Avrei voluto scrivere questo post giorni fa, ma forse è meglio così. Nel frattempo Gran Torino si è già sedimentato nella memoria, ha superato la prova del tempo, e nell’epoca bizzarra in cui viviamo bastano tre o quattro giorni per capire se un film avrà qualcosa da dire. Questo ha più di qualcosa da dire, ed è qualcosa di sinistra. Il regista di sinistra che dice (e interpreta, da Dio) queste cose si chiama Clint Eastwood, e vota repubblicano. Ora, spiegatemi com’è possibile, o ha sbagliato lui oppure abbiamo sbagliato noi. Abbiamo sbagliato a non saper comunicare cosa vuol dire mancanza di integrazione, creazione di nuovi ghetti per i nuovi (o vecchi) immigrati, convivenza impossibile, quando basta un semplice (?) film come questo a raccontarlo. Abbiamo sbagliato a cedere all’epoca della tv e del suo immaginario, quando è così semplice essere etici, parolona che in questo caso non si usa a sproposito: il vecchio Clint parte da un’automobile (la Gran Torino, eh già), un vecchio reduce che non ha deposto le armi (ma che non si unirebbe alle ronde, per dire), due giovani di origine coreana che cercano solo di stare al mondo. Vedetelo, quel capolavoro di Gran Torino, e poi ditemi in che cosa abbiamo sbagliato. E cercate di leggere come ho fatto io quella nota di speranza finale che saluta la nuova America di Obama: perché non è detto che Clint-occhi-di-ghiaccio non l’abbia fatto apposta. E prima ascoltate la bellissima canzone dei titoli di coda: «Your story / is nothing more / than what you see». Le differenze sono lì, davanti ai nostri occhi. E vediamo di non sbagliare più.
Archivio per Marzo 2009
Nothing more than what you see
17 Marzo 2009La censura ai tempi di Facebook
17 Marzo 2009Il pacchetto Sicurezza, già approvato in Senato, nella sua sezione 50 bis, prevede che «un pubblico ministero al quale sia fornita “una seria evidenza circostanziale” che sia stata commessa un’attività online che incita al crimine, può chiedere al Ministero degli interni di ordinare al provider di chiudere la risorsa in rete “incriminata”. Un eventuale rifiuto del provider di ubbidire all ordine del Ministero può essere sanzionato con una multa fino a 250.000 euro». Come cultori della materia, non possiamo non rilevare che un simile testo legislativo possa comportare la chiusura di intere piattaforme e di interi siti che ospitino contenuti ritenuti criminogeni (e nel web 2.0 può capitare ogni momento). Una misura eccessiva, lesiva della libertà di espressione, totalmente irrispettosa dell’attività di chi in rete opera a fini imprenditoriali, difficilmente applicabile e assolutamente imprecisa nel colpire chi intenda usare la rete per scopi illeciti o per incitare al crimine e alla violenza. E’ necessario intervenire contro chi usa la rete per scopi criminali? Certamente. Lo si faccia però con misure calibrate e efficaci e senza rendere impossibile la vita sulla rete e nei social network. A meno che qualcuno non voglia chiuderli, e allora forse sarebbe il caso di dirlo subito, senza tanti giri di parole. E di procure.
Mattia Carzaniga e Giuseppe Civati
«Noi diamo soldi veri»
15 Marzo 2009Lo dice Silvio, con la sua “banda degli onesti”. Eh già.
Digito ergo sum
15 Marzo 2009
Lo accennava anche Pippo ieri. Da massimi esperti di Facebook quali stiamo diventando (per colpa sua), non possiamo non dire la nostra a proposito del nuovo layout. Anche perché già si registrano scene di panico collettivo. In poche ore sono stati istituiti gruppi genere «Il nuovo Facebook non ci piace» (che conta già oltre 142.000 iscritti). Dimostrazione che anche nel regno del nuovo, dell’immediato, del tutto-in-movimento, si è sempre un po’ conservatori. L’impressione è che il “nuovo FB” voglia depistare ancora di più, assecondare il caso, mischiare le carte della News Feed (la home page), spingere alla detection (nei profili non c’è più quel che hai fatto oggi o ieri, ma un ben più vago “Attività recenti”). E poi cambia la domanda dello status: non più «What are you doing right now?» ma «What’s on your mind?». Cogito ergo sum. O forse digito ergo sum. Anche su FB, adesso.
Il Pd fa testamento
15 Marzo 2009Ieri alla solita assemblea degli iscritti Pd (il sabato pomeriggio, eh sì) si discuteva di testamento biologico. Ospiti: la deputata ultra-laicista e la senatrice teo-dem. Sarà la natura anche molto “privata” del tema, ma la platea si è subito scaldata, si sono inseguite storie personali, «io che ero in coma», «io che non ho abortito». Il dibattito politico come un grande reality show; e il “pubblico” che ovviamente decreta (non a torto, per la verità) che in nomination debba finirci la teo-dem. L’impressione, anche in una piccola assemblea locale, è sempre quella che si avverte da mesi: che il Pd sia diventato una grande associazione culturale dove chiunque dice la sua, senza saper fare sintesi. Senza riuscire a dire – in questo caso – che il testamento biologico è stato impugnato da Silvio per attentare alla costituzione e per spaccare l’opposizione (e noi ci siamo cascati). La legge Calabrò passerà coi voti della maggioranza, e noi probabilmente non avremo trovato una posizione comune al nostro interno. E ogni volta l’effetto è che l’unico testamento biologico che si stia scrivendo è quello del Partito Democratico.
Il barista che visse nel futuro
9 Marzo 2009La migliore descrizione dello stato attuale delle cose l’ho sentita, qualche sera fa, da un barista di Monza. Sosteneva – dati del suo locale alla mano – che la classe media si sta impoverendo sempre di più, che la crisi si sente nelle tasche, che è preoccupato per il futuro della sua bambina, che il capitalismo ha prodotto mostri e il comunismo pure (i cinesi con la loro merce sottocosto che contribuisce al crollo dei mercati), che Obama «è un grande, ma è arrivato troppo tardi». Anche che Mourinho «sono proprio andati a cercarlo apposta così scemo» (e lo dico da interista, sic). E che nel 2015 ci sarà la terza guerra mondiale, o almeno è quello che sostiene John Titor. Complice un po’ di qualunquismo, uno dei pochi veri prodotti della politica (di destra e di sinistra) degli ultimi quindici anni, il risultato è che questo simpatico barista non vota più da anni. Forse perché non gli interessano i balletti sulle nomine Rai (chapeau a De Bortoli, comunque), o Berlusconi che – oggi, a Vimercate – difendeva il suo piano per l’edilizia raccontando piacione che così «chi ha una casa brutta la può buttare giù e farne una più bella». O forse perché, sotto sotto, pensa anche lui che «ci vuole un’altra rivoluzione», come mi diceva qualche giorno fa un noto attore e regista a proposito del suo film sul ‘68. Sarà che scrivo da una casa del popolo (ma con connessione wi-fi), ma a volte penso che si debba davvero ripartire da quello che si respira “per strada”, nel senso più ampio e più bello del termine.
È il posto dove…
9 Marzo 2009L’amore ai tempi di Facebook, lo spot:
La lettura ai tempi di Facebook
8 Marzo 2009Sarò anche l’autore “vero” (mah…), ma faccio un post-ombra: ha spiegato tutto Pippo. Ora aspettiamo solo voi…
Amici del Pd
6 Marzo 2009Sempre più persone mi dicono: il Pd il mio voto l’ha perso. E poi attaccano: il voto glielo posso anche ridare, ma prima mi devono presentare un leader decente. Si seguono le leggi dei reality, e in nomination o sul podio può finirci chiunque: c’è quello secondo cui Bersani-è-il-più-bravo-di-tutti (certo: io mi auguro che, in attesa del congresso, intervenga per una campagna seria contro le politiche del governo al tempo della crisi); quell’altro che ha visto la Finocchiaro in tv e «lei sì che sarebbe qualcosa di nuovo» (eh?!). Il problema sta nel fatto che è troppo facile giocare al toto-vincitore, un po’ come succede nelle sfide di Amici. Nel frattempo, sempre più persone perdono di vista il vero “progetto democratico”, da mettere poi al servizio di un qualsivoglia leader. Basterebbe insistere su pochi temi-chiave per riattivare l’attenzione: campagna forte per l’Election Day (relegato dalla stampa in un angolino: anche questo non aiuta), presa di posizione decisa su ammortizzatori e detessazioni (altro che “gruzzoletto” di Tremonti), messa in luce delle contraddizioni del governo in materia di lavoro e precariato, e poi il nucleare (riprendendone un altro, di referendum), e il testamento biologico. Mi auguro che il buon Franceschini non si limiti alle conferenze stampa (buona quella di ieri), ma esca deciso con un’operazione forte e chiara. Altrimenti – usando categorie pop – ha ragione la Celentano, la temibilissima prof. di danza del citato Amici: le logiche da classifica dei reality avranno selezionato certi concorrenti per le sfide, ma il più delle volte con la danza proprio non c’azzeccano.
Trame oscure – Watchmen
4 Marzo 2009Inauguro una nuova rubrica pensata qualche tempo fa insieme a La rivista che vorrei. Trame oscure, ovvero: film vecchi e nuovi senza gli attori originali, ma con i protagonisti dell’attualità politica corrente. Si comincia con Watchmen, cinecomic (dimenticabile) ispirato alla graphic novel di Alan Moore, in uscita venerdì.
In un sistema para-dittatoriale governato da un immarcescibile Richard Nixon al terzo mandato (Silvio Berlusconi), un gruppo di supereroi con superproblemi (il Partito Democratico) è costretto ai margini della società, i suoi membri ostracizzati dalla scena pubblica. Quando uno di loro, noto come il Comico (Walter Veltroni), viene trovato brutalmente assassinato, i suoi ex compagni di squadra cercano di capire perché ciò è avvenuto. Soprattutto, se è stata una congiura; e se è stato uno interno al team a farlo fuori. Tra loro c’è Gufo Notturno (Dario Franceschini), che si ritrova un po’ inaspettatamente a rispolverare i panni dell’eroe. E il Dottor Manhattan (Massimo D’Alema), essere dall’intelligenza sovrumana che spesso si autoesilia su Marte (the RED planet…) per fingere di non avere a che fare con le beghe del suo gruppo. E c’è la bella Spettro di Seta (Anna Finocchiaro), divisa tra l’amore per Gufo e quello per il Dr. Manhattan, e in realtà – si scoprirà – figlia del Comico. Ma colui che sta tramando nell’ombra è un personaggio sospetto esperto in strategia politico-economica: Ozymandias (Pierluigi Bersani). Ma siamo sicuri che l’avrà vinta? Intanto, il mondo cede alla deriva consumistica. Aspettando che arrivi l’apocalisse…
