo partito a questo risultato non era affatto scontato. Pur nella consapevolezza di dover ancora recuperare grosse fette di elettorato, specie al centro: se oggi si vuole governare bisogna capire come intercettare anche quell’elettorato, senza inseguire forzosamente etichette (pur legittime) di social-democrazia e affini. Perché il “correre da soli” dell’ultima campagna elettorale ha condizionato anche il messaggio, limitando il campo alle fasce più esterne, i teodem come gli angiusiani. E questa semplificazione (anche nominalistica) è un vantaggio da non sottovalutare. 

Ora bisogna ricominciare il lavoro nei territori, al Nord ma anche al Sud, dove manca da più di 15 anni una classe dirigente forte. Bisogna ridare rappresentanza e rappresentatività alle realtà locali, scoperchiare gli umori giusti, individuare i temi che servono per ricucire il dialogo con gli elettori (dis)persi.

Come diceva Clint Eastwood in non ricordo quale film, «abbiamo perso la guerra, ma abbiamo vinto le battaglie». È una battuta che può vagamente ricordare i fucili dei 300mila di Bossi, ma davanti a me (a noi) vedo solo battaglie. Da vincere ancora.

PS: A proposito di battaglie. Non posso fare a meno di citazioni. Stavolta il titolo del post viene dal bel romanzo di Javier Marias Domani nella battaglia pensa a me, che consiglio.

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Roma questione aperta

29 aprile 2008

Sono d’accordo su tutto quello che scrive Ezio Mauro nel suo fondo di oggi. Sul fatto che la perdita di Roma sia la sconfitta degli ultimi quindici anni di modello di “buona amministrazione” di centrosinistra. Che il Paese stia scivolando sempre di più verso i territori di una “destra reale”. Che quella romana sia a tutti gli effetti una vittoria popolare. Che la sinistra capitolina sia diventata agli occhi degli elettori un salotto sempre più piacione e autoreferenziale, e non c’è esperienza che tenga (ne scrive anche Paolo Conti sul Corriere). Sul valore anche simbolico di un sindaco (post)fascista che si affaccia sui Fori per la prima volta.
Di fronte alla sconfitta serve «una dichiarazione ferma e dignitosa», come recitava Nanni Moretti in Aprile (altra profezia). E una riflessione seria. Perché lo scenario più grave sarebbe la resa dei conti che già si profila all’interno del PD. E che Veltroni mollasse il timone del vascello ora che i mari si sono ingrossati.

Brilla brilla la scintilla…

28 aprile 2008

… brilla in fondo al mare. Oggi la scintilla che illuminava l’indimenticata Io sono Francesco del solito carissimo Tricarico brilla in fondo al Tevere. E l’unico Francesco che avremmo voluto veder sorridere stasera canta il suo (il nostro) «Arrivederci Roma». Merito del ciclone-sicurezza, che – almeno nella Capitale – è passato come argomento ad uso esclusivo della destra; e dei tiri incrociati della sinistra radicale, che – se la matematica non è un’opinione – ha disertato i seggi: altro che elettori nero-azzurri (non nel senso calcistico del termine) che col primo sole partono per Sabaudia. Se fino a stamattina il lavoro sembrava grande, adesso (a caldo) sembra enorme. La scintilla sta sul fondo, ma c’è ancora. Non lasciamola annegare.

PS: Il PD perde a Roma ma vince a Vicenza, terra di croci celtiche e pasticci a sinistra per i no alle basi Nato. Succede solo da McDonald’s.

Silvio VIII

27 aprile 2008

C’è anche chi di Nord ne ha troppo. E così il Caimano ridimensiona le quote padane nella squadra di governo, evitandoci Calderoli vicepremier (andrà all’Attuazione del programma, e non è detto che sia meglio), riaggiustando le deleghe del Senatùr, sancendo definitivamente che il gran trombato di questo giro è Castelli, dalle ambizioni di Pirellone al Ponte sullo Stretto, se è vero che sarà sottosegretario alle Infrastrutture.

