Montagne e Maometti, o: del non venirsi incontro

Io non è che posso prendermela sempre con gli interpreti della Rai, con il doppiaggio, con la gente che «a me guardare i sottotitoli mi distrae dal film». Perché poi, se alla notizia di una riedizione rititolata del sommo capolavoro di Thomas Mann, che ora finisco il post in fretta perché devo correre a rileggerlo, be’, se accanto ci piazzano una scheda tutta sbagliata – perché «mockingbird» non vuol dire «usignolo», «to the» non si traduce con «il», «catcher» è qualcosa di più di un semplice «giocatore di baseball» –, be’ allora tenetevi tutti i «facciamoci un toast» di questo mondo.

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Una Risposta a “Montagne e Maometti, o: del non venirsi incontro”

  1. Benedetta Dice:

    Infatti sono più letterari i titoli che non ti aspetti, forse perché quando sono stati tradotti si sapeva tradurre. Ma vogliamo parlare di Citati che deve dire che Mann è falso e compiaciuto e che i geni del Novecento sono WOOLF E NABOKOV?

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