Ieri, a cena, davanti a un bicchiere di rosso (e anche qualcuno di più), abbiamo ricostituito per un attimo la cortina di ferro. Dove stavo io, e cioè a Berlino Ovest, dicevamo che 400 euri per un paio di scarpe possono non essere una follia, che in una settimana si possono prendere o perdere svariati chili, che l’omologazione del tipo H&M e Zara ha definitivamente sconfitto i ronci stile kollettivo del liceo, che Il Divo è un gran bel film (questo lo dicevo solo io, e non sono un fan di Sorrentino) perché Andreotti è un genio del male, che avere delle abitudini (anzi: essere degli habitué) è bellissimo, che l’altra sera mi hanno chiesto «Militi nel Pd?» e mi veniva da rispondere «No, ho smesso». Insomma che non sono tramontate le ideologie: è solo che io sto diventando un conservatore. La prossima volta mi troverete con gli appunti sulla mano.
Noi che non avremmo fatto il ‘68
9 febbraio 2010 di mattiacarzaniga«Nulla di eroico, solo senso del dovere»
8 febbraio 2010 di mattiacarzaniga[in realtà la battuta è di Uolter.]
Mai una povera illusione, un pensiero banale, qualcosa che rimane
5 febbraio 2010 di mattiacarzanigaIeri, mentre l’Italia si preparava alla notte di Morgan (di cui restano brani epocali: io voto il blocco con Don Mazzi in odore di santità e Bonaga che si domanda perché a Vienna all’inizio del secolo scorso ci fossero così tante persone intelligenti), insomma io in quel momento parcheggiavo, aprivo la portiera della macchina, vedevo arrivare un suv, prendevo le misure con attenzione perché due settimane fa ho spaccato con la portiera lo specchietto di un taxi, e nel suv c’era Anna Oxa, e stava tipo cambiando un cd, e guardava fuori, e cercava un cenno credo, un sorriso forse. Non sono abbastanza neoromantico per credere che quella scena, al di là dei soggetti coinvolti, fosse da mettere sotto il genere letterario noto come “solitudine dell’artista”. Sono solo emozioni da poco, quella roba che ti fa volere copertine, attenzione, festivaldisanremo, televoto, non ditemi che non è così da sempre, che serve il partito d’opposizione a spacciare per umanità le solite bacchettate contro lo stato drogato. Qualcuno mi ha detto, più o meno: dopo le due palle che ci hai fatto con Morgan ai tempi di XFactor, ora non dici niente? E che c’è da dire. Una parola, detta piano, basta già.
[E non dite che, in fondo, anche gli Stati Uniti sono un paese moralista. Almeno lì fanno dei kolossal alla Tiger Woods, noi dobbiamo accontentarci della Meloni che strabuzza gli occhi alle parole “Kurt Cobain”.]
Ex.it
3 febbraio 2010 di mattiacarzanigaC’è una scena molto divertente nel molto divertente It’s complicated (se ne riparla a marzo quando esce) in cui Alec Baldwin, che per vari motivi si è trovato a ri-trombare con l’ex moglie Meryl Streep, mette la mano laggiù, where angels fear to tread, e dice: «Home sweet home». C’è questo senso di “ritorno a casa”, anche in senso variamente sentimentale, che pervade il nostro tempo, sarà per le solite ragioni di precarietà diffusa. Fatto sta che quando ho letto il “no” definitivo di Prodi alla proposta di correre come sindaco nella sua Bologna, ho pensato che è lui l’unico vero uomo in controtendenza di cui disponiamo in questo paese. Un posto di politici-bamboccioni che non lasciano il tinello di casa, trovano sempre nuove ragioni per restare (foss’anche solo un endorsement della Ferilli), fanno sapere che non faranno le valigie neanche se costretti da mamma e papà. A chi dice che non urge un piano casa—anche quando quella casa si chiama Kodak Theatre.
«That’s our hero shot»
1 febbraio 2010 di mattiacarzanigaÈ che ai cambiamenti arrivo sempre impreparato
1 febbraio 2010 di mattiacarzaniga
Gli anarchici li han sempre bastonati
1 febbraio 2010 di mattiacarzanigaIeri parlavo con un accademico/storico/luminare, davanti a una ribollita, del fatto che la storia non debba più essere letta all’indietro, come ci ha abituati lo storicismo giudaico-cristiano, ma attraverso una scomposizione del presente, secondo nuove categorie antropologico-culturali (cioè: lui parlava, io più che altro mangiavo la ribollita.)
L’altra sera ero a casa con l’influenza e la tv mi ha regalato uno dei momenti più alti degli ultimi tempi: Fabrizio Corona, con primi piani che neanche Sergio Leone, in una meravigliosa one-to-one a Matrix. Nemmeno il povero Alessio Vinci gli stava dietro, mentre quello spiegava la repubblica del gossip e i suoi capri espiatori. Alla fine, tu pensa, ero d’accordo con Sgarbi: «Macché Alfano, dovrebbe scriverla Corona la riforma della giustizia!». Mica lo sapevo che stava avvenendo quello di cui avrei parlato davanti alla ribollita: la scomposizione del presente. Altrimenti detto: la storia.
(Per qualunque fregola moralistica, non costringetemi a tirare fuori il solito Guccini.)
L’Italia spiegata da Irene Pivetti (in diretta)
29 gennaio 2010 di mattiacarzanigaTra le tante cose incredibili che ti capita di incrociare quando sei a casa con l’influenza – da Uomini e donne coi vecchi (che un conto è sapere che esiste, un altro è vederlo) a Iva Zanicchi e Rossy De Palma nella stessa scena della stessa fiction – la più incredibile di tutte è Irene Pivetti che racconta a Lamberto Sposini della sua separazione dal marito. Meglio, del fatto che il marito, più noto come “Brambilla”, abbia deciso di separarsi da lei. L’ha fatto, la Pivetti, nel massimo programma d’opinione del pomeriggio di RaiUno (e cioè La vita in diretta) perché «da sempre sono abituata ad essere pubblica.» Il tono era a metà tra una qualunque intervista di Jennifer Aniston degli ultimi cinque anni e la dichiarazione ufficiale di una “moglie di politico americano”, da Hillary Clinton in giù. E ho pensato che, a parte il caso in questione (e comunque si sta parlando di un’ex Presidente, di un’ex virago da piccolo schermo, di un’attuale pia donna con la cofana imbiancata), il problema è sempre lo stesso: scimmiottare qualcos’altro, qualcun altro, senza essere capaci di farlo. L’incapacità mascherata da “extrema ratio”: un blocco auto per combattere lo smog di cui non ci si è mai occupati; un finto inizio di anno giudiziario, brevi o lunghi che saranno i processi; un racconto del costume nazionale affidato a Barbara Palombelli (un’altra delle cose che assumi insieme al paracetamolo), che dice, in un qualunque pomeriggio, su un qualunque canale: «Ho conosciuto mio marito durante un digiuno radicale.» La vita di questo Paese, in diretta.
Leggere attentamente il foglietto illustrativo
28 gennaio 2010 di mattiacarzanigaM
26 gennaio 2010 di mattiacarzanigaIl nuovo capo dei servizi segreti.




