Non tanto l’essere sopraffatte dall’emotività (non ho ancora parlato del ministro Fornero, ma ancora se ne parla, durante le prime cene di Natale, dunque: a me ricorda quelle preparatissime studentesse universitarie che crollavano all’esame di critica della letteratura e non strappavano il voto alto sperato, ma sono sempre in netta minoranza. Chiusa parentesi); dicevo, se non soltanto per gestione poco oculata delle risorse emotive, di questi tempi le donne in politica scatenano gli – inserire parola dell’anno; va bene, ve la dico io: indignati. Lo pensavo leggendo lo sfogone di Marina Sereni, vicepresidente piddina, aria contrita alla Se non ora quando ma risposte degne di una Canalis qualsiasi. Più che la frase che ha fatto alzare i soliti indici («Io non mi vergogno, sa? Io non penso di rubare il mio stipendio»), è un altro il passaggio cruciale, compreso di product placement: «Io faccio una vita normale, faccio la spesa alla Coop, quelli che mi conoscono lo possono testimoniare». Non è questione di Casta. È solo una ragazza di sinistra, costretta da anni di sezione a non farsi neanche due colpi di sole per essere presa sul serio, che finalmente si prende la sua rivincita. Dire: «Io sono rimasta quella di sempre: ho lo stesso gruppo di amici, vado ancora al supermercato in jeans e maglietta». Che poi una ragazza di sinistra per definizione non sia lì di fronte a voi a chiedervi di amarla, questo è un altro discorso.
Archivio per la categoria ‘Piddì’
Io invece la spesa la faccio all’Esselunga – ma si sa che con l’età si diventa tutti un po’ di destra
12 dicembre 2011Maledetto il diavoletto
29 novembre 2011Ieri – mentre la gente lavorava, dormiva, rapinava banche, cercava insomma di farsi una vita – la politica dettava altre priorità. Per mail giravano appelli strappacuore per una giustissima causa: convincere il Giulianone Pisapia e lo Stefano Boeri a fare la pace. L’elettore di sinistra era confuso. Ma come, non ci avevano venduto il fair play del New Labour Mèneghin? Non ci avevano detto che stavolta era diverso, che vincitori e vinti potevano cooperare, che ci eravamo smarcati per sempre dal Massimo e dal Walter, litigati da vent’anni e più? Ed ecco allora l’elettore di sinistra che smetteva di lavorare, dormire, rapinare banche, cercare insomma di farsi una vita, e correva a firmare appelli e a gioire poi della pace fatta. Il vento è cambiato: ora anche a sinistra l’ordine si ristabilisce e si va a dormire insieme. Al massimo uno dei due scalcerà i piedi sotto le lenzuola come in quella sit-com là: ma questo, rispetto alla politica delle Frattocchie, cosa volete che sia.
Bisogna trovare un nuovo nome al “tafazzismo”, ché ormai son sparite anche le palle
17 novembre 2011Ieri ho pensato che forse sono sempre stato comunista e non lo sapevo. L’ho pensato leggendo i commenti di tanti militanti dell’ex maggiore partito d’opposizione a cui io pure son stato iscritto. «Non fino al 2013: voglio che questo governo duri fino al 2023!», si leggeva nelle loro bacheche piene di punti esclamativi. E non per dire che però, insomma, i banchieri; no, anzi: i banchieri alle infrastrutture. Non per confermare che certo, è il migliore governo possibile, serio, giusto, corretto, meravigliosamente grigio e maròn, specie dopo la patonza che gira; il migliore governo possibile per davvero, per qualche mese. Né per replicare «l’avete voluto voi» a quelli che «perché, se si va a elezioni in primavera chi mettiamo: Bersani?», ché far crescere una classe dirigente di centrosinistra in questo paese è come allevare struzzi in Lapponia, e io mi sono sfilato prima – preferisco le uova di quaglia. Nemmeno per azzardare che l’interim all’economia, insomma; che cambiare la legge elettorale con lo stesso parlamento di prima, figurati. Solo così, per dirvi che siete stati voi a farmi la lezione intitolata “La democrazia è quella cosa per cui si scelgono i propri rappresentanti eccetera eccetera”. E io me lo ricordo, anche se tante sere in sezione – o come si chiama ora – le ho bigiate per andare al cinema. E tenere le mie palle lontane dalla vostra bottiglia di plastica.
