Non si riesce neanche a scriverlo, dalla quantità di sc e di enne e di acca. Del resto già si sa, l’importante è complicare. Meglio, complicare semplificando al massimo: l’un contro l’altro armato, in barba alla domanda di cambiamento che va girando da mesi. Stiamo semplificando anche qui, ovvio. Ma – visto che parlare di scenari è d’obbligo (lo dicevamo qui) – è lecito pensare che al momento sia questo quello che si aprirà al prossimo attesissimo congresso democratico, evento dell’autunno/inverno 2009, collezione “nuovo leader”. Si leggono i nomi dei padrini che sostengono i due sfidanti. Veltroni: di qua. D’Alema: di là. Letta: di qua. Ah no, di là anche lui. Spunta il nome di una giovane stylist (tale Debora, la prima differenza è che non ha l’acca), schiacciata tra le grandi firme. Si sente dire che ci sarà una sfilata al Lingotto, molto presto, da cui ci si aspetta grandi cose. L’impressione è però che il trend sia quello di sempre. E dire che un anno fa si doveva cambiare il mondo. E invece il mondo… (Per completare la frase, rivedere C’eravamo tanto amati, foto sopra. Sopra sopra, dove Gassman, Manfredi e Satta Flores brindano a un’Italia che non ci sarà mai).
Archivio per Giugno 2009
Franceschiniani vs Bersaniani
17 Giugno 2009Ancora ai tempi di Facebook
16 Giugno 2009Meglio, ancora a proposito di (l’amore ai tempi di) Facebook. L’intervista con la simpatica community di ShowFarm è qui.
Suonare l’indie rock a Teheran
16 Giugno 2009
Con un occhio ai fatti di Teheran, mi torna in mente il bel film visto qualche giorno fa. Si intitola No One Knows About Persian Cats, è passato a Cannes, l’ha diretto Bahman Ghobadi, regista del meraviglioso Il tempo dei cavalli ubriachi (se dice qualcosa a qualcuno) e compagno della recentemente discussa Roxana Saberi (anche co-sceneggiatrice). Il commento di tanti che l’hanno visto è del tipo sorpreso: «ma come sono simili a noi i ragazzi iraniani». È vero. Potrebbero essere i giovani di qualunque paese. Con la differenza che hanno già assaggiato il carcere a vent’anni, non possono suonare il rock (pardon, l’indie rock) vietatissimo dal regime, hanno come sola speranza la fuga in Europa (visti – falsi – permettendo). È un film pure molto divertente, con quell’ironia amara alla Persepolis. È molto utile a capire quel paese, nel mondo di Obama ma coi lacciuoli di Ahmadinejad. È stato comprato per la distribuzione italiana, spero non esca troppo tardi.
Verrà l’estate
15 Giugno 2009Come canta la brava Malika. L’anno scorso il tormentone post-elettorale per noi Dem era «lasciamo passare questi mesi: con l’autunno cambierà tutto» (se ne parlava qui). Infatti poi si è visto. Quest’anno invece c’è il solito problema degli “scenari”. Che si aprono, si preparano, si attendono. A volte, crollano miseramente alle spalle dei protagonisti. Nell’ordine. Il Pd punta (giustamente) tutto sul congresso: per dirne una, dalle note delle ultime ore si scopre che Letta starà con Bersani, al grido di «nessuno ci può fermare» (giuro). Il PdL – anzi, il solito Silvio – è persino pronto ad elezioni anticipate, forse perché di rinunciare al ferragosto-con-vulcano a Villa Certosa proprio non gli andrebbe giù. Di Petro promette un’estate da animatore di villaggi (letteralmente), Casini dopo i manifesti formato famiglia ci offrirà l’album delle foto del mare, la sinistra non pervenuta (neanche a Capalbio). Inutile chiedersi dove sia la politica, in tutto ciò. E come per ogni estate che si rispetti, anche quest’anno c’è un irrinunciabile must have: la foto-applique da mettere sulla giacca, à la Gheddafi. Il primo ad imitare il look del colonnello è un (inquietante) presidente: lui.
Racconti perfetti al 100%
15 Giugno 2009È da qualche tempo che inizio la giornata con un racconto di Haruki Murakami (avevo parlato di lui a proposito di questo stupendo romanzo). Einaudi ha di recente ripubblicato la raccolta L’elefante scomparso, storie una più bella dell’altra. Vi consiglio di cominciare con Vedendo una ragazza perfetta al 100% in una bella mattina di aprile, pagina ottantuno.
It’s a Mad world
11 Giugno 2009
Madonna ha diretto un gran bel film. Non è ironico. Si chiama Sacro e profano (più bello l’originale Filth and Wisdom, «sudiciume e saggezza»). Alcuni sostengono l’abbia in realtà girato il suo giardiniere. Nel qual caso, la nostra sarebbe così intelligente da essersi procurata un giardiniere capace di fare gran bei film. Comunque. È la storia di tre ragazzi nella New Swinging London, tra aspirazioni e passing through. C’è il tipo dei Gogol Bordello, che è mitico. C’è la musica dei Gogol Bordello, che sa essere piuttosto mitica. C’è un omaggio a Britney Spears tra il paraculo e il geniale. C’è uno humour di quelli capaci di sdrammatizzare al momento giusto. È un film che mette di buonumore, ed è un valore. Dura un’ora e venti minuti, e pure questo è un valore di questi tempi. Sarà distribuito (da venerdì) dalla Sacher. Moretti e Madonna, quasi meglio di Moretti e Jennifer Beals. It’s a mad (Mad) world.
