Non so bene cosa sia successo. Sono stato tipo chiuso in una camera iperbarica per alcuni giorni. So solo che quando ne sono uscito, Walter aveva scritto in anticipo la letterina di Babbo Natale, probabilmente in un momento di pausa dalla stesura del suo ultimo romanzo su una famiglia italiana che negli anni Sessanta decide di comprare il frigorifero. E, nello stesso momento (non nel momento in cui la famiglia compra il frigorifero; quello in cui venivo a sapere di Walter), insomma in quello stesso momento la mia insonnia veniva ulteriormente (dis)turbata dal Pd medesimo, che si metteva a scrivermi in chat, aperta a notte fonda su Facebook per cercare altri jetlagged (o lagged e basta) come me. Un Pd travestito da «piccolo circolo di provincia emiliana» ma in realtà per me era il Pd personificato punto, e mi scriveva «Ciao, Mattia», e pareva un’operetta morale, anche se non sapevo a chi attribuire la parte della Natura e a chi quella dell’islandese, tra me e il Pd.
Comunque, così, forse per colpa del Pd, forse per aver deciso giorni fa piuttosto inavvertitamente di sospendere la melatonina, che è peggio del metadone, insomma per farla breve a un certo punto mi viene in mente La Faccia Di Julia Ormond. Non che non ci fosse una ragione. Era la stessa Faccia Di Julia Ormond che mi guardava, qualche imprecisata ora prima, dal piccolo schermo di piccola tv di aeroplano. Era dentro uno di quei film che vedi solo dentro i piccoli schermi di piccole tv di aeroplano, un film su un’autistica che escogita qualunque sistema per mandare le mucche al macello senza farle soffrire (no, non è che gli sceneggiatori americani hanno “le idee”; è che in America ci sono troppe storie vere). Julia Ormond – cioè, La Faccia Di Julia Ormond – faceva la madre di questa povera handicappata, e l’unica cosa a cui potevi pensare però era: «Com’è diventata vecchia, La Faccia Di Julia Ormond». Non che io abbia mai avuto molto da dirmi, nella vita, con La Faccia Di Julia Ormond. Era pur sempre l’attricetta che avrebbe dovuto essere infibulata per aver osato fare quell’orrido remake, quella volta.
Eppure, vista così, faceva solo una gran tristezza, La Faccia Di Julia Ormond. Nessuno si era mai chiesto dove fosse finita e nessuno si chiederà dove sarà, a meno di non incrociarla sul piccolo schermo di piccola tv di aeroplano. E lei non l’ha fatto neanche apposta, di ritornare. Se n’era andata perché non aveva più nulla da dire. Aveva fatto i suoi errori, e semplicemente aveva capito che non era più il suo momento. E alla fine è rientrata così, da una porticina secondaria, senza dire niente a nessuno, senza volersi riprendere nessun posto. Con le sue rughe, e basta. Io, nonostante tutto, sono della «Mozione Julia Ormond».
E Walter scrive le lettere. E il Pd approfitta della tua insonnia, senza aver tutto da vincere—né tutto da perdere.
26 agosto 2010 alle 4:01 pm
ci mancherai proprio carza…
26 agosto 2010 alle 10:15 pm
[...] La faccia di Julia Ormond [...]
26 agosto 2010 alle 10:47 pm
[...] La faccia di Julia Ormond [...]