Ieri mi son preso paura. Ho visto mezz’ora di reality in cui – lo spiego come lo spiegherebbe un bambino di sette anni – delle tizie americane raccoglievano buoni spesa, organizzavano spedizioni ai supermercati con la precisione di chi ha in mente il delitto perfetto, compravano merce per migliaia di dollari, centinaia di vasetti di yogurt, e senape a chilate e pacchi di scottex da stipare poi dentro la doccia, e alla fine, di fronte alla cassiera incredula, tiravano fuori i loro coupon, e scontavano tutto, e al posto di quelle migliaia di dollari se la cavavano con pochi spiccioli. Era il loro modo di affrontare la Crisi. Perché mariti cassintegrati significano una cosa soltanto: «Non poter più fare shopping come lo facevo una volta», e crescere giovani obesi, e celebrare il Sogno Americano con un supermarket ricostruito nella cantina di casa.
Ieri mi son preso paura. Ho visto mezz’ora di D’Alema nel salotto buono di RaiTre, ed ero d’accordo su tutto o quasi, su cose come «Deve tornare la politica, dobbiamo ridarle dignità» (più o meno), e già questo m’inquietava. E poi ha detto che il capitalismo è stato il peggiore dei mondi possibili. Che il problema della nostra classe dirigente sono stati gli imprenditori in politica, di destra, sinistra, centro. E io immaginavo la politica che, se andiamo avanti così, non tornerà più, la dignità che peggio me sento, e Lusi, alla cassa del supermercato, a farsi scontare capitalisticamente migliaia di euri di finanziamenti.