C’è una scena quanto mai emblematica in E venne il giorno (pessimo titolo italiano di The Happening): il protagonista Mark Wahlberg cerca di ristabilire un contatto con la Natura diventata di colpo matrigna e scopre che quella con cui sta parlando (letteralmente) è una pianta di plastica. Il messaggio (meglio, l’s.o.s.) è forte è chiaro: abbiamo creato un ambiente artificiale e stiamo uccidendo il pianeta vero. E con esso noi stessi. Poi M. Night Shyamalan (il regista de Il sesto senso, Signs e soprattutto dello psycho-capolavoro The Village) fa a modo suo: e si inventa la grande metafora di una minaccia (probabilmente ambientale, appunto) che si solleva contro l’uomo, portandolo a perdere l’istinto di autoconservazione e a incappare in una agghiacciante catena di suicidi collettivi; una minaccia che l’uomo non riesce a leggere, imputando la fine del mondo al solito attacco terroristico. La tesi è evidente (troppo?): come direbbe il Leopardi delle Operette morali, noi siamo quelli che sono fuggiti dalla Natura, e adesso il conto è arrivato. Il film, che poteva essere la summa dello Shyamalan-pensiero, qua e là fa acqua; ma il tema non è per niente scontato, e orchestrato – come sempre nelle visioni del regista – nella maniera in cui sarebbe piaciuta a Hitchcock, con l’aggiunta di un po’ di sci-fi anni ‘50. Se domani vi fermerete improvvisamente in mezzo alla strada e inizierete a camminare all’indietro, sappiate che è venuto il vostro giorno. E anche il nostro.