I ragazzi che hanno sfilato ieri in tante città d’Italia ci dicono che dobbiamo pensare alle nuove generazioni come a una risorsa preziosa. E dimostrano che ci può essere uno spazio di protesta e riflessione dove non si cavalca la polemica strillata, ma si tenta di ragionare sul proprio incerto futuro, di capire dove può portare una politica di governo miope e disonesta, e come eventualmente proporre di correggerla. Qualche slogan un po’ facile, ma il clima è pacifico, non rassegnato, per quanto arrabbiato. Guardavo la foto di un ragazzo con in mano un cartello commovente: “Il decreto Gelmini mi ferisce”. Il futuro come una ferita, un percorso doloroso, un approdo precario.
Al cinema va molto di moda raccontare il famigerato dark side dei giovani made in Italy. La peggio gioventù. Qualche mese fa andavano alla grande gli eroi televisivi, consumistici e un po’ volgari (e non lo dico da bacchettone) dei Moccia-movie, oggi tirano (letteralmente: gira un sacco di coca) le bad girls di Un gioco da ragazze e AlbaKiara. I giovani sono sesso-droga-omicidi, sulla scia della cronaca più becera. Anche il più “intellettuale” Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari (dal bel romanzo di Carofiglio) segue il trend: bravi Elio Germano e lo sconosciuto Michele Riondino, ma il taglio sociologico ha il fiato corto. Il problema è che sembra tutto costruito a tavolino per tirare su qualche soldo (capirai quanti). Ma i ragazzi là fuori sono un’altra cosa. Per fortuna. Ed è il futuro la loro terra straniera.
Ripenso alle parole di Michele Serra, ieri sera a Monza per parlare del suo svelto e ficcante “satyricon” intitolato Breviario comico (per i democratici, una lettura obbligatoria): «Quando all’inizio degli anni Novanta sentivo uscire certe parole dalle bocche dei leghisti pensavo che si sarebbero bruciati da soli. E invece negli anni ho capito che era proprio con quelle parole che vincevano». Quindici anni dopo, il leghismo (diventato nel frattempo “berluscoghismo”) funziona ancora. Anzi, produce un effetto decisamente meno blando di una volta. Prendete la scuola: un Ministro che non sa di cosa sta parlando, e un premier che lavora “di pancia” e sembra corteggiare lo scontro a tutti i costi. Alla gente basta sentire che si tirano le orecchie agli “studenti somari” e ai “professori fannulloni”, senza preoccuparsi dei provvedimenti presi: e così il voto di condotta vale quanto la polizia nelle scuole. Una febbre da ricerca del consenso a tutti i costi, come dice il buon Walter nell’
È la battuta-cult di Ultimatum alla Terra, storia di un alieno dalle sembianze umane (e di nome Klaatu) che giunge via disco volante sul pianeta Terra per dire agli uomini che se non la smettono di governare dando ascolto alla violenza e alla paura la loro fine sarà imminente. Un film con tutta l’ingenuità della fantascienza anni ‘50 (è del ‘51) che per certi versi sembra girato ieri. «Non mi piace quando le persone sostituiscono la paura alla ragione» confessa Klaatu. E poi – cinquant’anni prima di Kyoto (su cui per altro 