Sulle navi con Silvio, invece, era tutto uno stappare bollicine

Al cinese maoista di Venice, bellissimo, non servono birra. Mi dicono che posso però comprarla nel negozio dietro l’angolo e portarla dentro. Il negozio dietro l’angolo non vende birra; o meglio: vende solo confezioni da sedici bottiglie, una più una meno. Il pakistano di fronte si è convertito all’organic, pure lui. Torno nella Repubblica Cinese. Ce n’è un altro dietro l’isolato, mi dicono. Si sono presi a cuore il mio etilismo, queste ragazze con le trecce e gli zoccoli. Due angoli, stavolta, e leggo «Liquor», non posso sbagliare. Mi mette la birra in un sacchetto di carta. Sono un alcolista degli anni ’20 del secolo scorso.

Una volta, tanti anni fa, quando servivo costine alla Festa de l’Unità, mi sono sbronzato di martini, e poi sono caduto, e mi sono rotto un sopracciglio. Ma non diteglielo, ai comunisti amerikani.

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