Le rottamazioni e i pennarelli
12 ottobre 2011Ho conosciuto il sindaco di Firenze pochi giorni prima che diventasse il sindaco di Firenze. Il sindaco di Firenze è bravo. Il sindaco di Firenze è un agitatore di folle vero; un politico vero. Nei mesi (ormai anni) successivi me ne hanno parlato giornalisti che l’hanno incontrato; editor che ci hanno lavorato; ex falce-e-martellisti/rosa-nel-pugnisti/sinistra-arcobalenisti/qualunquecosaisti pentiti che sarebbero pronti a votarlo domani (le mie repliche da noioso vocazionista maggioritario non sono interessanti; né tantomeno il mio voler giocare a “trova le differenze” tra loro e il sindaco di Firenze). Ho sempre pensato al sindaco di Firenze come a quello che alle elementari distribuiva le schede tra i banchi, alle medie diventava rappresentante di classe, al liceo era eletto nel consiglio d’istituto, e così via. Ma non è per tornare alla solita storiella dei bambini dell’asilo che si rubano i pennarelli. Non è neanche per difendere l’amichetto mio, io da piccolo ero quello che faceva la spia alla maestra. Non è nemmeno – passando ai giochi che fanno i grandi, si fa per dire – per amor di rottamazione, lungi da me. Era per dire che tra un po’ c’è Bologna. E un salto io ce lo farei. E non perché lì non ho mai conosciuto nessun futuro sindaco.
Pisapia ha rubato le idi di marzo
31 agosto 2011«Non si possono confondere conti pubblici con conti privati.»
Può capitare di sbagliare carta di credito, come è accaduto a Del Bono.
«No, ho solo la mia carta di credito personale nel portafoglio, non posso sbagliare. Le spese del Comune passano attraverso la segreteria.»
(dall’intervista di Concita De Gregorio a Giuliano Pisapia, Repubblica di oggi)
Ryan Gosling, che nelle Idi di marzo di Clooney non è Del Bono ma uno stratega elettorale molto abile e molto liberal, vuole prendere i soldi del partito per risolvere una brutta questione diciamo personale.
«Nessuno dovrebbe avere troppo a lungo a che fare col potere. [...] Due mandati al massimo, senza deroghe. Rotazione della classe dirigente. Cambiamento.»
George Clooney, che nelle Idi di marzo di se stesso medesimo è un governatore molto abile e molto liberal, punta alla Casa Bianca e ci si vuole piazzare da subito non per quattro: per otto anni.
«[...] Ci sono tante persone che millantano. Poi ho chiesto a lui [Pierfrancesco Maran, assessore ai trasporti], l’ho ascoltato e credo al fatto che non abbia ascoltato nessuna pressione.»
I democratici statunitensi in generale, che nelle Idi di marzo di Clooney sono molto poco abili e molto poco liberal, subiscono pressioni da chiunque millanti qualunque cosa.
Conclusione 1: Clooney non legge le interviste a Pisapia.
Conclusione 2: Clooney ha girato il biopic di Penati. No: della Questione Morale.
Conclusione 3: Clooney non è più il democratico di una volta.
Conclusione 4: Clooney ha passato davvero troppo tempo in Italia (le battute sulle minorenni incinte che manco Ruby Rubacuori).
Conclusione 5: Le idi di marzo è bruttino, ma se ne riparla a gennaio.
Fango e marmellata
2 agosto 2011Stamattina mi è arrivata questa lettera dalla segreteria di un imprecisato Pd locale: «Questi ultimi mesi ci hanno dato risultati importanti nelle Amministrative, ma in questi ultimi giorni la convinzione di un Partito Democratico in salute si è dovuta confrontare con molte questioni, particolarmente con la crisi della politica, l’incapacità di dare nuove risposte credibili e l’urgenza che l’attività politica sia ripulita con verità e giustizia dal fango che l’ha macchiata». Poco prima avevo letto dei verdoni trovati dentro casa (mica come me, che ogni volta apro il libro dello scrittore statunitense del secolo scorso in cui tengo i soldi e non trovo niente), delle cartellette dove non ci si faceva problemi a scrivere nomi e soprattutto cognomi, di Stalingrado San Giovanni, poltrone, mattoni, traversine ferroviarie. E pensavo che nei giorni scorsi mi chiedevano: ma si sapeva? Ma si sapeva e si faceva finta di niente? Ma perché la questione morale scoppia sempre a ferragosto? Ma ‘sta cosa dell’egemonia se non più culturale ancora intellettuale per cui a sinistra si ruba sempre meno o sempre meglio? Ma, posto che dall’altra parte lo sappiamo tutti chi c’è, perché di qua dobbiamo fare quelli che la Macchina Del Fango, quando invece bisognerebbe riconoscere – spalle basse e testa china – che è solo una banalissima questione di Mani Nella Marmellata?
