Echi di romanzo americano davanti a Google Maps aperto sulle strade del quartiere Isola, Prenzlauer Berg mancato. L’amico Vincenzo ha scritto un gran bel libro, per la nostra generazione di colombe cattive o falchi a metà (parafrasi della distinzione socio-etologica che trovate a metà romanzo circa); e bello pure per tutti gli altri. C’è dentro un sacco di economia come “luogo” delle truffe anche sociali, amicizie virili molto tradite, amori vissuti tra aeroporti e iPod, responsabilità scansate o travisate, kebabbari albanesi e piccoli Madoff che crescono male. C’è dentro Harvard, e Francoforte, e Berlino, ma soprattutto c’è Milano. La Milano accademica e quella fabriziocoronizzata, la Milano dei palazzinari e quella dei giovani ronci. Dei parchisempioniverdiemarroni (cit.) di quartiere che cedono il passo ai cantieri di Ligresti; degli appalti truccati (cit. dagli stessi) che forse le nuove giunte ci faranno dimenticare. E sapete che sono felice, quando qualcuno racconta bene Milano. No: quando la capisce.