Sembra il patinatissimo filmetto sentimental-storico in circolazione da un paio di giorni, L’altra donna del re, dove Enrico VIII (che noi faremo interpretare dal Caimano) si divide tra le due sorelle Bolena, Anna (colei che è destinata a sedurre il re: nel nostro film sarà Calderoli) e Maria, l’amante spregiudicata che rimette tutto in discussione (e su questo ruolo si apre il casting…). Le trame di palazzo Chigi come i foschi intrighi dei Tudor nel primo ‘500 raccontati al cinema. Ma almeno lì ci sono Scarlett Johansson e Natalie Portman. Inguainata in un vestito – guarda un po’ – verde padano…

I loro anni, i nostri anni

24 aprile 2008

In attesa degli appuntamenti di domani (mattina nelle piazze di Vimercate, pomeriggio per le vie di Milano), mi torna in mente I nostri anni, il film bello e invisibile che Daniele Gaglianone ha girato nel 2001. È la storia di un ex partigiano (cui dà volto un vero ex partigiano) che ritrova nella casa di riposo dove vive il repubblichino che aveva fatto strage dei suoi compagni. E non sa dirsi se cercare vendetta o se è invece arrivato il momento della pacificazione. Opterà per una soluzione immaginifica e inimmaginabile, dunque da non svelare.

In tempi in cui neanche la Festa della Liberazione riesce a liberarci dalle derive  pubblicitarie di questa Italia di tifosi (s’ode a destra che il 25 aprile «è una festività  da abolire»; sode e basta a quelli del V-Day2, che scendono in piazza solo quando son sicuri di essere a portata di telecamera; meglio allora l’onestà un po’ nerd degli hobbit e degli elfi che si daranno appuntamento domani a Soncino nel raduno del Signore degli anelli), quello di Gaglianone è un film non riconciliato e non conciliatorio che fa davvero rivivere quegli anni come se fossero i nostri. Anche ai tanti che – come disegna Altan sulla prima di Repubblica del 24 – della Resistenza non sono proprio all’altezza.

Dreamers without dreams

24 aprile 2008

Ho finito in piena notte il bel libro dell’amico Vincenzo (di cognome fa Latronico), Ginnastica e rivoluzione, da qualche settimana in libreria edito da Bompiani. L’eredità del ’68 letta attraverso le confusioni no-global/mélo di un gruppo di ragazzi che si trascinano svogliatamente nell’estate parigina di sette anni fa, alla vigilia del più insanguinato dei G8. Lampi dei Dreamers di Bertolucci (che film) per tratteggiare una generazione incantata su se stessa, con un passato solo virtuale alle spalle e senza futuro davanti agli occhi, nell’attesa di «qualcosa di rigenerante, di imprevisto e di totale» che forse non arriverà mai. Oltre che precari, noi ragazzi degli anni Ottanta siamo diventati dei sognatori senza sogni. Sarà l’immedesimazione, ma il romanzo si legge d’un fiato. Anche perché, parafrasando Alberto Fortis, Parigi e Vincenzo sono davvero una bella accoppiata.

Vladimir… ti mette le ali (?)

23 aprile 2008

«La vittoria di Berlusconi potrebbe essere una vittoria di Pirro. In una situazione economica così non sarà facile governare. Per l’Italia oggi non servono grandi comunicatori, ma gente seria com’era Romano Prodi. […] Ora bisogna risolvere subito il problema dei rifiuti e della sorte di Alitalia. Ne sarà capace Berlusconi?». Scrive così il settimanale russo Ekspert, linea ben diversa dalla Novaja Gazeta della compianta Anna Politkovskaja, scomparsa un anno e mezzo fa (e oggi il Caimano mima il mitra di fronte alla giornalista russa invitata nel buen retiro di Porto Rotondo…). Del resto sulle stesse pagine di Ekspert si legge che la mossa del dimissionario Vladi di farsi nominare leader di Russia Unita al posto del presidente entrante Medvedev trasforma la «verticale di potere» sui cui si basava il suo governo in una «orizzontale» in grado di «garantire maggiore stabilità e democratizzare il Paese».