Analisi del v(u)oto
10 Giugno 2009Le analisi del voto sono un rito obbligatorio è un po’ assurdo, a metà tra la terapia di gruppo e la fantapolitica. Al di là dei commenti al dato locale (per gli amici lontani: la Brianza, terra sempre più verdeazzurra), la conferma è il “dato interno” al Pd. Dalla famigerata Base, si avverte un senso di vuoto, come cantava Battiato, e il bisogno che quel vuoto venga colmato. Si sente la richiesta di ricostruire quella “terra di mezzo” tra il passato (o gli “ex”, o il partito delle sezioni e delle piazze e del tempo – anche materiale – che non c’è più) e gli echi che riverberano dalla politica mediatizzata di oggi (l’effetto Serracchiani, per capirci, senza nulla togliere all’interesse che un personaggio come Debora rappresenta). Si avverte il bisogno di ricostruire un progetto ideale di partito che per molti sembra ormai scivolato via, di riempire innanzi tutto un vuoto di parole e di immaginario. Conoscendo il nemico (al Nord la Lega, che ha raddoppiato e ora mantiene i suoi voti), non sottovalutando le sirene dei media (per dire: a Vimercate l’Italia dei Valori non esiste eppure supera il 7 percento, e De Magistris dopo la “cura AnnoZero” schizza nelle preferenze), ripartendo però da noi. Da noi come “qualcos’altro”. Ieri l’amico Matteo postava su Facebook una battuta divertente e amaramente vera: i figli di Franceschini tornano a casa da scuola e dicono «papà, ho preso 3 nel tema, è una buona base per ripartire». Noi non abbiamo preso 3. Ma anche per il famigerato “zoccolo duro” d’ora in poi la promozione del Pd non sarà più così scontata.
Pd à la carte
9 Giugno 2009Ieri sera a Matrix il solito Fassino (in buona compagnia: c’erano Martelli, Verdini, Orlando; l’homo novus era Magdi Cristiano, per dire) diceva che il Pd a Bruxelles entrerà in un gruppo composto da socialisti e democratici. Sarà. Rispolvero la mia battuta fatta durante il liveblogging dell’altra sera: visto il vento che tira in Europa, forse a questo punto è il PSE che dovrà chiedere di entrare nel Pd. Questo per dire dell’eterno dibattito sulle identità, sulle (vetero) collocazioni, sui voti di protesta (e pure i voti utili). L’unica identità che interessa è quella che i democratici vorranno costruire oggi. Soprattutto dopo la disfatta amministrativa di ieri: disfatta non perché non si sono mantenuti tanti comuni e tante province, ma perché se ne consegnano tanti (troppi) nelle mani del berluscoleghismo (su quelli neonati, come la nostra Brianza, meglio non dire). Ah, ricordatemi di non guardare mai più, neanche per caso, un dibattito televisivo post-elettorale. Capita, per dire, di intercettare la buona Finocchiaro (chez Bruno Vespa) che così commenta: «è stato un voto à la carte». Del resto, è così che si parla alla gente. O forse era solo una citazione di corrente: è l’evoluzione (?) del risotto di D’Alema.
Coa(li)zioni a ripetere
8 Giugno 2009
Il disastro annunciato (lo si temeva anche nel post precedente) non c’è stato. I risultati li conoscete. Ora più dei dati mi fa paura la reazione. Di tutti. Tanti da ieri sera hanno cominciato a ragionare per addizione, secondo la logica tutta italiana delle coalizioni pericolanti, dei cartelli elettorali senza tenuta. Uno scenario così non cambierà il Paese. Il tema vero è quello che – parafrasando Neffa – ho scritto nell’ultimo post: trovare una direzione giusta, che al momento ancora non c’è (non diciamo fesserie: il nostro 26 percento è l’esito – non tragico – atteso da mesi). È stata una notte lunghissima. Una notte di fantomatiche forchette (ma l’unico pranzo ad essere servito continua ad essere il berluscoleghismo), di numeri sparati in stile A Beautiful Mind, di crolli veri (i Brangelina erano l’unica coalizione che sembrava compatta, e invece), dei Cesaroni che in Italia sono gli unici a raggiungere la massima affluenza. Ora pensiamo a province e amministrazioni. Intanto su Facebook si inseguono i commenti. Tra quelli che si scoprono fini analisti politici (ma non tutti sono bravi come Roberto, anzi) e quegli altri che «secondo voi com’è andata?», il miglior commento è quello dell’amica Anna: «dove si comprano gli Obama?».
Una direzione giusta (che ora non ho)
7 Giugno 2009Il nuovo singolo di Neffa (mi piace tantissimo, da buona anima pop) racconta di un moroso mollato (così pare) senza più punti di riferimento. In realtà quelle cose potrebbe dirle il Pd, a poche ore da quello che si preannuncia come un vero disastro elettorale (ma sono ancora i primi exit poll). Cose tipo: «tutta la gente alza il dito e poi lo punta su di me»; «nessuno mi crede davvero innocente»; «io sono qui in un mondo che ormai gira intorno a vuoto». La speranza finale è trovare «una direzione giusta che ora non ho». Una direzione (in tutti i sensi) che non si trova da quindici anni, e a cui forse da domani si dovrà pensare sul serio. Intanto si continua col liveblogging, da casa Civati. Augurandoci che per prima cosa si riaggiusti la direzione dei voti finiti nelle urne.
