Ieri mi si è sputtanato l’hard disk. E, a parte le ore passate a cercare il modo più rapido per morire; a parte che pure l’adsl era lento da non credere; a parte che il mio tecnico di fiducia mi ha assicurato (oggi) che forse lo può resuscitare (sono solidale con Marrazzo: il destino mio e suo, chi l’avrebbe detto, dipende dagli stessi problemi di memoria); a parte che mi si è pure fermato l’orologio e in redazione non c’era connessione (stamattina). A parte tutto ciò, mi sono detto che o sono io che fulmino tutto come in quel film tanto bruttino o siamo davvero schiavi delle macchine, soprattutto chi come me le utilizza tantissimo ma pretende da loro solo risposte sicure e nessun momento di crollo, soprattutto la domenica pomeriggio. E che cose tipo «in the information era we will focus on utility over fads» le può dire giusto chi se lo può permettere, e non noialtri che non chiediamo mica tanto, un macbook e una modestissima memoria esterna. Anche perché, causa internet bloccato, stamattina mi son fatto tutta la rassegna stampa. E, tra La Russa che «io ho spulciato un po’ i provvedimenti» e il dito medio di Vasco (le due cose non sono collegate), mi sono detto che no, non lasciatemi neanche un minuto senza macchine, mai più. E poi, devo aggiornare lo status, insomma.
23 novembre 2009 alle 12:07 pm
perché bruttino agata e la tempesta? (e detto tra parentesi: leggere il tuo blog è in molte occasioni davvero un piacere)
valeria (ci siamo visti a parigi), un’altra schiava delle macchine. c’è chi parla di ‘inforganismi’ (quelli che siamo diventati).