Datemi Porta a porta in prima serata tutti i giorni, e giuro che non uscirò più di casa. Perché se da una parte – si sta ovviamente parlando dell’aggressione al premier – ci sono i giusti «senza ma e senza però», la ferma condanna dell’accaduto, i messaggi di solidarietà, da Pierluigi a Hillary; se di là c’è tutto questo, di qua c’è il salotto di Vespa, ed è come un aleph da cui vedere ogni cosa di questo Paese. L’avevo capito dal Tg1 – con editoriale del direttor Minz che parla di «giocare col fuoco» e intanto giocherella con la montblanc – che sarebbe stata una serata epocale. L’avevo capito dal collegamento con Vespa, già armato di souvenir del Duomo di Milano, e dall’annuncio del titolo della puntata: «Perché?». Punto primo: bisogna capire se «il gesto di un folle» (dato confermato e riconosciuto da tutti, specie dai commentatori stranieri) valga un dibattito sulle colpe e le responsabilità della politica. Punto secondo: bisogna capire come poi proceda, previa totale sospensione dell’incredulità, un dibattito di questo tipo, in questo Paese. Dove c’è un Vespa qualsiasi che traccia paragoni tra le cronache di oggi e il terrorismo anni Settanta (la differenza? allora si voleva attentare a un intero sistema, oggi solo a un singolo), un Cota che dà lezioni di conversazione democratica, una Bindi che si preoccupa solo di recuperare i minuti persi nella discussione (persi da lei medesima, s’intende). Alla fine, a dare la risposta a quel «Perché?» è il padrone di casa: se Tartaglia non fosse «vicino ad ambienti del social network» (sic), se non ci fosse così tanta gente iscritta ai blog (eh?), se non si avvertisse tutta questa violenza su Facebook (si sa che la Pet Society è piena di latitanti), allora forse vivremmo tutti più tranquilli. Se quel salotto è il Paese Reale, mandatelo tutte le sere in prime time. È come quel Duomo in miniatura, ultima fregola di Vespa: «così bello, eppure così pericoloso».
15 dicembre 2009 alle 11:08 am
Dovresti avere questo post pubblicato ovunque in prima pagina, sono concorde al cento per cento. Si è messa in moto una macchina di massimi sistemi e puttanate che non tengono conto della banale realtà: il Tartaglia è un matto che ha compiuto un gesto insensato. E non ne hanno colpa Di Pietro, la Bindi, Facebook, i blog, mia mamma o chicchessia.
Invece tutta il baraccone politico e pseudo-giornalistico ha dimostrato la propria coda di paglia, la propria immaturità, andando a costruire dei castelli -grazie a Dio con la ”c” minuscola, non evochiamolo, Castelli, che finora è stato zitto- in aria fatti di speculazioni e finti moralsimi e ignoranza e opportunismo.
Io non voglio, nemmeno per battuta e provocazione, che questa cacca vada in prime time tutte le sere. Già la puzza mi arriva anche col televisore spento quando è in seconda serata…
15 dicembre 2009 alle 1:48 pm
Grandinata di statuette omicide sulla democrazia …
15 dicembre 2009 alle 2:10 pm
ciao mattia,
grazie per aver condensato in poche righe tutta una serie di pensieri che mi stanno girando nella testa da quando è successo il fattaccio.
15 dicembre 2009 alle 3:00 pm
[...] mattiacarzaniga.wordpress.com Condividi [...]
15 dicembre 2009 alle 4:05 pm
Su i social network sono certamente più pericolosi quelli che hanno cambiato nome a gruppi già esistenti e li hanno fatti diventare sostenitori di Berlusconi.
Una volta andato in onda il TG5 i gruppi sono spariti.
ruotegrasse.blogspot.com/2009/12/facebook-ed-i-finti-sostenitori-del.html
15 dicembre 2009 alle 4:51 pm
[...] fortuna, posso ancora gioire contando su alcuni onorevoli illuminati che non sono poi così «vicini ad ambienti del social network» e provano a ri-connettere il cervello con la [...]
15 dicembre 2009 alle 6:44 pm
[...] Gilioli sono approdata al blog di un giovanotto con sufficiente stomaco da gustarsi la prima serata della rete ammiraglia della Rai di un lunedì [...]
15 dicembre 2009 alle 7:04 pm
(Poi non lamentiamoci se il Grande Fratello, per una volta, fa il record di ascolti.)
Vespa? Diciamo che fosse per lui abolirebbe tutto quello che ha a che fare con il web. Ma per fortuna non siamo tutti come lui.
Quello che ha detto è sintomo di totale ignoranza nei confronti di quello che è sia la blogosfera italiana e internazionale, sia della persona-tipo che naviga per il web.
16 dicembre 2009 alle 4:31 am
[...] Only Connect – Internet: così bello, eppure così pericoloso [...]
16 dicembre 2009 alle 11:36 am
[...] Mattia Carzaniga (via Gilioli). Leggi l'articolo completo: [...]
23 dicembre 2009 alle 1:37 pm
[...] ai gruppi terroristi anni 70, sia Vespa che ha detto che Tartaglia era vicino agli ambienti dei social network, sia ultima ma non per arguzia, la Carlucci che qui snocciola un discorso “logico” [...]