Archivio per la categoria ‘Come dovrebbe essere’

Poi dice perché suo figlio usava la Batmobile

22 ottobre 2012

Ho una bicicletta ma ieri, per vari motivi, ho dovuto noleggiare per la prima volta una bici della Moratti.
Un abbonamento occasionale (che modi!), nella fattispecie giornaliero, costa 2,50 euri, più 2 di commissione.
Per prima cosa bisogna comodamente registrarsi al comodo sito lasciando nome, cognome, indirizzo mail, numero di cellulare (!), colore preferito, squadra del cuore, droghe provate nella vita, canzone del primo bacio, eccetera; soprattutto il numero di carta di credito. Lo si può fare comodamente in piedi dal proprio smartphone oppure chiamando un comodo numero verde. (5 minuti usando il telefono)
Delle due bici prese dopo aver inserito codice e password una non si sgancia dalla barra in cui è parcheggiata. Perso un po’ di tempo a bestemmiare (2 minuti), chiamo il numero verde. Solita attesa (1 minuto), quindi l’operatore risponde. Dice che non può fare la cosa più ovvia, ovvero annullare il noleggio di quella bici e permettere così di prenderne un’altra. Dice che un servizio di assistenza c’è, ma ci vogliono almeno quaranta minuti. Dice che alla fine la cosa più veloce è sbattere la bici tipo vandalo per far credere alla barra in cui è malamente riposta (non scherzo) di essere stata appena riparcheggiata. La psicologia delle bici della Moratti. Funziona. Ti guarda l’intero marciapiedi come se fossi uno scugnizzo di Forcella ma funziona. (6 minuti, tra telefonata e atto di vandalismo.)
Ora la bici che avevo noleggiato e che non sono riuscito a prendere è a posto, ma devo aspettare altri dieci minuti prima di poterne noleggiare un’altra. Arrivato a un’altra stazione delle bici della Moratti, giusto per far passare quei dieci minuti (e un paio in più, così, per sicurezza), finalmente ho le due bici che voglio. Che volevo. (12 minuti)
Tempo totale: 26 minuti.
Volevo andare alla galleria di via Palestro, che nel frattempo aveva chiuso.

Che poi, caro viceministro, più che un’analisi del lavoro in Italia “Sfigati contro Secchioni” è una puntata di «Ciao Darwin»

25 gennaio 2012

Ho esattamente 28 anni (ancora per poco), sono riuscito a laurearmi, perdere la voglia di specializzarmi, trovare lavoro, cambiare lavoro, mettermi a fare due-tre lavori insieme. Ma non è questo il punto. Non sono meno sfigato di chi a 42 anni vuole studiare filologia romanza o fisica dei quanti – purché non mi venga a dire che ah, com’è difficile trovare un posto, una casa, una qualsivoglia stabilità, di questi tempi. Il punto è che in questo paese parla troppo spesso di meritocrazia chi il merito per trovare il posto di lavoro non l’ha avuto (o non del tutto, quantomeno) e di precariato che ammazza le nuove generazioni chi arriva da stagista a 35 anni con la spocchia dell’esperto di redazioni, studi, uffici, pronto a fare scioperi della fame random. La dirò facile facile. Facciamo che – per stare in un campo che più o meno mi è noto – sostituiamo ogni “figlio, nipote, secondo cugino di” piazzato a tempo indeterminato a un desk e incapace di fare una qualsiasi ricerca fotografica con uno stagista che non arrivi, dopo due articoletti firmati su una fanzine on line, con l’aria imparatissima del caporedattore di Newsweek. Facciamo così, per ogni caso che vi viene in mente. Che abbiano entrambi gli interessati 28 anni oppure no.

Ultim’ore

14 dicembre 2011

Ci hanno insegnato che era colpa dei giovani e del rock. Ci hanno insegnato che era colpa delle bossifini e dell’intolleranza. Ci hanno insegnato che si dice «morti bianche» e «xenofobia». Ci hanno insegnato a urlare, sempre, tutti, manco fossimo Sonny Wortzik, che era ispirato a un tizio vero, d’accordo, ma voi non avrete mica quell’esasperazione lì, tutti i giorni, quando vi alzate la mattina. E invece no. Ci hanno insegnato ad alzarci la mattina e a decidere contro chi dobbiamo gridare, a chi dobbiamo mettere le manette (questa la rubo a un attore intervistato tempo fa; parlavamo di questo e di un suo vecchio film: Febbre da cavallo). Prima ci hanno detto, in quell’orrido giornalistichese, che era sempre questione di «tragiche fatalità», e poi hanno ritrattato. Prima ci hanno detto che era colpa dei pazzi, e poi ci han fatto credere che saremmo tutti dei potenziali Breivik, se solo. E non è per ribattere a quelli che «la colpa è dei preservativi», perché vabbè, che cosa vuoi dirgli, è già difficile discutere con gli antiabortisti, figuriamoci con questi. È solo per dire che io non sempre ho voglia di urlare, anzi: quasi mai. È per dire la cosa più facile e più trasparente del mondo: «Le strumentalizzazioni sono fuori luogo», specie in questi casi. Che poi l’ha già detto uno molto più bravo di me.

Date una carezza alla vostra cabina armadio, o: sulla sovrappopolazione, più che «Libertà» di Franzen poté la réclame

28 ottobre 2011

Il pretesto lo sai: quattro dischi e un po’ di whisky

21 settembre 2010

Trovo da sempre molto fastidiosa quella cosa tipicamente omosessuale del buttar lì, così, tra le righe, un «ah, non sai quanti ce ne sono in» [aggiungete voi]: Parlamento; mondo del calcio; esercito; Eurodisney. Fa il paio con quell’altra cosa tipicamente omosessuale traducibile più o meno in «l’importante è anche solo immaginare che ci siano le condizioni sufficienti per potersi fare qualcuno, nel mondo». Che poi è un’altra forma – forse più platonica (non sempre) ma non meno pelosa – di velinismo. Per questo uno che si è già candidato a futuro premier nell’immaginario del «centrosinistra che resta al palo»; uno che se-il-sindaco-di-Parigi-sì-perché-io-no; uno che fa benissimo, nella misura in cui lo ritiene opportuno, a parlare apertamente della sua sessualità; insomma: Nichi Vendola; be’, ecco, non trovo che per lui sia troppo elegante, a un passo da corse alle primarie e sogni di premiership, star lì a dire-e-non-dire chi era o non era frocio tra i passati presidenti diccì. Verrà il tempo in cui saremo tutti «pansessuali monogami», come si definisce quella cantante che ho scoperto quest’estate in Brasile, e a nessuno fregherà più nulla dei gemellini di Ricky Martin. E magari si troveranno anche premier (immaginari) migliori.

Voglio vivere così (in un film di Cameron Crowe)

4 agosto 2010

Perdonate l’edizione italiana. E la esse al posto della zeta.
È colpa del Tube.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 471 follower

%d bloggers like this: