È vero, i solisti non fanno un buon servizio alla politica. Ma Ernesto Galli della Loggia (che oggi commenta così) sbaglia, come spesso accade, a individuare il bersaglio. Veltroni ha basato molto del profilo del Pd sulla leadership personale, ma ha cercato il gioco di squadra prima che il vento delle correnti rendesse asfittico il clima (e infatti oggi l’apparato dem, sempre più ombra di se stesso, continua a collezionare pessime figure). Il solista di questi giorni – leggi: Villari – corrisponde invece al ritratto tipico del politico nostrano d’oggiogiorno, orgogliosamente in solitaria, narcisista, “poltronista” e pure un po’ ridicolo. Cercare (a fatica) di correre “da soli” e puntare all’”assolo” sono cose diverse. Forse a Mamma Rai qualcosa si sta sbloccando. Ma il fatto che i costi umani siano sempre così alti è una tristezza.
Archivio per novembre 2008
Solisti
18 novembre 2008Fannulloni a sinistra
16 novembre 2008Dopo i magistrati, i professori, i giornalisti e i registi, si scopre che anche i fannulloni sono tutti di sinistra. Il buon Brunetta-dei-ricchi-e-poveri (del resto, si parla di tagli) ha trovato il suo cavallo di battaglia, e tira dritto con la battuta che il pubblico ormai si aspetta da lui, un po’ come «la seconda che hai detto» di Quelo/Guzzanti, il «ma anche» di Veltroni/Crozza, l’«Eminems» della Littizzetto. Quanto al fatto che tutti siano di sinistra (nel mirino anche le cassiere dell’Esselunga, i violinisti valdostani e i Teletubbies), sarà Brunetta a dirci perché l’Italia è un Paese sempre più gretto, volgare, razzista. In due parole: di destra.
Volevo essere James Bond
14 novembre 2008Volevo essere James Bond. Volevo un mondo in cui i poliziotti violenti pagano, quando c’è da pagare. Volevo un leader di partito risoluto come M, il capo dei servizi segreti britannici che quando scopre la talpa tra i suoi uomini ci resta di merda, ma il governo non cade. Volevo un socio che mi dice «nel mondo non c’è più petrolio, i russi giocano da soli, gli americani e i cinesi si devono spartire le poche risorse rimaste», perché il nemico oggi è chi non pensa di governare le persone, ma la natura, l’acqua. Volevo un mondo dove non mancano mai le quote rosa, che in questo mondo si chiamano Bond girl. Volevo un mondo dove conta la vita, e se non è vissuta davvero meglio farla finita prima. Del resto, a volte ci vuole quantum of solace, un po’ di conforto… (Ogni riferimento a fatti o cose reali non è puramente casuale).
(Che poi, cinematograficamente parlando, questo è un Bond così così. Ma io sarò sempre di parte. E questa canzone è una delle più belle di tutta la saga)
Triplice minaccia
12 novembre 2008«Zelig era un ebreo che poteva trasformarsi in negro o in pellerossa: per il Ku Klux Klan costituiva una triplice minaccia» diceva Woody Allen. Per i poliziotti di Parma anche Emmanuel costituiva una triplice minaccia: era di origine ghanese, giovane e in un parco. Quanto basta per passare per un clandestino dedito allo spaccio. Quando leggi certe cose, capisci perché i commenti sull’uso dell’aggettivo “abbronzato” non siano mere paturnie linguistiche, nel nostro Paese allegramente razzista. Lo dico a quelli che in questi giorni (ce ne sono stati) mi hanno detto che noi “di sinistra” siamo gente noiosa, incapace di sorridere di fronte a una battuta. Mi ritengo una persona piuttosto simpatica, alcuni mi accusano addirittura di essere un battutaro un po’ cialtrone. Non userei però “abbronzato” per salutare un nuovo presidente, né tantomeno “scimmia”, come hanno fatto gli agenti di Parma. Aspetto che qualcuno mi dica che in fondo gli scimpanzé sono animali tanto simpatici…
Lo stile del capo
10 novembre 2008Credo che un ministro della Cultura, in un Paese come l’Italia, dovrebbe occuparsi d’altro piuttosto che redarguire programmi televisivi (leggete qui). Non ho visto la trasmissione incriminata, che magari era pure brutta. Ma il problema non sta qui. Il fatto è che lo stile del capo vince sempre. E in politica (almeno nella nostra) vince sempre più spesso il più forte. Anche se ha la faccia lunare di Bondi, a cui dedichiamo (come già in passato) una poesia scritta nel suo inconfondibile stile:
Falsa bonarietà
Malcelato terrore
Polemista catodico
Prono censore
Cronache da un paese bloccato
10 novembre 2008Solo per dire che un Paese bloccato (qui le ultime), dove trasporti e infrastrutture versano in un clima asfittico e i loro utenti sono fatti sistematicamente ostaggio per colpa di trattative rimandate in eterno non va (letteralmente) da nessuna parte. Forse tocca davvero agli stranieri salvarci, come in tempo di guerra. Sarebbe il caso di tornare agli investimenti esteri circa il caso Alitalia (anche perché la vicenda Cai è stata a tutt’oggi irrisolutiva, oltre che imbarazzante per noi democratici in primis). E forse si dovrebbe sperare lo stesso – si fa per dire – anche per quanto riguarda ferrovie e trasporto pubblico urbano. Lo dico così, dopo aver preso il metrò facendo i numeri come nella metropoli evacuata dall’emergenza Godzilla. Ma si sa, il mega-lucertolone e il Caimano fan parte della stessa famiglia…
Congo: falla girare
10 novembre 2008Pensando alla prima fila di Grant Park
8 novembre 2008Sono in una delle sedi del Pd vimercatese, aperta eccezionalmente (sic) per la campagna di tesseramento autunno/inverno 2008. Non penso che arriveranno in massa a reclamare la loro tessera (e dire che dopo la vittoria di Obama ci aspettavamo il picco; è una battuta). Penso che sia giusto e utile stare qui, comunque. Penso che servano però altre forme di intercettazione del consenso (che brutte parole). Non siamo i democrats americani, ma c’erano migliaia di giovani in piazza il 25 ottobre, tanto per dirne una. Non abbiamo un Obama da proporre loro come leader, ma sono convinto che al Pd alcuni di loro si avvicinerebbero volentieri. Ma non verranno mai alle 10 del sabato mattina a fare la tessera, ed è giusto così. L’ho già scritto: in prima fila a Grant Park il 4 novembre non c’erano i militanti precettati. C’era gente che si riconosceva in un progetto, in quel momento, e non perché gli era stata data la “linea” dal Partito, tanti di loro il Partito non sanno neanche cosa sia. Dobbiamo pensare alla prima fila di Grant Park. Ma prima ci vuole un progetto chiaro. E le persone disposte a portarlo avanti.
PS: A proposito dell’avvicinarsi ai giovani, stasera ci proviamo alla Festa del Tesseramento (e della Birra) al Basell di Oreno (Vimercate). Tra una media chiara e una salamella, anche l’occasione di fare due chiacchiere con Dario Marini, candidato alla segreteria nazionale dei giovani democratici. Noi ci saremo.
Inizia l’inverno del nostro contento
6 novembre 2008Nelle ultime ore in tanti mi hanno chiesto: allora sei contento per Obama? La risposta è – sai che colpo di scena – sì, sono molto contento. Perché non era affatto scontato avere oggi questo presidente, a queste condizioni. Un anno fa (non) era Hillary il presidente. Sappiamo com’è andata, e non è il caso di ripeterlo. Oggi dalla Casa Bianca (Indovina chi viene a cena, titola brillantemente la prima del manifesto) si sente parlare di Europa e di Darfur, di politiche per il lavoro e per la pace. Si avverte l’urgenza di ricompattare la classe media, impoverita e dimenticata. Si ascolta un linguaggio di fortissimi simboli ma laico, lontano dalle strumentalizzazioni ideologiche ma vicino alle emozioni. E sono contento perché, per una volta, sulla nostra stampa non si legge (solo) dei vittimismi di Dell’Utri, della libertà d’opinione (ma anche no) della Binetti, della mignottocrazia secondo Guzzanti (Paolo). Oggi si legge il bell’editoriale di Ezio Mauro, come al solito il più bravo di tutti. E poi le note pop di Gramellini sulla Stampa, e anche l’affettuoso commento di Jovanotti su l’Unità, un po’ facile, scritto sull’onda dell’entusiasmo, ma è l’entusiasmo che ci ha presi in tanti nelle ultime ore. C’è l’idea che finalmente si ricomincia a vedere un pezzo di futuro. E questo l’abbiamo pensato tutti.
Time for a Change(ling)
5 novembre 2008
La giornata del change non poteva che chiudersi con Changeling, ennesimo grande film firmato Clint Eastwood, ennesima ricognizione sul cattivo stato dell’America di ieri. Nel senso che il film (esce il 14 novembre) è ambientato negli anni ’20 del secolo scorso. Ma anche nel senso di pre-Obama, cioè pre-oggi, molto semplificando. La storia (vera) è quella di una madre sola (un’Angelina Jolie grandissima, e stavolta non dite che sono di parte) a cui improvvisamente sparisce il figlio. Quando lo polizia lo ritrova, la donna scopre che il bambino non è il suo. Ma il dipartimento di Los Angeles non può sporcarsi la già compromessa immagine, e dunque a passare dalla parte del torto è lei, tra manicomi e tribunali. L’America ritratta (da maestro) come un paese impaurito, governato dalla legge del bastone. «Alla polizia non piace il dissenso, né tantomeno essere messa in imbarazzo» si sente dire. Non piace alla polizia, ma neanche al governo (e a me ricorda qualcosa che in questo momento ci riguarda molto da vicino). Un paese dove a rimetterci è sempre il più debole, che sia un povero psicotico (c’entra con le amare sorti del bambino, quello vero) o, triste dirlo, una donna sola con figlio al seguito. E alla fine ci si ritrova a farsi la guerra tra deboli, pur di sopravvivere a un mondo spietato, all’inseguimento di una verità sempre manipolabile, sempre artificiale. Il finale però è in apertura. Da ieri a oggi. Dalla paura alla speranza. Anche questo mi ricorda qualcosa…