I’ve been in a minority before
2 maggio 2011Dopo aver rivisto Reds, e appena prima di vedere i vari contributi della special edition del 25° anniversario (ergo di quattro anni fa, ma sapete io sono tardo e m’è arrivata venerdì), consiglio a tutti i piddini di fare lo stesso. Ci sono dentro varie cose sulla ricerca della leadership, sui salotti di sinistra, su quel certo snobismo con cui si guarda a quel certo *popolo* («I think voting is the opium of the masses in this country»), sul vittimismo da wannabe rivoluzionari, sul dedicare la vita al Partito, su «Tu cosa fai nella vita?» «Scrivo», sul dar sempre la colpa agli altri. Dura tre ore e rotte, comunque meno della durata media di una serata in sezione – ah no, ora si chiamano circoli.
(Nota a margine: quell’anno l’Oscar per il miglior film non lo vinse Reds ma Momenti di gloria; il miglior attore fu Henry Fonda per Sul lago dorato e non Warren Beatty; l’attore non protagonista John Gielgud per Arturo e non Jack Nicholson. Non credo ci sia bisogno di commentare alcunché.)
Prima di spiegarci la pornocrazia, magari sapere che cos’è YouPorn
21 gennaio 2011Il problema di Bersani non è credere che dieci milioni di persone stiano lì ad aspettarti con la penna in mano. Il problema di Bersani non è che la campagna dei gazebo fa troppo Lega Nord. Il problema di Bersani non sono autogol del tipo «Qui c’è un reato di prostituzione minorile. Se uno fa il regista di film porno non ho obiezioni, ma Berlusconi ha tradito la Costituzione», anche se avere un segretario di partito che crede che il porno sia sempre sinonimo di prostituzione è contemporaneo all’epoca della Tabaccaia di Amarcord. Il problema di Bersani non è parlare del citato porno e poi dire che Berlusconi «potrebbe fare anche l’idraulico e occuparsi dei problemi del Paese», anche se procurarsi un ghost writer che non scriva barzellette di Totti non sarebbe una cattiva idea (o anche solo trovarsi un ghost writer punto). Il problema di Bersani non è ricordare agli italiani che Berlusconi ha ancora i numeri per arrivare al Quirinale, manco fosse Sallusti. Il problema di Bersani non è non riuscire ad arrivare alla fine di un’intervista senza aver parlato compulsivamente di Uolter. Il problema di Bersani è che lui, quando è nei casini, manco si diverte.
E stasera Luchetti gira una pubblicità
8 novembre 2010Io che a Firenze non c’ero, nonostante il coautore di libercoli internettiani. Io che a Firenze non c’ero, epperò la tessera, che dev’essere ancora lì da qualche parte, è come se l’avessi stracciata. Io che a Firenze non c’ero, e non so se la rivoluzione o la rottamazione, ma di certo non in maglioncino e camicia viola. Io che a Firenze non c’ero, e da Firenze ricevevo messaggi(ni) strani. Io che a Firenze non c’ero, epperò non intendo rispondere a domande del tipo «ma non era meglio l’Ubalda della Leopolda?». Io che a Firenze non c’ero, ma non c’erano neanche loro. Io che a Firenze non c’ero, e insomma, però, tuttavia, diciamolo, qualcosa deve cambiare. E insomma, però, tuttavia, diciamolo, un po’ c’ero. O forse, come diceva quel sommo genio, è che c’è solo voglia di litigare. C’è bisogno [di litigare]. Mica si può fare una rivoluzione con la lampadina dentro il piatto di pasta, eh.
Ti vedo e a volte ti vorrei dire: ma questa gente intorno a noi che cosa fa?
6 novembre 2010Ricordo quando, alle elezioni dei rappresentanti d’istituto, bisognava scegliere tra quelli che il campo di calcetto indoor e quegli altri che il solarium sul tetto del liceo – e poi c’erano i ciellini, che però si fermavano alle macchinette delle merendine. No, così, per dire che, nella sedicente città-più-europea-d’Italia, pare che al momento la lotta sia tra inviti sul social network a eventi tipo «Tutta la mia via vota Pisapia» e Boeri che, si sa, il vero problema della ggènte è che non si trovano i taxi (e lo si può dire anche cantando). Perché le primarie son sempre una grande occasione di confronto, già. E poi un’amica, di passaggio da Roma, esce da un negozio di Cesare Correnti dopo che le hanno piazzato in mano il volantino di uno dei candidati. «E questo chi è?». Niente, lascia stare, torna quando ci sarà un campo da tennis, vicino alla Madonnina.
