Ho finito in piena notte il bel libro dell’amico Vincenzo (di cognome fa Latronico), Ginnastica e rivoluzione, da qualche settimana in libreria edito da Bompiani. L’eredità del ’68 letta attraverso le confusioni no-global/mélo di un gruppo di ragazzi che si trascinano svogliatamente nell’estate parigina di sette anni fa, alla vigilia del più insanguinato dei G8. Lampi dei Dreamers di Bertolucci (che film) per tratteggiare una generazione incantata su se stessa, con un passato solo virtuale alle spalle e senza futuro davanti agli occhi, nell’attesa di «qualcosa di rigenerante, di imprevisto e di totale» che forse non arriverà mai. Oltre che precari, noi ragazzi degli anni Ottanta siamo diventati dei sognatori senza sogni. Sarà l’immedesimazione, ma il romanzo si legge d’un fiato. Anche perché, parafrasando Alberto Fortis, Parigi e Vincenzo sono davvero una bella accoppiata.