Appena visto 12 di Nikita Michalkov, passato a Venezia 2007, da noi uscirà a fine mese. È un (quasi) remake del classicone La parola ai giurati di Sidney Lumet, ma cambiano tempo e luogo: qui i 12 giurati protagonisti non devono più dibattere sulla colpevolezza o innocenza di un giovane di colore accusato di omicidio nell’America anni ‘50 (senza diritti civili), ma di un ragazzo ceceno che avrebbe ucciso un ex ufficiale sovietico nella Russia di oggi (senza diritti civili). Michalkov è un regista di lungo corso e idee piuttosto reazionarie, anticomunista, dicono pure filozarista. Sulla questione cecena però è fermo, attraverso il film ci dice che la Russia l’ha strumentalizzata fino a toccare la barbarie, umana prima ancora che politica.
E (simbolicamente) mostra cose che ci riguardano da vicino: i russi che non credono nella legge perché è «una cosa inanimata», mentre loro sono un popolo che basa tutto sui «rapporti personali»; la paura come motore che regola la società di oggi; l’immigrato come selvaggio dal quale guardarsi, sempre e comunque; la democrazia come luogo delle parole che non si traducono mai in fatti.
Il film è difficile, per certi versi ambiguo, lunghissimo (2 ore e 35), ma ben governato, tra sorrisi e suspense, e decisamente interessante per come utilizza modelli passati per guardare all’oggi, come se tutto fosse ancora cristallizzato nella Storia. E dà una bella dimostrazione di quanto sia difficile anche solo dare una definizione della Verità, in un’epoca in cui la Verità stessa può essere in ogni momento contraffatta, alterata.
PS: Visto anche il documentario che Kusturica ha dedicato a Maradona, occasione gettata alle ortiche di raccontare un vero genio (non solo del pallone). Kusturica si compiace delle sue musiche (basta!), del fatto che il “Pibe de Oro” avrebbe inconsciamente ispirato tutti i suoi film (?!), guarda dal buco della serratura l’amico Diego e racconta poco (e male) del calciatore e dell’icona mediatica, e muove j’accuse politici fin troppo ingenui (contro tutti, da Reagan e Blair). Rivedere i gol del mitico numero 10 fa comunque paura. Specie dopo la débâcle azzurra di ieri.
Nelle ore in cui c’era una donna che, nonostante tutto, si ostinava a credere di poter ancora essere il prossimo candidato democratico alla Presidenza degli Usa (