Archivio per la categoria ‘L’amore ai tempi di Facebook’

Retweeted by GrammarNazi83

22 dicembre 2011

(Tweet sparsi cominciati qui.)

GiornalistaAuanagana
@VateDelDuemila Massì, continuiamo così, facciamoci del male, mettiamo l’apostrofo tra “qual” e “è”.

VateDelDuemila
@GiornalistaAuanagana che problema chai? rosichi perchè non vendi i miei milioni di copie? perchè ora a new york invitano a me?

GiornalistaAuanagana
@VateDelDuemila «chai», «perchè», «a me»… No, non voglio levarti il potere di quello che scrivi. Ma ti prego, la grammatica.

luigipirandello
@VateDelDuemila dice che anch’io scrivo “qual’è”: volevo solo dire che la colpa è di Svevo.

VateDelDuemila
@luigipirandello @coscienzadizeno e tutti quelli come noi che formano le generazioni, mica stanno qua a dire quanto sono bravi in italiano (e in inglese).

GiornalistaAuanagana
@VateDelDuemila La volta che ti vedrò pubblicato sul FT ti twitterò, promesso.

coscienzadizeno
@luigipirandello Ho smesso di fumare due giorni fa, sono molto nervoso, per favore evita di taggarmi. Grazie.

VateDelDuemila
@coscienzadizeno la sigaretta è un’altro simbolo delle infiltrazioni camorristiche nell’immaginario.

GiornalistaAuanagana
Va bene, ci rinuncio.

E se non c’ero era solo perché non avevo ancora aperto il Mac

6 ottobre 2011

C’erano mail varie, chiamate senza risposta varie, uozzappamenti vari quando mi sono svegliato, cioè tardissimo, tutti già sapevano. Una mail era della mia Coscienza. Mi chiedeva se ero davvero convinto di poter mandare in stampa la cosuccia che ho scritto nelle ultime settimane con un capitolo dove Steve Jobs era citato nel titolo. L’aver citato solo lui, con nome e cognome, è segno che fortuna e tempismo non sono dalla mia, d’accordo; ma anche che Steve Jobs era qualcos’altro. Era il dio degli invasati di ogni tavoletta elettronica, lo spauracchio hi-tech per chiunque di noi non abbia mai saputo usare il computer se non come una macchina da scrivere (tipo me), il sinonimo troppo facile di contemporaneità, anche se era così vero, mica potevi sempre star a confutarli, quegli invasati lì. Non era neanche un mito strettamente generazionale, parlo della mia generazione quantomeno, che di miti passati a miglior vita ha avuto giusto Uan di Bim Bum Bam. Steve Jobs era Steve Jobs punto. Non ho l’iPhone, non ho l’iPad, non sono titolato a mettere il naso in nessun obituary, oggi. Non posterò discorsi di Stanford o mele listate a lutto. Aspetterò solo di dire ai nipotini: quella mattina dormivo, l’ho scoperto via mail. Quando ho aperto il MacBook.

Un film parlato (è una citazione colta)

12 luglio 2011

Non vi parlerò di Harry Potter Gran Finale Grande Evento Gran Soleil (forse anche perché ancora non posso). Vi dirò solo che all’anteprima di ieri sera, in una sala in cui la gente si ostinava a non spegnere i cellulari, il Noto Critico nella poltrona accanto alla mia (firma un dizionario: non è il primo che vi viene in mente, dunque resta solo l’altro), con pantaloncini corti e occhialini 3D portati come la Regina Elisabetta, ha sbottato: «Imbecilli! Siamo il popolo con più cellulari al mondo… E solo perché nessuno sa stare solo». Lungi da me fare della psicosociologia 2.0. Solo pensavo che, se non m’avessero fatto spegnere il telefono, quello che il Noto Critico andava dicendo sarebbe stato uno status perfetto.

Il Papa twitta – e anch’io non mi sento molto bene

30 giugno 2011

Papa Ratzi fa come quella di Paparazzi. Justin Timberlake si cala un po’ troppo nel ruolo più figo dell’anno passato. E c’è ancora gente che «i social network son da sfigati – però fammi entrare un attimo dal tuo account, che devo vedere il profilo di quel tipo».

«Il piccolo principe» è una cagata pazzesca

6 maggio 2011

Ieri, alla fine, la mail mi è arrivata: «Ma anche tu, come tutti i morettiani, stai cercando di risolvere il quiz dei 40 film?». No, non sto cercando di risolverlo. No, non so qual è il film numero 18, e manco lo voglio sapere. No, non ho tempo per risolvere il quiz di Nanni, né per gareggiare sul social network a proposito dei 100 migliori libri secondo la BBC con gente che cita a memoria Il piccolo principe e non ha mai letto Gogol’, né per fare lo stesso coi film di Empire ed essere costretto a litigare con persone che hanno visto dodici volte Amélie ma non hanno mai sentito nominare Preminger o LaCava, né di prendere il primo libro che trovo, e andare a pagina sailcavolo, e copiare la sailcavolo di frase perché è la sailcavolo di «settimana del libro» (sic). Ho già letto, ho già visto, ma soprattutto odio i quiz. Quel poco di vita che (non) ho lasciatemelo impiegare nel laicaggio di pagine cretine, se mai. Grazie.

Se penso che l’Oscar l’ha vinto il re balbuziente. Ecco, non ci penso

21 aprile 2011

(altri jeans e altre cravatte qui)

We have this concept of serendipity—humans do

24 dicembre 2010

Deviazione durante il viaggio. Leggevo su Time il pezzo di Lev Grossman sulla “person of the year” Mark Zuckerberg. (A parte che il fondo di Stengel che lo anticipa s’intitola Only Connect, e io mi sono sentito molto pioniere e molto orgoglione, ma questa è un’altra storia.) Dicevo, o il pezzo – comunque strafigo, serve dirlo? – è sbagliato o Zuck è un vero genio. Ché Grossman è tutto un «ma il film non c’entra con la persona che ho di fronte, il film parla di disadattati, ma che dico di handicappati relazionali, e invece Mark è un giovialone, uno che ti farebbe da testimone di nozze domani, uno che vuole solo l’amore universale, e bla bla bla». Leggendo Zuckeberg che, eletto persona dell’anno, si smarca dall’immagine di mostro sociopatico e fa apposta a dire che grazie a lui il mondo è finalmente «serendipitous» come dovrebbe essere, ho pensato che quella vera tra le due ipotesi è la seconda. E ho fatto la mia ola personale, steso tappeti rossi, levato cappelli, di fronte all’unico vero genio del nostro tempo.

And when I come back, I’m gonna come harder

27 ottobre 2010

«The Internet’s not written in pencil, Mark, it’s written in ink.»

9 luglio 2010

Non dico ancora film dell’anno.
Dico solo che la coerenza, per me, non è mai stata un valore.

Il problema è che tutto preso molto sul serio. Il problema è che David Fincher è il tipo che nelle interviste dice: «I have demons you can’t even imagine.»

26 giugno 2010

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