Non è Berlino (perché la prima cosa che viene in mente resta Boncompagni)

La domanda che mi hanno fatto più spesso in questi giorni è stata: «Ma tu l’hai vista, Macao?». No, non l’ho vista. Mi hanno detto che però, insomma, Ligresti, c’era un motivo; che l’amianto, c’era un motivo; che tutti si stanno ammalando (non saranno i pollini?), c’è un motivo; che Pisapia ha fatto bene a endorsare, e certo, che discorsi, ma se succede qualcosa è la sua rovina, ci sarà un motivo. Mi hanno detto che era bellissimo, la prima sera; che sembrava di essere in una qualunque altra parte d’Europa, perché a Milano ci si sente europei, all’occorrenza; che hanno sistemato l’orto, e se non c’è una cascinaqualcosa non si va da nessuna parte, di questi tempi. Non l’ho vista, Macao. E mi sta anche simpatica, questa torre espugnata. E però mi sembra tutto come da copione milanese: giocare a “facciamo che siamo a Berlino” e poi risolvere tutto, almeno per ora, in un centro sociale un po’ più fighetto degli altri, in un’eterna autogestione del Berchet – o del Mamiani, ché lo striscione «Si potrebbe anche pensare di volare» puzza di quel capolavoro là.

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