Si può tranquillamente affermare che l’endorsement definitivo di Obama ai matrimoni gay sia da mettere alla voce campagna elettorale, o pierraggio, o lobbismo. Il presidente sa che oggi conta di più un tweet di Lady Gaga, ma anche solo di un attore minorenne di Glee, che sedici ore di comizi nella Carolina del Sud. E però mi è piaciuto il uozzàpp di un amico, ieri sera, sugli americani nella Milano downtown che gridavano «Gay marriage!». Lo facevano nel paese dei Giovanardi, dei boy-scout che hanno paura del babàu arcobaleno, degli eterni Pacs promessi da gente che all’estero sarebbe progressista quanto un amish, del vanno bene sono i cristianomalgioglismi televisivi, mai il corso quotidiano delle cose. E loro non lo sapevano, ripetevano il mantra come un claim della Pepsi. E però, come sempre, avevano ragione.