Delayed

By mattiacarzaniga

Il volo numero quattrounocinquetre per London Luton è previsto per le 22 e 45. Poi scoppia un temporale, tuoni, e lampi, e acqua come non se n’era mai vista. E può succedere. Certo, quando devi partire non può succedere. Comunque. Ritardo di mezz’ora, che poi diventa un’ora, che poi diventa un gate fantasma. I voli, gli altri, cominciano ad essere depennati uno ad uno. Tanti saluti a Francoforte, addio pure a Bruxelles. Il quattrounocinquetre resta, semplicemente, delayed. All’una, senza nessun essere umano vivente al desk dell’imbarco, l’annuncio: si parte alle 8 e 15. Cosa vuol dire in realtà quel delayed lo capisci presto. È un ritardo del sistema. Un lampo, e stavolta non si tratta di meteo. L’Italia è davvero il paese dove nessuno si assume mai la responsabilità di niente, e dunque non può mai dire d’aver sbagliato. Son furbi quelli, ti mettono alla prova. Appena chiedi se faranno qualcosa per i passeggeri costretti a passare sette ore in aeroporto, stile Tom Hanks, ovviamente nessuno sa di che parli. Nessuno sta facendo il suo vero mestiere («guardi, io non dovrei neanche essere qui»), tutti son lì per caso, tutti ti chiedono di «considerare anche la nostra posizione». Ovvero: cosa possono farci se sulla carta dei diritti che loro stessi ti hanno sbattuto in mano c’è scritto che il passeggero sfigato ha diritto a un’assistenza minima. Se chiedi l’albergo più vicino, non hanno il numero di telefono nell’elenco recuperato al banco informazioni (chiuso): «sa, quell’hotel l’hanno aperto da poco». Di connessione internet manco a parlarne. Ti danno però un voucher di 5 euro – dico cinque euro – per il bar: del resto, chi non ha voglia di muffin e spremuta d’arancia alle tre del mattino. Attorno a te, il cast che ti aspetti: la trentenne polemica che farebbe causa anche al barista, il pensionato che attende paziente «l’aeromobile», la sciura inchiodata alla Settimana Enigmistica, e non c’è delay che tenga di fronte al Bersaglio. Finisce che ti trovi a dormire sui nastri trasportatori delle valigie, dopo aver squartato un cartone per trasformarlo in materasso. Alle quattro già in piedi, l’attività dei check in deve ricominciare. Ti hanno detto che la carta d’imbarco della sera prima sarebbe valsa anche la mattina dopo: logico, è lo stesso volo, solo delayed, posticipato. Naturalmente non è così. Forse il tipo che te l’ha detto stava anche lui passando di lì per caso, e tu che ti sei fidato dell’uniforme. Rieccoti in coda al check in per la seconda volta, una sola ora di sonno alle spalle. È tutto delayed. È un paese delayed, un paese rimandato. E pure parecchio assurdo. Come la prima cosa che scopri quando compri il giornale, ore cinque e mezza. È troppo per essere vero, in questa notte di temporale e ritardi e nastri trasportatori. Eppure hai letto bene, sei sicuro. È morto Michael Jackson.

(Il volo quattrounocinquetre per London Luton alla fine è partito alle 13 circa.)

6 Risposte a “Delayed”

  1. timbam Dice:

    !!

  2. fabio sbaragliato Dice:

    successo pure a me…per fortuna avevo la settimana enigmistica come la vecchietta. buona londra, e buon rientro!

  3. Evan Dice:

    Sembra un’avventura di Evan Whinehouse!…. Sei diventato Carza Whinehouse!
    La prossima volta vengo anch’io (a Londra, non a dormire sul nastro delle valigie).
    Ti adoro, lo sai!
    Evan

  4. Sara F Dice:

    Hai incontrato il mago Otelma al check in anche questa volta?

  5. lucaperetti Dice:

    per curiosita’ con cosa hai viaggiato?
    comunque son cose che succedono anche altrove con varie modalita’, in questo caso non e’ una cosa tipicamente italiana: magari ci sono posti in cui non puo’ succedere cosi’ (tipo GB), quello si

  6. betta Dice:

    povero! io avrei mangiato tutti…per la rabbia e la sete di GIUSTIZIA!! io sono la trentenne polemica…proprio io…solo che io sono partita l’11 giugno senza problemi…per la fortuna dell’aeroporto!

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