Uno legge «Monicelli suicida» in uno status qualsiasi, e gli sembra troppo francamente onesto. Poi controlla e scopre che è vero. Poi pensa alle canottiere di Sordi e Gassman, all’insopportabile Totò che solo lui era riuscito a renderti simpatico, a quel film di donne con dentro la tenerezza di un concerto di Ron, a varie cose sparse. Agli italiani in cui, per decenni, ci si è meritati di immedesimarsi. Ho pensato anche a I sette piani, quel racconto del Migliore Di Tutti che iniziava e finiva dentro un ospedale, in modo diverso e uguale. Ho pensato anche a come muore, in modo diverso e uguale, Serge Reggiani ne La terrazza, che – per interposti sceneggiatori – era come se fosse anche roba sua. Ho pensato che l’avevano scritto Age e Scarpelli, questo finale: «Stanza dell’ospedale San Camillo, quinto piano, interno notte.» E poi ho alzato il volume, e dalle casse è uscita una canzone nuova che già mi piace tantotroppo, e l’ho visto volare giù, e ho pensato solo: ciao, eh.
30 novembre 2010 alle 12:08 am
[...] niente, neanche se fossse lucido, ma ha (sai che novità) ragione Mattia: pare una scena scritta da quei due – legittimamente non voleva finire da ricoverato i suoi 95 anni di vita, ed era morto, su un [...]
30 novembre 2010 alle 10:15 am
Sono contenta di non essere l’unica che fra tanti capolavori nutre un deciso affetto per Speriamo che sia femmina. (Ma che, ci fai la punta tutte le mattine?)