Archivio per Giugno 2008

La legge dei 12

10 Giugno 2008

Appena visto 12 di Nikita Michalkov, passato a Venezia 2007, da noi uscirà a fine mese. È un (quasi) remake del classicone La parola ai giurati di Sidney Lumet, ma cambiano tempo e luogo: qui i 12 giurati protagonisti non devono più dibattere sulla colpevolezza o innocenza di un giovane di colore accusato di omicidio nell’America anni ‘50 (senza diritti civili), ma di un ragazzo ceceno che avrebbe ucciso un ex ufficiale sovietico nella Russia di oggi (senza diritti civili). Michalkov è un regista di lungo corso e idee piuttosto reazionarie, anticomunista, dicono pure filozarista. Sulla questione cecena però è fermo, attraverso il film ci dice che la Russia l’ha strumentalizzata fino a toccare la barbarie, umana prima ancora che politica.

E (simbolicamente) mostra cose che ci riguardano da vicino: i russi che non credono nella legge perché è «una cosa inanimata», mentre loro sono un popolo che basa tutto sui «rapporti personali»; la paura come motore che regola la società di oggi; l’immigrato come selvaggio dal quale guardarsi, sempre e comunque; la democrazia come luogo delle parole che non si traducono mai in fatti.

Il film è difficile, per certi versi ambiguo, lunghissimo (2 ore e 35), ma ben governato, tra sorrisi e suspense, e decisamente interessante per come utilizza modelli passati per guardare all’oggi, come se tutto fosse ancora cristallizzato nella Storia. E dà una bella dimostrazione di quanto sia difficile anche solo dare una definizione della Verità, in un’epoca in cui la Verità stessa può essere in ogni momento contraffatta, alterata.

PS: Visto anche il documentario che Kusturica ha dedicato a Maradona, occasione gettata alle ortiche di raccontare un vero genio (non solo del pallone). Kusturica si compiace delle sue musiche (basta!), del fatto che il “Pibe de Oro” avrebbe inconsciamente ispirato tutti i suoi film (?!), guarda dal buco della serratura l’amico Diego e racconta poco (e male) del calciatore e dell’icona mediatica, e muove j’accuse politici fin troppo ingenui (contro tutti, da Reagan e Blair). Rivedere i gol del mitico numero 10 fa comunque paura. Specie dopo la débâcle azzurra di ieri.

Un particolare, solo per farmi guardare

10 Giugno 2008

Dopo I’M PD, sono (stavolta inconsapevolmente) anche qui. Non me ne devo vergognare…

Ricor-Dino

7 Giugno 2008

Mi piace parlare di profezie. Dino Risi ne ha fatte tante (uscite di casa e ditemi se è tanto difficile trovare i suoi Mostri…). La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho letto della sua scomparsa è che mi piacerebbe rivedere Straziami ma di baci saziami, piccolo (profetico?) film a cui sono molto affezionato e che purtroppo hanno visto in pochi. Quei due geni della commedia all’italiana di Age e Scarpelli l’hanno scritto ripercorrendo filologicamente tutti i luoghi comuni della cultura popolare, ispirandosi alle canzonette leggere come quella che dà il titolo al film. È esilarante e struggente, e ha molto da dire anche sull’Italia di oggi. Eccone una (profetica?) scena, tentativo di lotta di classe tra un proletario marchigiano (Nino Manfredi, sempre grandissimo) in trasferta nella Capitale e alla ricerca dell’amata e perduta Marisa e un ingegnere burino (Gigi Ballista, caratterista eccezionale).

5 giugno 1968-5 giugno 2008

5 Giugno 2008

Un topo ci salverà

4 Giugno 2008

Nelle ore in cui c’era una donna che, nonostante tutto, si ostinava a credere di poter ancora essere il prossimo candidato democratico alla Presidenza degli Usa (ora, buona notizia, le cose sembrano messe diversamente), ho finito il famoso Firmino. Ovvero la storia di un topo che, nonostante tutto, si ostina a credere di essere un uomo.

Lo ha scritto un tale di nome Sam Savage, esordiente assoluto di 68 anni (!), ex professore di filosofia ed ex aggiusta-biciclette (!!). È un piccolo grande libro che dice molto della nostra eterna condanna alla solitudine, dell’aspirazione a voler sempre essere qualcun altro, qualcos’altro, spesso quello che non siamo. E anche un libro sull’importanza decisiva della letteratura (e ancor più della lettura), dei ricordi, dei sogni, con quel finale con una finta Ginger Rogers che vola (alla Chagall) sui tetti di una Boston in mano alle ruspe dei palazzinari che è un vero colpo al cuore. Se al cinema ci sono topi-chef, in libreria c’è Firmino, ratto facile alla depressione che divora (letteralmente) i libri. E insegna che, nonostante tutto, bisogna ostinarsi a credere che «la nostra vita non andrà sprecata». Soprattutto nelle ore in cui si è impegnati a leggere (pardon, divorare) libri come questo.

Diario brianzolo

3 Giugno 2008

Oltre a Il Divo, Gomorra, Il resto della notte e Sanguepazzo (a cui non ho dedicato post per non infierire su Giordana e le rotondità di Monicona), un altro italiano è passato a Cannes, e non è tornato a casa a mani vuote. Si chiama Diari, ha vinto il Grand Écran Junior (sezione dedicata ai lungometraggi a tema giovanile), lo ha diretto Attilio Azzola (scuola del cinema indie milanese), e nasce da un’esperienza che tocca da vicino Vimercate e dintorni. Ovvero il Progetto Monza e Brianza, nato nelle scuole del territorio, con i ragazzi coinvolti nell’ideazione di un “progetto per un film sull’adolescenza”, a partire dalle loro storie quotidiane, che sono ovviamente i “diari” del titolo.

Il risultato – che ha visto in fase di realizzazione il coinvolgimento dei Comuni di Vimercate, Monza e Brugherio – sconta qualche ingenuità di scrittura, specie nel ritratto dei personaggi principali, ma ci dice che un altro modo di fare cinema è possibile. Un cinema che parte “dal basso”, che guarda ai più giovani, e che tenta di dire quello che ai giovani (forse) interessa davvero, che non è detto che siano sempre cine-fumetti e commedie demenziali (ultimamente anche solo dementi: il tempo dei primi American Pie e Scary Movie è lontano…). E poi per un cinefilo brianzolo vedere tra le “location” l’Omnicomprensivo di Vimercate, la Locomotiva, il Magnolia e la “rive gauche” del Lungolambro fa decisamente un certo effetto…