Sarebbe dunque interessante conoscere la posizione della stampa moscovita ora che – dileguatasi non solo Air France, ma anche British Airways e Lufthansa – la compagnia di bandiera Aeroflot pare l’unico investitore straniero interessato alle sorti del made in Italy celeste. Sempre che non si stia davvero scaldando in panchina la cordata di imprenditori nostrani promessa dal Caimano. Che è già pronto a fare l’eroe patrio calandola sul tavolo verde come l’asso di denari. Solo dopo aver (volontariamente) costretto l’Alitalia a una lenta agonia…

Spaziare/spiazzare

23 aprile 2008

Alcuni amici urbanisti del Politecnico, capitanati dalla compagna di merende carducciane Samantha, hanno cominciato da qualche settimana l’avventura di Radio Spiazzo Urbano, tutti i giovedì dalle 16 alle 18 sulle frequenze web di Poli.Radio. Uno spazio (virtuale) per interrogarsi sulla Milano che cambia (?), anche in vista dei nuovi spazi (reali) e delle aree Expo-sitive che si apriranno in città entro il 2015.
Domani, vigilia del 25 aprile, viaggio nei luoghi (fisicamente parlando) della Resistenza milanese. Un modo per interrogarsi sulla città in trasformazione ripartendo dagli spazi metropolitani e ripensandoli. Un modo per tornare a fare politica “su strada” in una Milano dove la politica ha il fiato sempre più corto. Conviene “stare collegati”…

Hillary Balboa e l’Europa k.o.

23 aprile 2008

L’Europa sta diventando sempre più radical chic, sempre più ombelicale, sempre più leggera. Stando a quel che si dice, si legge e si scrive nel Vecchio Continente, la campagna per le Presidenziali Usa la stanno facendo solo Obama e Hillary. Soprattutto Obama, che in tanti (me compreso) considerano una delle più interessanti espressioni del partito dell’asinello.
Intanto Billary strappano la Pennsylvania (e astutamente citano Rocky Balboa, l’immagine più eroica e iconica di Philadelphia) staccando il “coloured Kennedy” di 10 punti. Avanti così, Vecchia Europa. Che il prossimo 4 novembre rischia (non troppo fantasiosamente) di svegliarsi con il can-che-dorme John McCain sul soglio più alto del mondo. E di dover ammettere – alla faccia del pensiero critico di cui si fa vanto – che non ci aveva mai pensato.

Una rivoluzione tranquilla (la la)

22 aprile 2008

Nel lontano ’81 la «forza tranquilla» a Mitterrand portò fortuna. Chissà che frutti darà la «rivoluzione dolce» con cui Veltroni si prepara a fronteggiare la carica di forche e carrocci sul fronte settentrionale. Primo dispositivo adottato, un coordinamento del PD che affronti di petto i temi caldi del Nord. E che nell’incontro meneghino di ieri tra il principale esponente dello schieramento a noi amico e i segretari regionali (oltre all’immancabile premiata ditta Bettini & Franceschini) ha avuto la meglio su quel Partito federato del Settentrione vagheggiato da Cofferati, Cacciari e tutti gli amministratori che i carrocci li hanno sotto casa (o nel canale). Rivoluzione dolce sì, ma non troppo. Soprattutto, che si pianifichi un radicamento reale e si evitino le beghe nominalistiche (coordinamento o partito federato?), quello stile-mozione privo di emozione che ha già fatto scappare tanti (nostri) elettori. Che al Nord sono sempre più ricchi e sempre più impauriti, come scrive Ilvo Diamanti nel suo illuminante intervento su Repubblica di oggi.


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